Manifesto 10 giugno 2001

I colori ribelli della strada
"Rebel colour", il video di Indymedia sulle mobilitazioni del movimento antiglobalizzazione a Praga
BENEDETTO VECCHI

Praga, 26 settembre 2000, giornata del 22 meeting di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale, nonché data della manifestazione internazionale indetta per bloccarne i lavori. Il controvertice era stato preparato con incontri internazionali a cui avevano partecipato italiani, francesi, inglesi, spagnoli, filippini, africani, ma anche tanti giovani provenienti dall'est europeo, polacchi, lituani e russi in particolare. Ovviamente spettava ai cechi il compito di organizzare le iniziative di discussione e l'ospitalità per chi veniva da fuori. Iniziative condensate in tre giorni di workshop, seminari, assemblee per parlare di globalizzazione e delle "politiche di aggiustamento strutturale" imposte dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario a molti paesi del Sud come del Nord del pianeta.
Il momento più problematico era il corteo teso a bloccare i lavori del meeting dei "potenti della terra". La decisione unanime era stata di dividere il corteo in tre spezzoni, basati su "affinità elettive", simboleggiati da tre colori: il rosa, il giallo e il blu. I colori che danno il titolo al video realizzato da Indymedia Rebel Colour con il contributo di oltre duecento "attivisti mediatici", cioè giornalisti indipendenti, programmatori di computer, ma sopratutto da uomini e donne che sanno usare una macchina da presa digitale e che sono mossi dalla convinzione che i movimenti contro la globalizzazione economica devono dotarsi di media propri, scegliendo Internet come medium privilegiato.

Il video realizzato descrive nei minimi particolari la preparazione del corteo, presenta interviste ad alcuni dei relatori ai workshop sulle conseguenze sociali e ambientali delle politiche della Banca mondiale e del Fmi. Dà, infine, voce alle tante componenti presenti in quel corteo. Così scorrono le parole di chi denuncia la sistematica distruzione ambientale, avviata e attuata in nome del progresso. Qualcuno, pazientemente, elenca i casi in cui progetti della Banca mondiale sono stati attuati con la complicità di governi che hanno violato sistematicamente i diritti umani, praticando la tortura e l'omicidio politico di massa. Altri, invece, considerano la "finanziarizzazione" dell'economia la maggiore responsabile dell'aumento delle diseguaglianze tra Nord e Sud del pianeta e tra ricchi e poveri. Tutti gli intervistati non credono alla possibilità di riformare né la Banca mondiale, né il Fmi, né il Wto. Più realisticamente sostengono un radicale cambiamento di rotta dello sviluppo economico.
Chi cerca la politica con la p maiuscola in questo movimento, la trova nelle parole pacate di chi descrive la politica di rapina della Banca mondiale e del Fondo monentario internazionale. La globalizzazione può sì essere termine generico, ma segnala comunque una differenza tra passato e presente. Candidamente un economista afferma che, dopo la conquista della visibilità a Seattle, questo movimento discute accanitamente sulle forme politiche adeguate a uno scenario profondamente mutato. E sono discussioni che non portano a maggioranze e minoranze, ma a gruppi di affinità che esprimono forme di lotta, strategie tra loro diverse senza che però questo dia vita a una estenuante lotta per la leadership.

Per questo, il rosa è la "tattica della frivolezza", cioè a una occupazione dissacrante della strada, dove l'ironia, il gioco, l'aspetto ludico prevalgono sulla contrapposizione alla polizia. E a Praga la "tattica della frivolezza" è arrivata quasi ad entrare dentro il palazzo dei congressi che ospitava il meeting dei "potenti della terra" con la polizia incredula e incapace a fronteggiare il ballo irriverente del corteo rosa. Ma poi c'è anche il giallo, il colore della "disobbedienza civile", cioè le tute bianche che proprio a Praga diventano internazionali coinvolgendo anche finalndesi, greci, spagnoli e inglesi. La loro parola d'ordine è disobbedire, cercando di ridurre al minimo lo scontro con la polizia. Spesso criticati per la loro scelta di privilegiare il carattere mediatico delle iniziative di piazza, a Praga hanno fronteggiato per ore i blindati della polizia ceca. Infine, il blu dell'azione diretta senza compromessi. Sono gli anarchici, gli ecologisti radicali, i sindacalisti di base, gli anticapitalisti neomarxisti, gli squatter olandesi e inglesi, ma anche gruppi radicali dell'est europeo nati dopo la fine deflagrante del lungo inverno del socialismo reale.
Le immagini scorrono alternando il ritmo del videoclip al piano sequenza. Un bel video, sicuramente (Si può trovare nei centri sociali o contattando il sito: htpp//italy.indymedia.org). Le mobilitazioni di Praga ci sono state più di un anno fa e molte cose sono accadute nel frattempo. E se il pensiero va alla mobilitazione contro il G8 di Genova, le differenze sono evidenti. Prevarrà la tendenza a stringere d'assedio i potenti della terra? Oppure funzioneranno ancora una volta i gruppi di affinità per bloccare i lavori del G8? Sicuramente, nessuna di queste due alternative. Genova sarà sicuramente l'ultimo incontro dei "potenti della guerra" che si espongono allo sguardo pubblico, perché hanno già scelto l'enclave protetta delle zone off-limits. Anche chi li contesta sa che è l'ultimo controvertice. Come sarà affrontato nessuno lo sa ancora. Di sicuro, leggeremo su indymedia quello che accadrà nella città ligure.