Corriere della sera 30 giugno 2001
Quattro treni con 4 mila persone partiranno dalla Capitale. Anche qualche ragazzo dal cognome famoso fra gli aspiranti contestatori

I figli della borghesia romana si preparano: prima la maturità, poi tutti al G8

ROMA - Hanno già preparato il sacco a pelo e il collirio. Sono molto motivati e anche bene informati. «Se prendi il Maalox, lo sciogli nell’acqua e te lo passi sul viso - dicono - può essere un rimedio efficace contro l’ultimo tipo di lacrimogeni in dotazione alla polizia». Hanno 18, 19 anni, partiranno per Genova dopo la maturità. Sono gli studenti dei licei romani, licei storici, il Mamiani, il Tasso, il Visconti, ma anche licei periferici, qualcuno di loro porta un cognome famoso, ma davanti al G8 si sentono tutti uguali, molto complici. «Un altro mondo è possibile», è questo uno degli slogan che li unisce. In questi giorni sono chiusi in casa a studiare, gli orali sono vicini, c’è il diploma da conquistare. Ma non solo. Ci sono anche i genitori da convincere. «La decisione finale la devo ancora prendere», ammette Nicola Campiotti, figlio di Giacomo, il regista di "Come due coccodrilli", liceo Mamiani, ultimo anno, sezione A. «A Genova - dice - il pericolo esiste, non bisogna nascondercelo, la polizia sarà là ad aspettarci con i manganelli. Confesso, qualche patema ce l’ho, anche perché durante il capodanno del 2000, a Roma, c’erano in strada due milioni di persone, io stavo con due mie amiche in via del Corso e a un certo punto, nella calca, le ho viste crollare per terra, col rischio di finire calpestate...».
Tra ardori e timori, comunque, si parte. «Con un gruppo di amici siamo già d’accordo - conclude Nicola -. Se andiamo, ci aggreghiamo a quelli di Greenpeace. Se no, partiamo da soli, Lorenzo, Alessandro, Caterina ed io. La patente ce l’abbiamo tutti, perciò non c’è problema. Arriviamo qualche giorno prima e ci accampiamo. Il bello, infatti, è stare in mezzo alla gente. La piazza non solo come luogo della memoria, ma come luogo di futuro: l’ho scritto pure nel tema d’italiano. Dopo l’agorà greca e piazza Tienanmen, ecco Genova e i suoi 150 mila. A me piacerebbe anche fare delle riprese. No, non un film. Solo custodire qualche ricordo».
C’è grande fermento nella Capitale, 4 treni, 4 mila persone pronte a muoversi, il tam-tam tra le scuole funziona, si parlano centro e periferia, i collettivi studenteschi sembrano ben collegati, ieri e oggi appuntamento per tutti al centro sociale Forte Prenestino: «Ci interessa soprattutto l’aspetto della comunicazione - spiegano al "Forte" -. Arrivare a Genova videoattivi, cioè capaci di usare una telecamera digitale oppure di immettere informazioni in tempo reale nella rete. Lo sparo di Goteborg si è visto nel mondo perché c’era là uno di noi con una telecamera, pronto a riprendere la scena. Non è contro-informazione, è semplicemente informazione-nostra».
Malcolm Pagani («Un nome un programma», scherza) è figlio della scrittrice Barbara Alberti, quella di "Delirio" o "Buonanotte Angelo" e di Amedeo Pagani, che vinse l’anno scorso il David di Donatello per il film «Garage Olimpo». Anche lui - dice - ha pronte una valigia e una telecamera. «C’è un nostro amico che ha casa proprio nel centro di Genova, dove c’è la zona rossa. L’unico timore è che magari, se scendiamo a comprarci le sigarette, ci arrestano tutti. Ma se non ci arrestano, sarà bellissimo. Un sacco di grandi registi, da Citto Maselli a Salvatores, da Monicelli a Scimè, in giro per la città a filmare questo movimento che viene a torto indicato come un movimento di spaccavetrine. Il mondo, così, si accorgerà che non è vero».
Silvio Muccino, protagonista del film «Come te nessuno mai», fratello di Gabriele, il regista de «L’ultimo bacio», avrà l’orale il 3 luglio. Liceo Mamiani, sezione D. Perciò, per adesso, confessa di pensare di più all’esame che non al G8. «Però a Genova ci vado - dice - Non mi ferma nessuno. E cercherò di portarci anche la mia amica Adele», che è la figlia di Serena Dandini e ha pure lei la maturità da superare.
Ma, poi, sarà G8 per tutti. E non servirà un capitale per affrontare il viaggio. «Il treno dovrebbe essere gratis - pronosticano i ragazzi -. Al massimo, il prezzo del biglietto sarà politico: ventimila lire andata e ritorno. Quindi, una volta arrivati, si dormirà nelle scuole o nei campeggi. Per mangiare, infine, faremo la colletta tra di noi, come abbiamo sempre fatto». Non sarà un viaggio-premio né una vacanza dopo il diploma. Piuttosto, un bel banco di prova, un battesimo di fuoco nel mondo degli adulti. Senza armi: «Solo bombe alla crema». Però non si sa mai, dicono al Tasso: «Qui non si parte senza un minimo di pronto soccorso. Anzi, di più. Abbiamo già stabilito che ciascun gruppo si porterà dietro almeno un medico e un avvocato». Per i cerotti e i diritti.
Fabrizio Caccia