La Repubblica 4 agosto 2001

Schily: "Basta con le violenze nei G8
ci vuole un codice europeo delle polizie"

Il ministro dell'Interno tedesco: chiederò a Scajola un piano comune, fiducia nella giustizia italiana
l'intervista

ANDREA TARQUINI


BERLINO - «Genova? Non confondiamo causa ed effetto. Ci sono stati pesanti episodi di violenza scatenati da estremisti. Ma soprattutto dovremmo consultarci e organizzarci insieme tra noi europei: dovremmo organizzare insieme addestramento e arruolamento delle polizie per affrontare insieme le sfide dell'ordine con efficacia tra Stati di diritto ed evitare di vivere di nuovo situazioni così difficili. Tra poche ore incontrerò il mio collega italiano Scajola. Penso che dovremmo discutere tra ministri dell'Interno europei di iniziative comuni». Così Otto Schily, ministro dell'Interno tedesco, commenta a caldo con Repubblica l'aspra polemica di questi giorni sui fatti di Genova. Abbiamo brevemente conversato con Schily al termine della conferenza stampa dove egli ha illustrato la nuova grande riforma tedesca, quella di immigrazione e diritto d'asilo. Le sue risposte alle nostre domande, con soprattutto l'anticipazione dell'idea di nuove forme di cooperazione tra ministri dell'interno per l'addestramento e l'arruolamento in comune delle polizie, quasi la creazione di un qualificato corpo unico europeo antiblack bloc, costituiscono il primo commento diretto di un alto esponente politico tedesco fornito in esclusiva a una testata d'informazione italiana sulle drammatiche giornate del G8. Ecco il colloquio.
Signor ministro, la polizia italiana è oggetto da parte di media ed esponenti politici tedeschi e del resto d'Europa di gravi accuse di maltrattamenti dei dimostranti fermati. Lei che cosa ne pensa?
«Dunque, io credo che non si possa davvero confondere le cause e gli effetti quando parliamo degli eventi di quei giorni a Genova. A Genova in quei giorni ci sono stati molti pesanti, gravi disordini causati da militanti estremisti, gente che ha scelto chiaramente la violenza, gente che ha affrontato il viaggio fino a Genova appositamente per dare vita a disordini e guerriglia urbana. D'altra parte, è necessario indagare per fare piena chiarezza se anche da parte della polizia ci sono stati eccessi. E' una notizia a noi gradita il fatto che il Senato abbia deciso di formare una commissione parlamentare d'inchiesta. E sia il capo dello Stato, Ciampi, sia il presidente del Consiglio, Berlusconi, hanno detto chiaramente che l'indagine andrà avanti senza fermarsi per riguardi verso questa o quella persona. Anche secondo noi è necessario operare così».
Allude all'estromissione degli alti responsabili della polizia decisa giovedi?
«Noi abbiamo fiducia, lo sottolineo, nell'indipendenza della giustizia italiana, e in questa misura e in questo senso vediamo realizzate le esigenze di garanzie di una procedura conforme ai principi degli Stati di diritto. Nel corso del weekend del resto mi incontrerò di persona con il signor Scajola».
Ma non ritiene che i pestaggi e i maltrattamenti di cui la polizia italiana è accusata siano incompatibili con i principi e i valori dell'Europa? Non le sembra che l'Europa abbia bisogno di criteri comuni per i diritti umani e per l'operato delle sue polizie a fianco dei criteri di solidità finanziaria per l'unione monetaria?
«Dunque, tutte le polizie devono comportarsi secondo il rigoroso rispetto dei principi dello Stato di diritto. A questo principio appartiene anche l'esigenza che i mezzi e metodi usati dalle forze dell'ordine restino sempre metodi proporzionati. Io credo che questa sia anche la convinzione del governo italiano e del mio collega Scajola. Come anche dell'opposizione italiana. In questo senso insomma mi sembra ci sia un largo consenso e convergenza di vedute, questo è fuor di questione. Ma dovremo incontrarci e discutere tra ministri dell'interno europei su come impostare insieme l'addestramento e l'arruolamento di tutte le nostre polizie in modo da evitare brutti eventi del genere di quelli che purtroppo si sono verificati».
Passando alla Germania, lei ha illustrato oggi una proposta di legge per governare e controllare l'immigrazione, con un sistema a punti (sono favoriti i più qualificati). L'obiettivo è guidare l'immigrazione o limitarla?
«Ogni regolamentazione è un limite. C'è la concorrenza internazionale per i migliori cervelli, e dobbiamo orientarci ai bisogni concreti per branca economica e per singole regioni. Bisogna pensare a integrare gli stranieri nella misura delle capacità di integrazione concreta sul posto. Pensare ai loro diritti senza dimenticare che, oltre ai lavori qualificati vacanti in Germania, ci sono anche i problemi dei nostri disoccupati».