La Repubblica 2 agosto 2001 G8,
bocciata la sfiducia a Scajola
Fini: "Complici in Parlamento"
In aula uno striscione di protesta. "È un oltraggio"
GIANLUCA LUZI
ROMA - Con 180 voti a favore del ministro dell'Interno Scajola, 106 contrari e un
astenuto, il governo ha superato largamente la prova della mozione di sfiducia presentata
dall'Ulivo. Un voto che ha confermato la compattezza numerica del centrodestra e ha
sottolineato la divisione del centrosinistra che ha dovuto contare numerose assenze
illustri: mancavano infatti l'ex presidente del consiglio Amato - contrario alla
presentazione della mozione di sfiducia - che ha lasciato Palazzo Madama alle dieci. Non
c'era l'ex presidente del Senato Nicola Mancino il quale ha spiegato di non aver
partecipato perché «non ho firmato la mozione in quanto non la ritenevo opportuna e
continuo a non ritenerla tale». Assenti anche Achille Occhetto, i senatori Ds Franco
Debenedetti e Giuseppe Ayala, l'ex ministro degli Esteri Lamberto Dini, i senatori a vita
Giulio Andreotti e Oscar Luigi Scalfaro.
Una seduta accesa, aspra come era nelle previsioni, contrassegnata nel finale da un
episodio clamoroso. Mentre stava parlando l'ultimo oratore, il capogruppo di Forza Italia
Schifani, dalle tribune del pubblico un ex parlamentare verde, Stefano Apuzzo, srotolava
uno striscione con le parole in cui il nome di Scajola era accostato a quello di Pinochet.
Scoppiava il finimondo in aula, con i senatori della maggioranza che gridavano: «Chi l'ha
fatto entrare?», mentre il presidente del Senato Pera chiedeva l'intervento della polizia
per individuare l'autore del gesto «intollerabile e inqualificabile», un vero
«oltraggio al Parlamento», un episodio «grave, deprecabile e censurabile».
Ma quello dello striscione dell'ex parlamentare verde non è stato l'unico episodio di
contestazione durante la seduta. Infatti, mentre parlava la senatrice di Rifondazione
comunista Loredana De Petris, alcuni senatori verdi hanno indossato dei guanti bianchi, a
imitazioni delle «mani bianche» dei pacifisti alle manifestazioni antiglobal, e hanno
seguito l'intervento della senatrice De Petris a braccia alzate. Per tutta la durata del
discorso sono rimasti in quella scomoda posizione nonostante gli inviti a smetterla da
parte del presidente del Senato.
A nome del governo è intervenuto il vicepresidente del consiglio Fini. Un discorso in cui
ha definito «propaganda politica» la mozione di sfiducia e in cui ha negato «derive
argentine o cilene di tipo dittatoriale». Il vicepresidente del consiglio ha attaccato
con estrema durezza l'Ulivo, arrivando fino ad avanzare l'ipotesi che tra i parlamentari
della sinistra ci siano collusioni con i settori violenti della protesta
antiglobalizzazione. «Dio non voglia - ha detto infatti il leader di An durante il suo
intervento - che dalle indagini e dalle commissioni non venga fuori anche che le
responsabilità di protezione, di copertura non siano solo dei gruppi extraparlamentari,
ma anche di qualche collega che siede sui banchi del Parlamento della Repubblica».
Per il vicepresidente del consiglio parlare di desaparecidos «è contrario alla pubblica
intelligenza», e nella sua ricostruzione dei fatti Fini ha affermato che la situazione a
Genova è degenerata per colpa dei manifestanti, non solo le tute nere, ma «gruppi
organizzati numerosi che hanno avuto tra i manifestanti collusione e complicità».
«Fini dice che in Parlamento c'è chi collude con i violenti - gli ha risposto il
capogruppo dei Ds, Angius - faccia i nomi o taccia, faccia i nomi o ritiri quello che ha
detto. Da parte della sinistra non vi è alcuna opera di fiancheggiamento con i
violenti». Poi, sempre replicando all'intervento del vicepresidente del consiglio, Angius
ha aggiunto: «Le tute nere non le abbiamo tollerate noi, ma chi aveva la responsabilità
dell'ordine pubblico». |