Manifesto 8 giugno 2001 Messico,
i pirati del mais
TERRATERRA FULVIO GIOANETTO
Sei sindacati di agricoltori messicani sono i protagonisti di una causa
legale presentata a Berlino. Con l'appoggio di Greenpeace e di Misereor, l'istituzione
della chiesa cattolica tedesca per la cooperazione allo sviluppo, hanno presentato
all'Ufficio europeo dei brevetti (Epo) una richiesta legale per cancellare il brevetto
numero EP 744888, che protegge una nuova varietá di mais transgenico della Dupont.
Presentata dalla multinazionale chimico-biotecnologica come una varietá modificata con
alto contenuto di acido oleico per uso agroindustriale, in realtá - sostengono gli
agricoltori messicani - si tratterebbe di alcune varietà di mais originarie del Messico,
le varietá dulcillo, tabloncillo, onaveño, jala e nal-tel,
che generazioni di campesinos indigeni maya, nahuas e totonachi hanno preservato
dall'incuria del tempo e dalle monocolture.
L'iniziativa è stata annunciata e argomentata pubblicamente. I sindacati agricoli
messicani denunciano un nuovo caso di biopirateria, un furto di germoplasma autoctono, e
hanno chiesto al ministero dell'agricoltura messicano di usare tutti gli strumenti legali
e diplomatici per annullare il brevetto. Chiedono anche di "bloccare le pretese della
Dupont di impossessarsi di sementi e di germoplasma che sono il frutto del sapere e del
lavoro collettivo di generazioni di agricoltori e di ricercatori". Durante una
conferenza stampa, Heladio Ramirez Lopez, direttore del sindacato agricolo Cnc, ha fatto
appello alla mobilitazione: "E' intollerabile che piú di tre milioni di produttori
messicani di mais rischino di dover pagare royalties a una transnazionale straniera e che
si apra la porta al monopolio mondiale delle sementi".
Eppure il ricco patrimonio agroecologico messicano e centroamericano è continuamente
sottoposto a queste ruberie, aggravate dal fatto che in base al Trattato di Libero
Commercio ogni anno il Messico importa dagli Usa quantità sempre maggiori di scadente
mais da foraggio, spesso transgenico, al prezzo di deprimere il giá sottopagato mercato
del mais nazionale. Le grandi imprese agroalimentari messicane (Bimbo, Minsa) e le "tortillerias"
non solo non comprano più dai produttori locali, ma mettono sulla tavola dei consumatori
messicani prodotti di mediocre qualitá nutritiva - e attraverso il Messico esportano lo
stesso schema negli altri paesi centroamericani con i quali il Messico ha firmato un
accordo di libero scambio (Nicaragua, Honduras, Guatemala, Salvador), schiacciando piccole
imprese ed economie familiari.
Citando gli esempi del pomodoro e di una varietá di peperoncino, il jalapeño del
sudest messicano, il portavoce di Greenpeace Messico, Benet Keil, ha detto che le
multinazionali del biotech si appropriano, attraverso i brevetti, di varietá di sementi e
ortaggi nei paesi in via di sviluppo ricevendo enormi entrate economiche per il diritto
d'uso.
E' un fatto che in tutto il Centroamerica la resistenza alla biopirateria e
all'avvelenamento da pesticidi si va diffondendo, dando vita a coalizioni nuove ed
eterogenee composte da sindacati e gruppi di agricoltori, ambientalisti, comunitá e
raggruppamenti indigeni, gruppi di consumatori e ricercatori universitari. E spesso ormai
ottiene insospettati appoggi ufficiali. E' significativo il caso di un tribunale
nicaraguense che la scorsa settimana ha rinviato a giudizio sei "intoccabili"
multinazionali bananiere e agrochimiche statunitensi (Standar Fruit, Del Monte, Dow
Chemical, Shell Oil Company e Occidental Chemical Corporation) per l'avvelenamento di
3.600 braccianti minati da malattie croniche per l'uso - continuato per anni -
dell'insetticida Nemagon nelle piantagioni di banane. Si tratta di un insetticida a base
di Dbcp (Dibromo cloro propano), proibito da anni negli Usa, che non solo ha provocato
tumori e malformazioni congenite nei bambini dei braccianti, ma è conosciuto anche per i
suoi effetti secondari mutagenici e teratogeni sugli esseri umani. Da quando ha emesso la
sentenza, il tribunale di Managua (che ha trasmesso il dispositivo giuridico
all'ambasciata Usa chiedendo un indenizzo di 1.200 milioni di dollari per le vittime)
riceve centinaia di denunce di altri braccianti e agricoltori, anch'essi avvelenati da
altri pesticidi prodotti dalle stesse transnazionali.
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