La Stampa
Domenica 17 Giugno 2001
Il popolo di Seattle: niente G8 o sarà guerra
Gsf, Tute bianche e Rifondazione per l’annullamento, i Ds contrari
Berlusconi incontra Scajola, un piano per evitare gli scontri
Francesco Grignetti
I CONSIGLI DEL CAPO DELLA SICUREZZA DI GÖTEBORG AGLI ITALIANI ROMA

«Dopo che abbiamo visto Göteborg, con la polizia che spara sulla gente, il nostro messaggio è cambiato. Adesso diciamo: non fatelo, il G8, se non volete che a Genova succeda una guerra». Dal mondo dei contestatori duri e puri, quelli dei centri sociali e delle tute bianche, arrivano segnali di guerra. O meglio, di guerriglia metropolitana. Il governo s’è preoccupato dopo aver visto gli squatter in azione. Silvio Berlusconi ha incontrato il ministro dell’Interno, Claudio Scajola: «Addirittura - racconta il premier - ci sono ragazzi con la maglietta e la scritta "prossimo appuntamento: Genova". Qui, oltre ai dimostranti pacifici, c’è anche un popolo di teppisti che colgono queste occasioni per sfogarsi». E non nasconde di temere l’ostacolo: «I meriti e le responsabilità sono del governo precedente che ha scelto la sede. Dunque, se dovesse accadere qualcosa di grave...». Una delle idee su cui i ministri stanno ragionando è avviare il dialogo con l’ala moderata dei contestatori. Magari organizzando una grande convention fuori città, da affidare ai gruppi del dialogo, sul tipo della manifestazione che si tenne a Tor Vergata durante il Giubileo.
Ma il governo ancora non sa che nel mondo dell’antagonismo le immagini di Göteborg stanno surriscaldando gli animi oltre il limite di guardia. Luca Casarini, portavoce dei centri sociali del Nord-Est, si trova nei Paesi Baschi a organizzare le manifestazioni anti-globalizzazione. E’ furibondo. Minaccia un’escalation nella protesta. «Siamo qui che si discute. Non so proprio quali forme assumerà la nostra disubbidienza civile. Perché se abbiamo di fronte dei cecchini che ci sparano, le cose cambiano... O no? Se non lo bloccano loro, il G8, lo bloccheremo noi dal basso e con tutti i mezzi necessari».
Casarini, lei non pensa che a Göteborg la polizia abbia perso il controllo? «Se è per questo, sono certo che in Italia non riusciranno a controllare 30 mila poliziotti e carabinieri armati di tutto punto. Con certe dichiarazioni del ministro Scajola, poi... Pensano di usare contro di noi le pallottole di gomma. No, l’uso delle armi non è casuale. L’hanno messo in conto. D’altra parte Berlusconi dice da giorni di temere che ci scappi il morto».
Alle parole di Casarini fa eco Radio Sherwood, a Padova. Oppure l’ultimatum dei centro sociali della Liguria: «Il G8 di Genova deve essere annullato. Se i potenti e la loro polizia arriveranno, troveranno una moltitudine ad attenderli determinata a bloccarli». Anche il moderato Carlo Schenone, del Genoa social forum, dice: «Appuntamenti come il G8 vanno aboliti perché non è in questi termini che si decide il destino del mondo». O Vittorio Agnoletto: «Il G8 sia annullato a Genova e in ogni città del pianeta. Crediamo che la società civile di tutto il mondo non possa accettare il rischio che siano uccise delle persone per difendere una riunione dove otto potenti passano gran parte del tempo a discutere come produrre nuove armi e nuovi strumenti di offesa, come lo scudo spaziale».
I toni si inaspriscono, insomma. Sulla stessa linea degli antagonisti s’è messo Fausto Bertinotti: «Il G8 venga immediatamente sospeso. L’errore non è Genova, ma il G8 stesso. E’ una inammissibile sottrazione di sovranità all’Onu, è una prevaricazione oligarchia che pretende il governo del mondo senza alcuna legittimazione democratica. E ora il vertice del G8 diventa una minaccia anche alla convivenza civile. L’Europa rischia di essere ricacciata indietro di un secolo, quando la polizia e gli eserciti sparavano sugli operai».
Dalle parti dell’Ulivo, però, si frena. Piero Fassino, Ds, invita a distinguere «tra il "popolo di Seattle" che vuole manifestare pacificamente la propria preoccupazione di fronte alla globalizzazione e chi volesse utilizzare il G8 o qualunque altro appuntamento internazionale per dar luogo a manifestazioni di violenza. Con i violenti non si discute. Non vedo motivi per sospendere il vertice». Grazia Francescato, dei Verdi, è pure contraria: «Sospendere il vertice non è una soluzione». Paolo Cento invita ad annullare la cosiddetta zona rossa. E Armando Cossutta chiede che sia garantito il diritto di manifestare il dissenso.