Corriere della sera 25 giugno 2001
PORTAVOCE
DEL GENOA SOCIAL FORUM DallAids al G8: Agnoletto, lomino con la borsa diventò
leader
Lirruzione in tv,
quando strappò il microfono alla conduttrice, e le polemiche con Aiuti
- DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
GENOVA - Lui è lomino con la borsa. La teneva stretta nella mano destra anche
ieri, quando si è fermato nei corridoi della questura di Genova per spiegare i suoi
«no». Luomo che ha «bocciato» il capo della polizia italiana è un medico
milanese, piccolo, nervoso e dallaria mite. Il portavoce del Genoa Social Forum.
Sembrava arrabbiato, ieri, nei corridoi della questura di Genova. Ma Vittorio Agnoletto, lomino
con la borsa, pare sempre arrabbiato. Milanese di Città Studi, classe 1958. Minuto,
svelto di gamba, adrenalinico. Parla come un mitragliatore e nessuno si ricorda di un suo
congiuntivo sbagliato. Medico, come suo papà. Ha scelto da che parte stare, e da subito.
Al liceo Berchet cè qualche vecchio insegnante che se lo ricorda ancora. Ci visse
dallottobre 1971 al giugno 76, anni caldi. «Sono stati fondamentali - ha
detto in un incontro di ex allievi - per la formazione della mia personalità... Se si
esclude linsegnante di matematica, il più moderato dei miei professori era del
partito comunista, che dal nostro punto di vista era decisamente moderato».
Gad Lerner una volta disse di considerare Agnoletto come «una delle migliori eredità del
68 italiano». Lui però non ci sta ad essere considerato un «reduce», e neppure a
finire mescolato nel calderone del cosiddetto «popolo di Seattle»: «Ognuno di noi
arriva alla lotta antiglobalizzazione con la propria storia, fatta di esperienze
decennali. Abbiamo competenze diverse, ma sappiamo che per vincere bisogna costruire
alleanze». Ha accettato di rappresentare tutte le 320 anime del Genoa Social Forum, ma ci
tiene alla sua specificità: «Sono un medico di 43 anni, da venti mi occupo di certi
argomenti, studio, approfondisco. E non vorrei passare per uno che si diverte solo a
mettere il piede al di là della zona rossa». Il percorso che lha portato a
diventare portavoce del Genoa Social Forum comincia nel 1986 sulla panchina di un Sert di
Villafranca. Agnoletto si è laureato lanno prima, specializzato in medicina del
lavoro. Da tempo ha fatto domanda per svolgere servizio civile a Milano, nella sua città.
Allimprovviso lo spediscono in Veneto, per venti mesi. «In un Sert
"punitivo" - racconta Agnoletto -, guidato da gente vicina allMsi. Il mio
compito era questo: stare seduto su una panchina ad aspettare che mi chiamassero per
portare in un altro laboratorio gli esami delle urine dei tossicodipendenti». Succede
però che anche a Villafranca cominci ad arrivare gente che sta morendo di un male nuovo e
tremendo. «Lo psichiatra del Sert mi chiese di aiutarlo, anche lui non ci capiva
niente». Vittorio Agnoletto inizia a fronteggiare lAids, a studiarlo, a
combatterlo. È una scelta di vita, la sua. Torna dal Veneto ed è tra i fondatori della
Lega italiana per la lotta allAids (Lila), della quale diventa prima segretario e
poi (1992) presidente, carica che mantiene fino a questanno, quando si dimette per
candidarsi alle elezioni nelle liste di Rifondazione comunista (non è stato eletto).
Qualcuno se lo ricorda sudato e stravolto, sul palco della trasmissione «Live Aids»,
prima serata Raiuno del 25 giugno 1996. Lui che quasi salta in testa ai gorilla della
sicurezza, strappa di mano il microfono a Carmen Lasorella, urla «LAids è una
malattia e non il vostro business». E poi attacca la politica delle istituzioni sanitarie
e scientifiche, delle case farmaceutiche e in particolare lAnlaids e il suo
presidente Ferdinando Aiuti, suo rivale storico, accusato di essere troppo compiacente con
le multinazionali farmaceutiche. Con Aiuti ne nasce una vicenda giudiziaria finita qualche
mese fa con la remissione reciproca di denunce e querele. Ma i due continuano a detestarsi
cordialmente.
È proprio la lotta allAids che lo porta fino al G8. «È stata una presa di
coscienza, la mia. Mi sono accorto che i problemi dei malati di Aids sono legati alla
globalizzazione. La Lila contesta il Wto perché consente alle multinazionali di stabilire
il prezzo delle medicine anti-Aids. Così capita che singole battaglie, come questa,
finiscano per passare proprio attraverso la messa in discussione del rapporto tra Nord e
Sud del mondo». In questi anni Agnoletto ha girato il mondo con la sua borsa sempre piena
di documenti, ha scritto libri di denuncia, è andato in televisione, ma non viene
considerato telegenico: è uno che quando parla non guarda verso la telecamera, ma dritto
negli occhi dellinterlocutore. Ultraconvinto delle sue ragioni. Litiga, discute,
come ha fatto ieri con il prefetto De Gennaro. Poi lomino se ne torna a Milano in
treno, stringendo la sua borsa.
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Marco
Imarisio |
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