Il Manifesto 1 agosto 2001
Su Genova un'indagine bi-partisan
Dopo le pressioni di Ciampi l'Ulivo, spaccato,
accetta una mediazione al ribasso: nessuna inchiesta parlamentare ma una generica
"indagine conoscitiva sulle violenze". Oggi al senato la mozione di sfiducia
contro Scajola
ANDREA COLOMBO
Stamattina il senato discute e vota la mozione di sfiducia dell'Ulivo
contro il ministro degli Interni Scajola. Subito dopo il voto, sul cui esito favorevole a
Scajola non ci sono dubbi, l'ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali
della camera procederà a istituire una indagine parlamentare il cui titolo non potrebbe
essere più generico: le violenze a Genova. Un'insalatona nella quale il Gsf e le forze
dell'ordine, i cortei non autorizzati e i pestaggi nella sede della scuola Diaz e a
Bolzaneto saranno messi alla stessa stregua, se non peggio. Disponendo la Casa delle
libertà della maggioranza in commissione, è infatti probabile che le lenti degli
"indagatori" prendano di mira più i dimostranti che non le forze di polizia.
L'accordo tra maggioranza e Ulivo, contrastato solo da Rifondazione comunista, è stato
raggiunto ieri pomeriggio nella riunione dei capigruppo della camera, dopo che per ore
l'Ulivo si era diviso al senato sull'ipotesi di ritirare la mozione di sfiducia contro
Scajola. L'annuncio dell'apertura dell'indagine potrebe essere dato dal ministro degli
Interni già nel primo pomeriggio, quando Scajola risponderà alla camera nel corso del question
time, alle interrogazioni sugli incidenti di Genova.
Secondo l'accordo raggiunto ieri, in ogni caso, l'indagine dovrebbe durare un mese, e i
suoi risultati dovrebbero essere resi pubblici nelle due settimane seguenti. In concreto
tra il 15 e il 30 di settembre. A quel punto, l'Ulivo si riserva la possibilità di
insistere per una vera e propria commissione d'inchiesta parlamentare, dotata di poteri
molto maggiori rispetto a quelli attribuiti a una semplice "indagine
conoscitiva". Quanto alla mozione di sfiducia contro Scajola, depositata anche alla
camera ma mai messa in calendario, si può scommettere che non se ne parlerà più. Per
ora è congelata sino al termine dell'indagine. A ottobre, con la finanziaria in
discussione, si farà in modo di lasciarla nel cassetto.
Il capogruppo diessino Violante rivendica a suo merito l'apertura dell'indagine:
"L'avevamo chiesta sin dal 22 luglio. Ora siamo riusciti a vincere le resistenze del
governo e della maggioranza. Con il nostro imnpegno l'Italia può cominciare a
sapere". In realtà, quella raggiunta ieri è una classica mediazione al ribasso. Per
cominciare a sapere, come dice Violante, gli italiani non hanno avuto in questi giorni che
da accendere il televisore. Inoltre, dopo la presa di posizione del presidente della
repubblica ribadita ieri anche dal presidente della camera Casini, la maggioranza non
avrebbe in alcun modo potuto sottrarsi a un qualche tipo di approfondimento parlamentare
sui fatti di Genova. "L'esigenza di verità - aveva detto Casini - non è di parte,
ma appartiene alle istituzioni. Come tale, deve avere risposte da parte del
parlamento". Tra tutte le vie possibili, una indagine conoscitiva sulle violenze e
non sullo specifico comportamento delle forze dell'ordine, prolungata fino all'autunno e
oltre, è per la maggioranza quella di gran lunga più indolore.
Il ministro per il rapporti con il Parlamento Giovanardi ha tutti i motivi per esternare
la massima soddisfazione del governo. Luciano Violante, invece, non ne ha alcuno. Se non
quello di aver protetto in ogni modo il capo della polizia De Gennaro, nominato dal
centrosinistra e mai attaccato dall'opposizione dopo Genova. Proprio su questo aspetto
della vicenda punta l'indice il capogruppo di Rifondazione Giordano: "Pesa come un
macigno il bisogno di settori dell'Ulivo di coprire le responsabilità del capo della
polizia". Più drastico ancora Mantovani, anche lui del Prc, che commenta così
l'attacco di Massimo D'Alema a Gianfranco Fini (di cui riferiamo in questa stessa pagina):
"D'Alema attacca e chiama fascista Fini per coprire De Gennaro, che è il vero
responsabile".
L'Ulivo, inoltre, è arrivato all'intesa con la destra nel peggiore dei modi. Diviso sino
all'ultimo e indeciso a tutto. Ieri i senatori ulivisti hanno litigato tutto il giorno sul
ritiro della mozione contro Scajola. La maggioranza dei senatori, inclusi molti diessini e
il capogruppo della Margherita Bordon, avrebbero voluto ritirare la mozione. Solo per
evitare una clamorosa spaccatura il centrosinistra ha invece tentato di alzare la posta,
proponendo uno scambio tra il ritiro della sfiducia e l'istitutizione di una vera
commissione d'inchiesta. Di fronte al no della maggioranza, i senatori dell'Ulivo hanno
scelto di mantenere la mozione ma anche di insistere con la massima fermezza per
l'inchiesta parlamentare. A quel punto, però, è arrivata da Montecitorio la notizia che
i gruppi ulivisti alla camera avevano siglato l'accordo sull'indagine, creando così
un'inedita spaccatura tra l'opposizione dell'una e dell'altra camera. Il capo dei senatori
della Quercia Angius ha tentato di adeguarsi ingranando una fulminea quanto inultile
retromarcia: "Ci vorrebbe uno strumento più incisivo dell'indagine conoscitiva. Ma
questo è già un risultato, pur se secondo noi non sufficiente".
Quella di Angius è ua formula molto distante dal trionfalismo di Violante, e del resto
tra i due domenica sera erano corse parole forti proprio in merito a quale tipo di
commissione dovesse indagare sui fatti di Genova. A conti fatti, la Quercia ha dato il suo
peggio nella vicenda genovese, non solo nel balletto sull'adesione alla manifestazione del
21 luglio, ma anche dopo la tragedia, in parlamento. E non è detto che la rotta sia
finita qui. |