Corriere della sera 18 giugno 2001

 
«Lo facciano dove gli pare, il G8. Noi ci saremo; saremo ...

«Lo facciano dove gli pare, il G8. Noi ci saremo; saremo ovunque ad assediare il fortino degli imperatori. A Genova o altrove. Si riuniranno sulla nave? Ci butteremo in mare e li raggiungeremo a nuoto. Andranno in un’altra regione? Ci organizzeremo ad hoc. Bush e soci dovrebbero volare sulla Luna, per non incontrarci... Comunque, abbiamo già vinto. Hanno paura di noi». Luca Casarini non molla. Sempre in pista, sempre sulle barricate. Per dire, la sua giornata di ieri: rientro in aereo da Bilbao (dove si era incontrato con i contestatori dei Paesi Baschi) e, nemmeno il tempo di passare da casa (alloggio popolare occupato a Cannaregio) a deporre lo zaino, e già il leader delle Tute Bianche sta davanti al Consolato svedese di Venezia, con il gruppo del Centro sociale Rivolta. Azione, a sorpresa, di disobbedienza civile: dieci pietre lanciate contro le dieci finestre dell’edificio nel mirino. Bomboletta spray, e avanti con la scritta: assassini, basta con la violenza, no al G8 di Genova. «Gesto simbolico - sottolinea - per chiarire che le pietre non sono pistole. E che tra le due cose non c’è proporzione. Anzi, non c’è rapporto».
Come sarebbe?
«I drammatici fatti di Goteborg sono accaduti perché la polizia ha provocato i manifestanti; perché gli agenti armati hanno fatto fuoco. Tra l’altro, la sparatoria non è avvenuta in un momento di particolare tensione di piazza. Il compagno ridotto in fin di vita è stato colpito alla schiena, gli spari erano a distanza ravvicinata. C’è un filmato che lo dimostra».
Casarini, dove vuole arrivare?
«Ciò che è successo in Svezia non è stato un incidente. Dietro, c’era un piano premeditato. Sento puzza di servizi segreti».
Obiettivo?
«Alzare al massimo la temperatura, in vista del mega-vertice di luglio. Creare allarmismi, additarci come un branco di teppisti e di violenti. Non è così. La battaglia contro la globalizzazzione neoliberista è giusta, e condivisa da una moltitudine di gente».
Già. Perfino i «nemici» vi fanno aperture di credito. Il neo-ministro degli Esteri Renato Ruggiero ha dichiarato che «le esigenze del popolo di Seattle sono nella maggior parte molto giuste», sostenendo l’opportunità di dialogare con voi.
«Nessun dialogo, nessuna partecipazione a finti tavoli di trattativa. Dopo Seattle, la linea è bloccare i vertici, non addomesticarli. Ruggiero tende la mano, con lo scopo di dividerci».
Beh, qualche crepa, nel Genoa Social Forum, si intravvede. I cattolici, i pacifisti non agiscono esattamente come le Tute Bianche.
«Nel movimento anti G8 c’è spazio per varie azioni: dalla preghiera, alla disobbedienza civile, allo sfilare nudi per le strade di Genova. Ma tutto si tiene, in nome dei contenuti».
Come la mette con il lancio delle pietre? Con le barricate e l’incendio di suppellettili che si sono visti a Goteborg? Sì o no?
«Il nostro è un movimento radicale, che, all’occorrenza, pratica l’illegalità. Noi rispondiamo, con la fantasia e i poveri mezzi di difesa, all’esercito mandato in campo dai potenti».
Il punto è: pacifici o no?
«Certo. L’ha auspicato anche Folena, coordinatore dei Ds: sfilate pure, contestatori, buoni e tranquilli. Intanto il Vertice va avanti. Ragionamento ipocrita. Fa il paio con le dichiarazioni di Berlusconi. C’è un piccolo particolare: noi, il G8 vogliamo mandarlo a monte».
E se il governo decidesse di chiudere le frontiere?
«Allora l’immagine di un Paese anti-democratico sarà sotto gli occhi del mondo. Ad ogni modo se vi saranno blocchi, gli amici stranieri cercheranno di forzarli».
Marisa Fumagalli