Liberazione
4/6/2001 20:06 Chi vuole dividere il movimento? Lettera aperta al Genoa social forum
 

In seguito all’attacco da noi subito sul *Corriere della Sera* di oggi 4 giugno 2001, sentiamo il bisogno di prendere la parola non solo nelle sedi del movimento antiglobalizzazione, ma anche in questa forma pubblica.
Riteniamo non solo infondate bensì anche pretestuose ed ingiustificate alcune critiche che ci vengono pubblicamente rivolte attraverso dichiarazioni rilasciate al *Corriere*. Secondo alcune di queste dichiarazioni il Prc avrebbe intenzione di avviare una trattativa con il nuovo governo avente per oggetto il diritto, o meno, a manifestare contro il G8 a Genova. Non c’è nulla di più falso. Da mesi tutte le strutture del movimento, a cominciare dal Genoa Social Forum, delle quali facciamo parte a pieno titolo, e noi in particolare, abbiamo insistito su un fatto inequivocabile ed incontestabile: il diritto a manifestare è sancito dalla Costituzione e nessun governo, prefetto o questore può metterlo in discussione. Ma, come si sa, e come è successo anche in altre occasioni, le autorità preposte hanno tentato di impedire “di fatto” il diritto a manifestare imponendo percorsi e forme ai cortei tali da vanificarne il carattere di massa e l’incisività politica. Sulla ventilata chiusura di tutti gli accessi a Genova, sulla dimensione e sulla “violabilità o meno della famigerata “Zona Rossa”, sul percorso teorico ma non materialmente praticabile del corteo del 21 luglio, ci sembrava e ci sembra importante aprire una trattativa con il governo. Del resto, questa nostra opinione segue la richiesta di incontro a Berlusconi, in qualità di presidente del consiglio in pectore, avanzata dai portavoce del Genoa Social Forum in occasione della conferenza stampa del 24 maggio. Non è mai stata nemmeno immaginata una trattativa separata del Prc, tanto che al tentativo di Frattini di dividere il movimento fra buoni (con cui trattare) e cattivi (da isolare e reprimere) Bertinotti ha risposto che se trattativa ci deve essere questa deve prevedere la partecipazione di tutti coloro che vogliono manifestare e che spetta unicamente al Genoa Social Forum comporre una delegazione ampia e rappresentativa. Mi permetto di aggiungere che il termine trattativa prevede, come esito della stessa, sia un accordo sia una rottura e anticipo fin d’ora che se trattativa ci sarà il Prc si atterrà alle decisioni che il Genoa Social Forum prenderà.
Ma come mai, nonostante tutto sia chiaro da mesi, appare oggi una vera e propria operazione politica ospitata sul maggiore quotidiano italiano? Noi pensiamo sia l’ulteriore tentativo di dividere il movimento per poterlo criminalizzare meglio riducendolo all’impotenza. Nel corso di questi mesi, infatti, il tentativo di criminalizzare e ridurre a problema di ordine pubblico ogni contestazione della globalizzazione è sostanzialmente andato fallito. Troppe sono le contraddizioni aperte ed avvertite da soggetti sociali ed anche da una vasta opinione pubblica, troppe le conferme delle analisi e delle critiche alle organizzazioni come Wto, G8, Fmi, Banca mondiale, Nato, Ocse e così via. Troppa l’instabilità del sistema capitalistico globalizzato. Per questo il tentativo di criminalizzazione non è riuscito. Ed anche perché in Italia il movimento si è avvalso della partecipazione attiva di un partito politico nazionale presente nelle istituzioni che non ha mai concesso una sola virgola agli svariati tentativi, portati avanti da certi organi d’informazione e da esponenti governativi (dell’Ulivo) e dell’allora opposizione di destra, di incentrare tutto sulle presunte violenze, sulle forme di lotta più che sui contenuti della lotta, tanto che in più di un’occasione gli attacchi contro di noi sono arrivati al punto (paradossale) di individuarci come simpatizzanti del terrorismo. Devo dire, ma lo dico sottovoce, che certe “dichiarazioni di guerra” e certe “consultazioni” sulle forme di lotta sostitutive del dibattito sui contenuti e gli obiettivi della mobilitazione hanno finito, come era ampiamente prevedibile, per alimentare il clima di caccia alle streghe e di “dagli al terrorista” orchestrato ad arte dai mass media.
Oggi la campagna contro il movimento si fa più furba e più sottile. Chiunque può capire che l’attacco a Bertinotti (nella solita forma subdola dell’attacco alla persona “colpevole” di essere popolare e riconosciuta anche al di fuori del ruolo di partito) e a Rifondazione Comunista è il tentativo, fin troppo evidente, di dividerci in un altro modo, visto che la divisione “buoni-cattivi” non riesce. Si tratta della contrapposizione che opporrebbe noi, partito politico, al resto del movimento fatto di associazioni, Ong, centri sociali ecc. Ecco allora che Bertinotti sarebbe animato da intenti egemonizzatori, che vorrebbe “controllare” il movimento e così via. E così il *Corriere della Sera* dedica un’intera pagina di dichiarazioni tese a dimostrare che il Prc sarebbe isolato nel movimento, avvalendosi di dichiarazioni di esponenti dell’associazionismo e di centri sociali. Un’apposito spazio per l’ennesima intervista viene dedicato alla Signora Grazia Francescato che ci accusa di: voler mettere “il cappello” al movimento, di volerlo “controllare”, di volerlo “strumentalizzare”, che si dichiara “non convinta sul tavolo di confronto con il governo”. Purtroppo la portavoce del Verdi non è nuova a dichiarazioni di questo tipo e di questo tono contro di noi. Abbiamo sempre scelto di non replicare (a proposito di stile) anche quando è arrivata a dire, poco tempo fa, “io c’ero a Seattle e a Praga, Bertinotti no” come a dire che lei sarebbe nel movimento e noi no. Forse a Grazia Francescato è sfuggita la presenza di migliaia di militanti di Rifondazione Comunista a Praga, a Nizza e in tante altre occasioni o forse è proprio questo che non tollera. Capiamo bene come sia difficile per chi ha immancabilmente votato a favore del Fondo Monetario e della Banca Mondiale anche finanziando questi organismi antidemocratici con migliaia di miliardi di lire del contribuente italiano, partecipare alle manifestazioni che li contestano frontalmente, capiamo bene come sia difficile votare per la guerra, per l’aumento delle spese militari, per tutte le missioni militari Nato e poi partecipare alle manifestazioni pacifiste, capiamo bene come sia difficile proclamarsi ambientalisti e poi partecipare a governi che decidono varianti di valico, alta velocità, ponti sugli stretti e politiche energetiche disastrose. Capiamo davvero, al punto che non abbiamo mai, dico mai, proposto di erigere steccati e di dichiarare fuori dal movimento antiglobalizzazione chi ha partecipato ad un governo che ha fatto dell’integrazione dell’Italia nella globalizzazione la bussola di ogni politica estera ed interna. Se oggi polemizziamo con Grazia Francescato lo facciamo solo perché vediamo l’intento di ridurre il movimento nella logica “protesta e convegni” impedendone una proiezione e una proposta politica. Ridurre il movimento alla pura opinione pubblica trasformandone l’azione politica al puro lobbismo democratico sarebbe la morte del movimento stesso. Quanti movimenti sono morti negli Stati Uniti protestando radicalmente e votando Carter, Clinton e Gore?
Insomma, a Genova il movimento può crescere. Contro tutte le previsioni e tentativi di ucciderlo nella culla questo movimento esiste ed è visibile in tutto il mondo, è perfino riuscito a compiere un gigantesco passo avanti a Porto Alegre. Anche questo ultimo tentativo di dividerlo e di provocarne una involuzione intestina e una assurda competizione fra organizzazioni interne andrà fallito. Per parte nostra faremo di tutto perché sia più ampio, più grande numericamente e perché a Genova il G8 venga assediato dalla protesta popolare, democratica e pacifica più grande possibile.


Ramon Mantovani