Manifesto 7 agosto 2001

La lunga marcia davanti a noi

Degrado ambientale, pena di morte, lotta all'Aids, debito dei paesi del Sud del mondo e rifiuto degli organismi geneticamente modificati. Sono questi i temi che il "movimento per globalizzazione dal basso" a Genova ha imposto nella discussione pubblica, nonostante la brutalità della polizia italiana. Ma deve però evitare la trappola del settarismo e continuare il suo cammino iniziato a Seattle
JEREMY BRECHER, TIM COSTELLO, BRENDAN SMITH

Dei tre autori di questo testo è stato recentemente pubblicato il volume Come farsi un movimento (DeriveApprodi). Jeremy Brecher è noto per il suo libro Strike, una storia del movimento operaio americano che parte dal ruolo avuto dai gruppi sindacali di base nel conflitto di classe negli Usa, recentemente ripubblicato dalla stessa casa editrice romana. Brecher, assieme a Tim Costello, ha pubblicato Contro il capitale globale (Feltrinelli).


Nell'anno e mezzo intercorso dalla battaglia di Seattle a quella di Genova, il Wto, la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e il G8 hanno fornito spettacolari "target di opportunità" per il movimento transnazionale che si oppone a una globalizzazione dall'alto. Il movimento ha riformulato la discussione sulla globalizzazione, messo sulla difensiva i suoi sostenitori e imposto un cambiamento nella retorica, se non nelle azioni, dei leader mondiali e delle istituzioni globali.
Ma queste azioni sono solo la luccicante punta dell'iceberg che il movimento per la "globalizzazione dal basso" costituisce. Esso è formato da gruppi di base che in tutto il mondo combattono per proteggere l'ambiente, cancellare il debito del terzo mondo, impedire potenziali incubi tecnologici come gli organismi geneticamente modificati, sottrarre le istituzioni democratiche al dominio delle corporations, promuovere un'efficace mobilitazione globale contro l'Aids, mettere fine alla pena capitale e ad altri abusi nel campo dei diritti umani, e affrontare molti altri problemi che richiedono una collaborazione globale per poter essere risolti.
Né la repressione condotta per conto delle autorità, né le provocazioni della frangia violenta hanno qualcosa da offrire alla grande maggioranza della popolazione mondiale, che chiede soluzioni a problemi come il surriscaldamento globale e la povertà globale. La chiave per affrontare tali problemi si trova precisamente nella mobilitazione dal basso, collegata a livello internazionale, che va oltre il periodico assedio agli incontri.
Alcuni hanno definito un fallimento le proteste di Genova, per la caotica violenza che le ha accompagnate. Ma ciò non è così ovvio. Anche a Seattle c'era stata una massiccia violenza. Ma l'effetto generale è stato comunque l'affermazione che un grande movimento internazionale ha rifiutato la "globalizzazione-così-com'è" proponendo un'alternativa basata sulla giustizia globale e sugli interessi globali collettivi. E che questo movimento per la "globalizzazione dal basso" sta continuando a crescere.
Il fatto che quasi tutti i paesi del mondo - a parte gli Usa - abbiano deciso di andare avanti con una versione del protocollo di Kyoto è in parte un tributo alla forza di questo movimento. Tale è la decisione di porre fine ai meeting dei G8 così come li abbiamo conosciuti e di tenerne solo di molto piccoli, in rifugi remoti lontani dagli occhi del pubblico. E tale è il diluvio di critiche (sebbene quasi del tutto taciute dai media americani) che in Italia, in Europa e in tutto il mondo sono piovute sulla brutalità della polizia italiana nei confronti dei dimostranti al G8.
Vi è senza dubbio un pericolo nell'insorgere di mobilitazioni violente e settarie all'interno o ai margini di quello che è un movimento profondamente non violento. Movimenti cominciati con le migliori intenzioni possono in effetti subire deformazioni. Comunque, la chiave per contrastare settarismi e violenze non consiste nell'essere "violentemente contro la violenza" o nel formare "sette anti-settarie", ma nel restare concentrati sull'obiettivo fondamentale del movimento: affrontare i problemi della nostra specie e del nostro ambiente.
C'è un motivo per evitare la violenza che dovrebbe essere preso in considerazione anche da coloro che non la rifiutano in linea di principio. Violenze e provocazioni hanno l'effetto di escludere dalle azioni del movimento.
La mobilitazione militante ma non violenta massimizza il potere primario dei movimenti sociali: la minaccia cioè che le masse tolgano il loro consenso al potere costituito.
Malgrado alcune divisioni tattiche, Genova ha mantenuto le due cruciali dimensioni di unità che avevano fatto di Seattle un punto di svolta globale. Lungi dal cercare un "interesse nazionale" egoistico o arretrato, persone provenienti da paesi e regioni del mondo differenti si sono incontrate dandosi obiettivi comuni. E l'alleanza tra ambientalisti e lavoratori, persone interessate alle questioni del primo mondo e quelle che si occupano dei problemi del terzo mondo, dei diritti umani, i movimenti dei consumatori e i molti altri elementi che compongono la globalizzazione dal basso hanno continuato la collaborazione che ha così stupefatto il mondo durante la battaglia di Seattle.
Oggi siamo entrati in una fase nuova e ancora scarsamente analizzata nello sviluppo della globalizzazione. La sua fase iniziale di espansione sfrenata sembra indebolirsi, trasformandosi in stagnazione economica o peggio. Allo stesso tempo, il governo degli Stati Uniti sembra ritirarsi dal ruolo di primus inter pares nell'istituzione di un sistema globale per conto delle corporations e dei ricchi; piuttosto, esso sta mostrando i muscoli come unica superpotenza al mondo a imporre una antiquata versione dell'"interesse nazionale" (nota anche come imperialismo).
Resta da vedere se questa sia una anomalia passeggera o una tendenza di lungo periodo. Il rifiuto da parte del governo Usa di collaborare a livello internazionale su questioni quali il surriscaldamento globale, le guerre stellari, il commercio delle piccole armi, il controllo della guerra biologica e il coordinamento economico sta creando un problema - e aprendo un'opportunità per il movimento per la globalizzazione dal basso.

L'interesse della gente comune negli Usa e nel resto del mondo è chiaramente di allearsi e opporsi alle politiche distruttive dell'amministrazione Bush. Ciò costituisce una opportunità in più (come, ad esempio, le campagne internazionali sull'Aids e la pena di morte) per un movimento globale di base che aggiri le politiche nazionali.
Prendiamo la questione del surriscaldamento globale. Immediatamente dopo che gli altri 178 paesi hanno accettato - e gli Usa respinto - la versione modificata del protocollo di Kyoto sul clima, la città di Seattle ha annunciato che avrebbe unilateralmente osservato l'accordo e tagliato le sue emissioni di carbone per una percentuale superiore a quella prevista. Senza dubbio altre città degli Usa faranno altrettanto. Questo è un ottimo esempio della dimensione locale della globalizzazione dal basso. A livello nazionale, gli ambientalisti al Congresso stanno proponendo una legislazione che rispetti l'accordo di Kyoto.
In questa situazione, la cooperazione di base transnazionale potrebbe trasformare la politica globale (nonché locale e nazionale). Per la verità, anche una mobilitazione molto moderata potrebbe avere un grosso impatto. Se nei 178 paesi che hanno appoggiato gli accordi di Kyoto ogni singola persona preoccupata del surriscaldamento globale contattasse gli americani che conosce, esprimesse la sua preoccupazione, e chiedesse loro di mobilitarsi, e se ogni sindacato, gruppo religioso, organizzazione di città gemella, e simili gruppi di cittadini facessero lo stesso, ciò potrebbe avere un impatto significativo nell'isolare la posizione già impopolare di Bush. (Appelli ai sindacalisti americani potrebbero essere qui particolarmente importanti, perché l'Afl-Cio si è opposto al trattato di Kyoto e ha sostenuto le iniziative dell'amministrazione Bush che favoriscono i gas responsabili dell'effetto serra.)
Recentemente abbiamo visto che le posizioni di preoccupazione sulla pena di morte espresse dagli europei e da altri hanno un grosso impatto sulla pena capitale negli Stati uniti. Le molte persone che negli Usa, negli anni '80, parteciparono ai movimenti di solidarietà col Centro-America misero limiti significativi all'escalation degli interventi in quella regione da parte dell'amministrazione Reagan. Il surriscaldamento globale fornisce una eccellente opportunità per le persone dentro e fuori gli Stati uniti di aggirare i leader nazionali che negano regole e interessi umanitari collettivi.
La strada da Seattle a Genova ha dimostrato - e la strada oltre Genova dimostrerà ancora più chiaramente - che nella cooperazione internazionale a livello di base c'è la chiave per opporsi efficacemente alla "globalizzazione dall'alto".

Traduzione Marina Impallomeni