La Repubblica 5 agosto 2001
Il blitz in un filmato: così l’assalto degli agenti

L’irruzione nella scuola in meno di tre minuti, nessuna resistenza da parte dei manifestanti

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
GENOVA - L’immagine è quella un po’ tremolante dei video amatoriali. L’audio confuso. La luce debole. Ecco sullo schermo le scene di un assalto. Divise della polizia che si schierano, pronte all’ordine di «attacco». Decine e decine di caschi blu che brillano sotto i lampioni. I fazzoletti alzati sul naso per nascondere il viso.


I MANGANELLI - I manganelli ben stretti nelle mani. Comincia così l’operazione che è costata il posto al vicecapo della polizia Andreassi, al direttore dell’Antiterrorismo La Barbera, al questore di Genova Colucci. Gli investigatori della Digos hanno trovato la registrazione del momento che potrebbe stabilire le responsabilità di quella notte, sabato 21 luglio, nella sede del Genoa Social Forum: chi è entrato per primo nella scuola Diaz, affidata dalla Provincia agli organizzatori del contro G8, e chi ha trasformato la perquisizione in un «pestaggio collettivo». Il dirigente della Digos di Genova, Spartaco Mortola, già interrogato come testimone, aveva chiesto ai suoi agenti di riguardare le cassette sequestrate in questura e non ancora consegnate ai magistrati. Gli investigatori le hanno viste, riviste. E in due hanno trovato l’inizio dell’operazione. Spartaco Mortola ieri mattina è uscito di corsa dalla questura, con il suo vice Alessandro Perugini, per portare il filmato alla procura.


LA TELECAMERA - Ancora non si sa chi abbia picchiato i ragazzi che stavano per mettersi a dormire nella scuola. Arnaldo La Barbera, Franco Gratteri, direttore del Servizio centrale operativo della polizia, e i colleghi dei reparti in borghese accusano Vincenzo Canterini e i suoi uomini con la divisa del nucleo sperimentale antisommossa. Vincenzo Canterini accusa tutti gli altri. Due versioni opposte. Scorrono le immagini di quel sabato notte, studiate più volte in questi giorni negli uffici della Digos. Sono due i filmati scelti. Cinque minuti in tutto. La telecamera è nelle mani di due dei ragazzi raggiunti poco dopo dalla polizia nel centro stampa del Genoa Social Forum, proprio di fronte al centro di accoglienza perquisito. L’inquadratura è leggermente dall’alto, forse dal secondo o dal terzo piano.


LE LUCI - I poliziotti sono tutti lì, di spalle, schierati davanti al cancello chiuso della scuola Armando Diaz. In prima fila uomini in borghese, con il casco e la pettorina con la scritta «Polizia». Accanto a loro, colleghi con le uniformi dei reparti mobili. Viene avanti un furgone della polizia. Spinge sulle due ante in ferro massiccio e il cancello si apre. Due file interminabili di agenti si buttano nei pochi centimetri tra il furgone e la recinzione. Si fermano tutti davanti al portone della scuola. Le luci, dentro, sono accese. Una voce fuori campo, un po’ disturbata, alle spalle di chi sta filmando, chiede: «Cosa fanno tutti quei poliziotti con i manganelli?». Il portone viene aperto in pochi secondi. Nell’atrio si vede qualche ragazzo, una panca messa di traverso. Le luci restano accese. Sugli agenti non vengono lanciati sassi e nemmeno bottiglie dalle finestre dei piani superiori. In meno di tre minuti, la polizia riesce a entrare nel giardino e nella scuola senza trovare resistenza.


I VETRI - Il secondo filmato inquadra «l’assalto» a pochi metri dal primo. Si torna indietro nel tempo al momento in cui i poliziotti sono già nel giardino della scuola e attendono che i colleghi a ridosso del portone aprano l’ultimo ostacolo. L’orologio, ora visibile, indica le 23.06 del 21 luglio. Impossibile distinguere le uniformi di quelli pigiati in prima linea. Ma in giardino non c’è nessun tentativo di resistenza. Quando il portone in legno si spalanca, per oltre un minuto nella scuola entrano poliziotti. Sia in divisa, sia in borghese. Altri si accalcano passando da una porta laterale. Altri ancora rompono i vetri per saltar dentro da lì. La luce resta accesa. E qualche casco compare poco dopo alle finestre dei piani superiori. Non è questa la versione raccontata dai rapporti scritti su carta intestata della questura: «Dall’alto piovevano oggetti contundenti e in particolar modo bottiglie di vetro... il forte contrasto opposto dagli occupanti agli agenti operanti...».
Fabrizio Gatti