Corriere della sera 3 agosto 2001
Concordi
i dirigenti. I pm: non si trovano le cassette con i filmati dell’assalto alla Diaz,
qualcuno ha fatto sparire le prove
«De Gennaro disse sì al
blitz nella scuola»
Gli interrogatori dei
funzionari. «Fu lui a dare il via libera dopo avere parlato con Andreassi»
- DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
GENOVA - I funzionari interrogati a Genova chiamano in causa il capo della polizia.
Secondo il loro racconto, la perquisizione nella sede del Genoa Social Forum è stata
avallata dal prefetto Gianni De Gennaro: suo l’ordine finale di entrare nella scuola
Diaz. È questo uno dei pochi contenuti che non si contraddicono, nelle audizioni dei
testimoni in procura. Per il resto, gli alti dirigenti si incolpano a vicenda: dividendosi
più o meno in due schieramenti. Franco Gratteri, direttore del Servizio centrale
operativo, sentito ieri, e i suoi subalterni scaricano la responsabilità su Vincenzo
Canterini e sul Nucleo sperimentale antisommossa di Roma. Canterini accusa tutti gli
altri, indicando qualche nome. I magistrati si trovano di fronte a due versioni
contrastanti. Una vera e una no. Così quando decideranno chi indagare per lesioni gravi,
violenza privata e abuso d’ufficio, dovranno aprire anche un procedimento per falsa
testimonianza. Oggi sarà convocato Arnaldo La Barbera, fino a ieri direttore dell’Antiterrorismo,
il più alto in grado all’operazione di quel sabato notte conclusa con 61 feriti e 93
fermi, di cui 68 non convalidati.
LA TELEFONATA - La sera di sabato 21 luglio, poche ore dopo gli scontri e la carica a
Punta Vagno sulla manifestazione dei 300 mila, i dirigenti inviati a Genova si riuniscono
in questura. Ci sono il vice capo della polizia, Ansoino Andreassi, La Barbera, il suo
vice Giovanni Luperi, Gratteri, il questore genovese Francesco Colucci e altri funzionari
di grado inferiore, tra i quali Vincenzo Canterini. Andreassi e La Barbera parlano al
telefono con il capo della polizia. Un dirigente presente al vertice ora conferma: «De
Gennaro era al corrente dell’operazione alla scuola Diaz. È stato lui a dare il via
libera, dopo una telefonata con Andreassi». La perquisizione, decisa senza informare la
procura, comincia nel caos. Rilevano i magistrati: manca un ordine di servizio che nomini
il funzionario responsabile, i contingenti fanno fatica a raggiungere la scuola perché
nessuno conosce la città. Dice Canterini nel suo interrogatorio di martedì: «Ancora non
so chi sia stato il dirigente dell’operazione».
PROVE DISTRUTTE - I pm hanno scoperto che molte delle videocamere sequestrate durante i
cortei e nella scuola Diaz, sono senza cassetta. E i nastri non si trovano. «Poiché è
impensabile che uno giri con una videocamera senza cassetta - osservano i pm - significa
che qualcosa non va». I magistrati non hanno ancora potuto accertare chi sia entrato per
primo nella scuola. «Quando noi siamo arrivati, il macello era già stato fatto», dicono
i funzionari che accusano il Reparto mobile di Roma. Canterini, il comandante, sostiene il
contrario. Intanto la procura ha identificato il funzionario che, vedendo quanto stava
accadendo, si è rifiutato di partecipare alla perquisizione. Si indaga anche sugli
scontri di piazza.
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Fabrizio
Gatti |
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