La Repubblica 28 giugno L'autogestione
dei nuovi ribelli centri sociali Non è una realtà solo italiana quella dei centri sociali. Né formano un tutto unico
e indistinto, ma sono certo un universo in forte crescita. Se nel 94 la polizia
stimava i loro aderenti in appena duemila, oggi si calcolano siano almeno cinqueseimila, e
molti di più i frequentatori fissi e abituali. Su un totale di circa duecento centro
sociali, quelli autogestiti occupati abusivamente sono «solo» 95; per gli altri si è
trovata una forma d'accordo con i proprietari o più spesso con gli enti locali. Di
ispirazione prevalentemente anarchica, come a Torino o in Toscana, o autonoma, come a
Milano, oggi anche questo universo è cambiato: guarda al mondo globalizzato ma apre alle
istituzioni in casa propria. La disubbidienza civile è l'arma dichiarata da molti. È
molto diffusa anche l'idea della non violenza, in quanto tattica utile ad ottenere
visibilità, evitando di allontanare dal movimento le simpatie dell'opinione pubblica.
Spiega Daniele Farina: «Spaccare vetrine non è un atto di violenza, è violenza affamare
l'80% della popolazione mondiale. Tuttavia, spaccare vetrine si trasforma in un alibi per
i poliziotti per caricare». |