La Repubblica 8 giugno 2001 Manu Chao:
sono contro
il mercato della ribellione "Musica e speranza muovono
il mondo"
Incontro con l'ex Mano Negra che a Parigi ha iniziato il tour europeo. Sarà in Italia dal
21 giugno
LAURA PUTTI
PARIGI - Manu Chao è tornato a Parigi, città che, «stanco di inverni», aveva
lasciato una decina di anni fa, ancora prima della fine dell'avventura con Mano Negra
(1994), la band che aveva unito il punk alla salsa all'impegno politico e sociale. Dopo un
lustro da vagabondo, Chao, parigino di nascita, ma con genitori spagnoli fuggiti da
Franco, si è stabilito a Barcellona e da lì è partito alla volta del mondo. Da questo
tanto viaggiare è nato Clandestino, disco da tre milioni di copie ufficiali (impossibile
stabilire le copie pirata dell'America Latina), e oggi nasce Proxima estacion: Esperanza,
continuazione del disco precedente, secondo movimento di un'unica opera.
E' con questo bagaglio di esperienza e di successo che Manu Chao è salito ieri sul
piccolo palco della Cigale accolto da un vulcanico tutto esaurito (e questa sera sarà lo
stesso). I suoi concerti durano tre ore e sono sempre imprevedibili; l'unica cosa certa è
che stravolgerà le canzoni e che ne canterà di nuove tra le decine che ancora ha nel
cassetto, composte durante i viaggi in America Latina o in Africa. (Sarà il 21 a Milano,
il 26 a Genova, il 10 luglio a Roma, il 12 a Tarvisio (Ud), il 27 a Melpignano (Le), il 2
settembre a Bologna, ma altre date potrebbero aggiungersi in corsa). Poche ore prima di
salire sul palco Manu Chao ha incontrato un piccolo gruppo di giornalisti. Tranquillo,
fresco di barbiere, molto gentile, ha risposto ad ogni tipo di domande, anche a quelle
più «politiche» per le quali da qualche tempo nutre una certa insofferenza. «Se oggi
c'è un potente mezzo di merchandising questo è la ribellione. Ci fanno magliette e
cappelli, ed io non voglio fare parte di questo mercato» dice.
Non è un gesto di ribellione andare, come ha annunciato, in luglio al G8 di Genova?
«Vado per dire no. Ho preso contatto con la gente di lì, credo che sarà un incontro
enorme. E credo anche che la prossima volta un G8 lo faranno in un luogo inespugnabile. A
Genova arriveranno tutti, è una grande occasione per dire quel che si ha da dire. L'unico
pericolo è quello di non essere compatti, di non essere d'accordo tra noi. Ma se
riusciremo ad esserlo sarà un fatto storico».
A cosa dirà no?
«Per esempio al fatto che non si paghino le transazioni di Borsa. Se di pagasse solo lo
0,1 per cento in due anni i paesi poveri lo sarebbero meno».
E' il successo di «Clandestino» che l'ha spinta a inciderne un seguito?
«Questo disco è "sorella" del precedente, è più intimo, meno politico. Avevo
molte canzoni che avanzavano, ho avuto voglia di utilizzarle. Ci sono anche brani di
Clandestino che ritornano, per esempio Bongo bong che è diventata Homens, un rap cantato
in portoghese da Valeria, rapper brasiliana. L'avevamo registrata ai tempi di Clandestino.
Non ho paura del riciclaggio. Ho una cucina con certi ingredienti e uso sempre quelli».
«Proxima estacion: Esperanza»: stazione di quale metrò?
«Quello di Madrid. Mi è sempre piaciuta molto la voce registrata che fa l'annuncio. Ho
sempre pensato alla speranza come una delle cose che fa camminare il mondo. E' orribile
quello che viviamo, tutto è in mano a gente che ha perso il pedale del freno, sono tutti
a breve termine, una botta di Borsa e finiscono a terra. A noi però resta la speranza».
Di cambiarlo questo mondo?
«E come si fa? L'unica rivoluzione possibile è quella personale, che parte dalla
famiglia, dagli amici, dal quartiere. La mia è una vita di quartiere, lo era a Parigi, lo
è a Barcellona. Il mio ufficio è la piazza. Solo così, solo nel mio piccolo, solo con
il mio gruppo posso fare qualcosa di grande».
Come va con il gruppo? In Radio Bemba milita anche il trombettista italiano Roy Paci...
«Roy è una bomba atomica, e anche gli altri vanno fortissimo. Siamo alla terza tournée,
dopo due in America Latina ho scelto di fare l'Europa. Se tra noi l'alchimia non fosse
perfetta, giorno e notte, non avrei potuto tornare a suonare».
Quando nel 98 uscì «Clandestino» lei disse che era l'ultimo capitolo...
«Poi mi ha dato energia, io vivo di passione, le pochissime volte che mi è capitato si
non averne mi è crollato il mondo. Grazie a Clandestino potrei permettermi di non
lavorare più. Se ho deciso di pubblicare Proxima estacion: Esperanza vuol dire che ne
avevo voglia, che mi piaceva. Mai, dico mai, neanche ai tempi della Mano Negra, ho mai
fatto qualcosa che non mi andasse di fare». |