Il Nuovo - 3 giugno 2001

Bombe alla crema contro il G-8


I rappresentanti del network romano antiglobalizzazione si sono dati appuntamento davanti al Viminale per fare vedere le "armi" che intendo usare contro il vertice di Genova. E chiedono spazi per poter manifestare.

di Barbara Acquaviti

ROMA-Hanno bombe sì, ma alla crema. E anche il gas “però è ner-vino” dicono giocando con la pronuncia romana. Non mancano nemmeno le pistole e i fucili che sparano, rigorosamente acqua. I rappresentanti romani del movimento anti globalizzazione hanno voluto sfoggiare le loro “armi” davanti al Viminale. Poco meno di duecento persone si sono date appuntamento alle 15 davanti al ministero dell’Interno per protestare contro "il rincaro provocatorio di allarmismo e l'insistente militarizzazione di Genova", che si sta preparando per il G8 di fine luglio.

Non hanno alcuna intenzione di rinunciare ad andare nel capoluogo ligure per dire il loro no alla globalizzazione e protestare contro quello che considerano “il governo abusivo del mondo” degli otto grandi. Per questo oggi hanno puntato il dito contro il governo di centrosinistra colpevole “di non voler attrezzare la città per accogliere i cento, duecento, trecentomila che manifesteranno” e che “ha creato in tutto il centro di Genova una zona rossa in cui possono entrare solo le persone autorizzate”. Per rappresentare quella area off limits il network romano per i diritti globali ha creato una zona recintata da una rete nella quale sono entate solo le controfigure degli otto rappresentanti dei governi che si incontreranno a Genova. Per loro i manifestanti hanno lanciato bombe alla crema, pallattole di carta e sbeffeggi.

La data del due giugno non è stata scelta a caso. Perché contemporaneamente si è manifestato davanti a tutte le ambasciate e i consolati italiani d’Europa, ma soprattutto perché è il giorno della Repubblica. “Oggi il Paese celebra il giorno in cui gli italiani hanno scelto la democrazia – dice Manuela, una delle portavoci della Rage, la rete antiglobalizzazione economica – a noi viene proibito di far circolare liberamente le nostre idee”. Il due giugno è però anche il giorno della parata militare. “Oggi ai Fori Imperiali – spiega al megafono una ragazza – c’erano 7mila militari. E’ solo un assaggio di quello che succederà a Genova dove ne saranno schierati ben 18mila”. La loro intenzione è quella di varcare quella zona rossa, di “invadere simbolicamente quel luogo in cui otto perrsone soltanto decidono i destini del mondo”.

Insieme ai duecento ragazzi del movimento c’erano anche il senatore di Rifondazione Comunista, Giovanni Russo Spena, e quello dei Verdi Paolo Cento, che ne ha approfittato anche per chiedere che in Italia siano rilanciate le tematiche ambientali, e che il paese si schieri compatto e senza incertezze a favore del trattato di Kyoto.

L’accesso al Viminale era bloccato da un cordone di poliziotti, ma la manifestazione si è svolta senza alcun problema anche se i giovanti anti globalizzazione si sono lamentati perché il furgone che conteneva le loro “armi” prima di arrivare in piazza è stato portato in questura per un controllo.

Pacifica, promettono, sarà anche la loro presenza a Genova e a chi gli ricorda le scene di guerriglia alle quali si è già assitito, rispondono che “queste cose accadono solo se si impedisce alla gente di manifestare il proprio pensiero. Forse è il pensiero libero che fa paura”.