Manifesto 2 giugno 2001 LIBRI
Gli esclusi, flessibili nel lavoro e
nell'identità
ANTONIO SCIOTTO
"Bisogna smettere di programmare il futuro nell'ottica del lavoro
dipendente, garantito, retribuito a salario fisso". Uno slogan ossessivo, da lavaggio
del cervello, a cui ci hanno sottoposto negli ultimi anni politici e industriali, e che
ormai sembra essersi affermato con successo tra i luoghi comuni, vero e giusto solo
perché ripetuto. Contro questa forma di pensiero unico, contro gli ottimisti della
flessibilità a tutti i costi, si schiera la scrittrice e giornalista Anna Maria Mori, con
il suo libro dal titolo Gli esclusi (232 pagine, Sperling & Kupfer, 26.500
lire). Ovvero, tutti quelli che non possono ingoiare la bella favola della flessibilità,
perché precari o disoccupati. I giovani, con un futuro costellato soltanto di contratti a
termine o impieghi interinali, quando non addirittura di lavoro nero. E i
"vecchi": considerati già tali a 34-35 anni, perché ormai poco inclini alla
flessibilità o per il "rischio" maternità; hanno alle spalle gavette
infruttuose e licenziamenti, e davanti a sé un futuro cupo.
E chissà che gli esclusi non siano proprio quelli che crediamo "inclusi",
magari i 600 mila posti di lavoro in più del 2000, o i giovani che, oltreoceano, lavorano
per la Microsoft o per la Amazon? Un lavoro ce l'hanno - chi può negarlo? - ma con quali
prospettive? E a quali condizioni? Molti di quei 600 mila posti sono in realtà
"pezzettini" di posti. Si è fatto spazio a nuovi lavoratori, spesso diminuendo
le ore o la durata dei contratti, abbassando le coperture pensionistiche e le protezioni
sociali. Una relazione dell'Inail, ci ha di recente riferito che la precarietà è in
aumento, restando costante il trend delle assunzioni e crescendo invece quello delle
dimissioni o dei licenziamenti nel settore dei contratti a tempo indeterminato. E i
ragazzi di Amazon e Microsoft, i "miracolati" della new economy, non sono altro
che impiegati a 5 dollari e mezzo l'ora, senza contributi, spesso costretti a vivere in
autobus abbandonati, come ha testimoniato un'inchiesta realizzata l'anno scorso da Report
di Rai Tre.
E ritornando in Italia, ci sono Monica, Lorenza, Mario, Giovanni, e tanti altri. Dai 26 ai
56 anni: telefonisti, manager, avvocati, sindacalisti, operai, baristi. Accomunati dal
fatto di sentirsi esclusi, e dal pessimismo. L'autrice li ha intervistati, e riporta le
loro storie fatte di sogni e delusioni, tutte accomunate dalla solitudine,
dall'individualismo esasperato, dalla perdita del senso della comunità. Perdendo il
proprio lavoro, tutte queste persone hanno perso anche l'identità. Pensare a quello che
avevano, o che mai hanno avuto, li porta alla depressione, alla psicoanalisi,
all'impossibilità, materiale e psicologica, di creare delle relazioni stabili o una
famiglia. Eccoli, i nuovi "single": anche loro, figli della flessibilità.
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