La Repubblica 7 agosto 2001

"Andammo alla sede dei Black bloc
ma i pacifisti ci circondarono"

Il capo di gabinetto della Questura racconta un fallito
blitz
il caso

MASSIMO CALANDRI


GENOVA - Sarebbero stati i manifestanti «pacifisti» ad impedire alla polizia di mettere le mani sui Black Bloc: così ha testimoniato in Procura il capo di gabinetto della questura di Genova, Vincenzo Crea, raccontando della fallita irruzione in un istituto scolastico di Quarto che nei giorni del G8 era stato occupato abusivamente da circa centocinquanta tute nere. Un mancato blitz che avrebbe preceduto di poche ore quello in un'altra scuola, la Diaz: una «guerra» - queste le parole usate dai funzionari - che questa volta lo stesso Crea avrebbe scongiurato, ordinando al collega ed al suo contingente di rientrare rapidamente in questura. La clamorosa testimonianza è stata raccolta dal sostituto procuratore Sergio Merlo nell'ambito di una della otto inchieste aperte dai magistrati genovesi, quella sui «ritardati» interventi delle forze dell'ordine nonostante le centinaia richieste d'aiuto. Ma ieri in tribunale si è fatta incandescente anche la polemica sulle violenze della polizia nella caserma di Bolzaneto: tre nuove denunce presentate da persone picchiate ed umiliate nelle camere di sicurezza, altre quattro (per molestie sessuali) in arrivo stamane, interrogatori per tre medici ed un'infermiera che prestarono le prime cure ai feriti. E un ordine di servizio, di cui Repubblica è entrata in possesso, firmato dal capo della Procura nei giorni degli scontri: «...per evitare preordinate e comuni tesi difensive di comodo circa le iniziative ed i movimenti dei manifestanti - scrive Francesco Meloni - il colloquio degli arrestati con i propri difensori viene dilazionato all'arrivo nel carcere di detenzione». Era già tutto previsto, i fermati non avrebbero comunque potuto parlare con i propri legali prima di 48 ore: le prigioni per i contestatori del G8, erano infatti lontano dalla Liguria.
In serata la Procura ha smentito ufficialmente la voce secondo cui sarebbero già stati identificati almeno sette agenti responsabili di soprusi: «Dalle testimonianze raccolte è già possibile individuare alcune persone, che per diversi motivi - il ruolo ricoperto, il tipo di divisa indossata, la circostanza del presunto pestaggio - sono facilmente riconoscibili. Ma non c'è nessuna identificazione ufficiale, per il momento. E nessun indagato», spiegano i magistrati del pool. Un giovane genovese avrebbe notato tra gli agentipicchiatori un amico con cui frequenta la stessa discoteca del Tigullio: ma non c'è ancora una denuncia ufficiale. Avvisi di garanzia? «Se ne parlerà dopo Ferragosto, diciamo per la fine del mese. Adesso è il tempo di raccogliere le denunce, poi penseremo agli eventuali responsabili». Per ora l'unica persona identificata con certezza è Alessandro Perugini, il numero 2 della Digos che prende a calci un manifestante. «Ma oggi nei suoi confronti non c'è nessuna denuncia, quindi non è iscritto in alcun registro». Gli agenti del blitz alla scuola elementare Diaz? «Non li sentiremo, almeno non ancora».
Nove di mattina, sabato 21 luglio: cento poliziotti agli ordini di un vicequestore sono pronti a fare irruzione nel complesso della Provincia che è stato trasformato in una sorta di «quartier generale» dei Black Bloc. Nei giorni precedenti ci sono state segnalazioni ufficiali da parte di Marta Vincenzi, presidente della Provincia, telefonate dei cittadini e del custode del complesso. La Digos ha fatto un sopralluogo, confermando i sospetti. L'irruzione era prevista per il giorno prima, ma gli scontri e la morte di Carlo Giuliani hanno fatto saltare il piano. Sabato il parco davanti alla scuola è un grande campeggio e proprio da via Maggio sta per partire il corteo pacifista. Il contingente dei cento poliziotti viene circondato da circa tremila persone, vola qualche pietra. «Io sono pronto ad intervenire comunque - comunica viaradio il funzionario - Ma se proviamo ad entrare, qui scoppia la guerra. Garantito». Vincenzo Crea non esita: «Lasciate perdere». Il piccolo esercito fa marcia indietro, la «guerra» è scongiurata. La notte stessa, alla Diaz, le cose andranno diversamente.