Corriere della sera 20 giugno 2001
La
ragnatela di Berlusconi e i dubbi dellopposizione
di STEFANO FOLLI
- A margine del dibattito sulla fiducia, lopposizione sinterroga sul
significato autentico del discorso programmatico di Berlusconi. A caldo, laveva
liquidato come un «comizio». O come un supplemento di campagna elettorale. Ma già
Rutelli e altri vi avevano letto un segno di moderazione, una volontà di migliorare il
clima politico dopo mesi di asprezze. Insomma, il contrario della campagna elettorale.
Alla fine è prevalso il giudizio che si sia trattato di un discorso di impianto e taglio
«democristiano». E in questo caso lespressione è sinonimo di intervento suadente,
ma vago e fumoso. In fondo rassicurante per un centro-sinistra che ha partecipato al
dibattito sulla fiducia a Palazzo Madama in vesti dimesse e con le idee non troppo chiare.
Il giorno dopo, invece, si affacciano altre opinioni. Ci si accorge, a sinistra, che lintervento
berlusconiano è stato meno «democristiano» di come era apparso. E se anche lo fosse,
per la sinistra sarebbe ugualmente un problema politico da fronteggiare con una strategia
che ora manca. La Democrazia Cristiana era abile nelloccupare il centro della scena
e nellimbrigliare amici e avversari in una rete vischiosa.
In ultima analisi, se si afferma la linea dialogante e «bipartisan», il primo vantaggio
lo ottiene proprio il capo del governo. Così come sarebbe suo il successo se a Genova si
riuscisse a evitare il disastro. Di fatto, il centro-destra sta tentando di aprire un
confronto con i contestatori del G8. Non è detto che ci riesca o che basti; ma il
tentativo è in atto da parte del ministro dellInterno Scajola e persino, da un
punto di vista morale, del presidente della Camera Casini.
La sinistra è scettica, ma ha dovuto prendere atto, con Folena e anche con Bertinotti,
che il governo non è immobile e anzi tenta larabesco di separare i manifestanti
«buoni» da quelli violenti. Il che comporta un confronto aperto e preliminare con il
«Genoa Social Forum». Nonché la garanzia di spazi dignitosi per i manifestanti.
In altre parole, il Berlusconi moderato rappresenta un passo avanti per le istituzioni. Ma
un Berlusconi troppo moderato e affabulatore rischia di essere per la sinistra un serio
pericolo. Anche per questo ieri si sono udite voci dellopposizione che in sostanza
hanno detto: attenti a non addormentarci. E si capisce che uno che la Dc lha
conosciuta bene, come Nicola Mancino, si sforzi di allontanare Berlusconi dal centro
moderato. Attribuendogli una vocazione «plebiscitaria» in tema di presidenzialismo. Si
comprende anche che a fianco di Mancino si schieri Occhetto, per denunciare la «deriva
sudamericana» di un certo berlusconismo accomodante nella forma e insidioso nella
sostanza.
Vedremo presto sul G8, la scuola e la sanità, chi ha più filo da tessere. Ma già nelle
prossime settimane avremo un saggio del vero clima che potrà instaurarsi tra maggioranza
e opposizione. Francesco Cossiga ieri lo ha detto con la solita malizia: la moderazione di
Berlusconi ha un unico scopo, quello di permettere lapprovazione della legge sul
conflitto dinteressi. Non è esatto, ma cè un nocciolo di verità.
Allinizio dei suoi cento giorni, Berlusconi dovrà mettere parecchia carne al fuoco.
E il conflitto dinteressi è uno dei primi punti. Come ha osservato Frattini, non cè
da attendersi uninvenzione clamorosa. Ma i tre saggi hanno finito il lavoro
istruttorio e Berlusconi si prepara a rendere nota la sua soluzione.
Unatmosfera serena allinizio del mandato gli sarebbe essenziale. Anche perché
il personaggio non ama essere pressato. Tocca alla sinistra individuare le forme più
efficaci per essere credibile. Ma se il conflitto dinteressi è il banco di prova
per Berlusconi, lo è anche per lopposizione.
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