La Stampa 4 agosto 2001

 

«Le vere colpe sono politiche»
Sabato 4 Agosto 2001

«SCAJOLA HA EMESSO UN VERDETTO PRIMA DI ACCERTARE I FATTI»
Brutti: Fini ha lanciato un chiaro messaggio

ROMA
MASSIMO Brutti, il sottosegretario alla Difesa del governo D’Alema autore della riforma dell’arma dei Carabinieri, il vice di Enzo Bianco al Viminale con delega sull’ordine pubblico, con celerini e poliziotti ha avuto a che fare per un pezzo di vita. «Ma come quella sera, la sera del 21 luglio in televisione, non li avevo mai visti». Lo dice usando parole da storico del diritto romano: «Una percussio armorum , battevano i manganelli sugli scudi avanzando nella piazza. Un’ostentazione che poteva essere risparmiata. Per questo oggi è importante capire: quali direttive avevano ricevuto?».
Intanto ci sono tre dirigenti di polizia spostati dal ministro dell’Interno ad altri incarichi. Come giudica la decisione del ministro Scajola?
«Considero sbagliato e pericoloso che la polemica politica coinvolga funzionari dello Stato. Bisognerebbe fare il possibile perché la funzione della pubblica sicurezza venisse tenuta al di fuori del contrasto tra le parti. La maggioranza di centrodestra ha accettato l’indagine conoscitiva del Parlamento. Trovo singolare che si formuli un verdetto prima ancora che parta l’accertamento per mettere a fuoco la dinamica dei fatti».
Come, un verdetto? La maggioranza sostiene che i provvedimenti decisi dal ministro Scajola sono piuttosto un atto dovuto, per facilitare le indagini della magistratura...
«Le decisioni del ministro erano nella sua piena facoltà. Ma il provvedimento riguarda solo alcuni. La scelta fatta non può che essere fondata su un giudizio di responsabilità, perché non ci troviamo di fronte a sospensioni cautelative ma a rimozioni dall’incarico».
Uno scaricabarile, per dirla in maniera più diretta?
«Quello che sfugge è il rapporto tra i fatti concreti avvenuti a Genova e le direttive impartite dal governo prima del G8, e soprattutto tra il 20 e il 21 luglio. Dopo la morte del giovane Carlo Giuliani, di fronte a un episodio tragico e dalla dinamica poco chiara, il vicepresidente del Consiglio aveva già deciso chi avesse ragione e chi torto. Invece di spendere le proprie parole perché le forze dell’ordine mantenessero l proprio autocontrollo, invece di ricordare il rispetto della legalità e i diritti dei cittadini non violenti, Gianfranco Fini ha lanciato un chiaro messaggio politico. I più spaventati e impreparati tra le forze dell’ordine hanno capito quale fosse la linea del governo, e fin dove potessero spingersi. In quei due giorni, il ministro dell’Interno rifiutava di dare subito la sua valutazione dei fatti».
Scajola ha comunque ritenuto di avvisare il presidente della Repubblica dei provvedimenti che stava per prendere. Un gesto irrituale?
«Anche questo aspetto indica che non siamo di fronte ad una scelta tecnica, ma che c’è un giudizio sulle responsabilità. Guardiamo la moviola: c’è una prima fase in cui Scajola in Parlamento nega la possibilità di accertamento dei fatti, e un "no" ancor più deciso lo pronuncia Fini. Poi, attraverso la mediazione dei due presidenti delle Camere, viene accolta la richiesta avanzata dall’opposizione. Dunque, ci sarà un accertamento della verità. E invece, si prendono provvedimenti prima che l’indagine abbia inizio».
L’ipotesi è, anche, che l’Ulivo abbia chiesto le dimissioni del ministro dell’Interno per difendere i vertici della polizia. Nominati dal centrosinistra.
«Questa è una favola. Intanto, la nomina di De Gennaro è avvenuta in accordo con il centrodestra, allora all’opposizione. Una prassi positiva: i vertici degli apparati non possono essere scelti per omogeneità politica con il governo. E’ questa una cosa che non esiste: le nomine avvengono, e devono avvenire, secondo criteri di professionalità e imparzialità. Tant’è che De Gennaro divenne vicecapo della Polizia nel primo governo Berlusconi, e capo della Polizia col centrosinistra a Palazzo Chigi. Piuttosto, a destra c’è sempre stato chi ce l’ha con questo capo della polizia».
A chi si riferisce? A Enzo Fragalà che ieri ha chiesto la testa di De Gennaro?
«Mi auguro per lui che il ministro dell’Interno non si faccia dare ordini da Fragalà».
Non si parla invece mai dei Carabinieri. Il ministro della Difesa ieri ha notato che a Genova l’Arma dipendeva dal Viminale.
«Le direttive del Viminale si attuano in casi come quello di Genova attraverso il dipartimento di Pubblica sicurezza, ed esse riguardano anche l’Arma. Occorre verificare non solo quali ordini vennero impartiti, ma anche quali comportamenti furono attuati. La magistratura verificherà le responsabilità penali, che sono sempre individuali. L’indagine parlamentare dovrà accertare le responsabilità politiche».