Corriere della sera 7 agosto 2001
I contestatori: ora a Napoli, non ci fermerete

Verdi e Prc appoggiano la protesta contro il vertice Nato. Caso Fao, malumori in An sullo spostamento

ROMA - E’ Napoli e non Roma il nuovo obiettivo di una parte del movimento antiglobal. E’ il summit Nato che tratterà anche di scudo spaziale, in calendario nella città campana a settembre, e non il vertice Fao di novembre nella Capitale, il nuovo, probabile bersaglio della contestazione internazionale contro la globalizzazione. Dopo gli scontri del G8 di Genova, dopo lo spettro di nuovi disordini che potrebbero verificarsi durante il vertice sulla fame nel mondo, Napoli irrompe con prepotenza nell’agenda dei rischi legati ai centri sociali, ai black bloc, alle frange anarchiche della protesta contro mercato e ordine politico mondiale.

MINACCIA DI ASSEDIO - Verdi e Rifondazione chiedono da ieri ufficialmente lo spostamento del vertice. La Rete No Global di Napoli fa di più. Annuncia uno scontro di più alto livello rispetto a Genova. Chiama a raccolta tutte le voci del dissenso, dentro e fuori l’Italia. Promette l’assedio ai Palazzi del vertice, battaglia armata e manifestazioni violente: «I fatti di Genova e il Global Forum di marzo a Napoli ci hanno insegnato qualcosa - dichiara il portavoce Francesco Caruso -. Questa volta non ci faremo trovare disarmati, dovranno spararci addosso per impedirci di accedere alle varie aree della città». Caruso annuncia così la mobilitazione: «Non saremo certo solo i 30 mila del 17 marzo, quando in piazza del Plebiscito si è verificato un vero e proprio pestaggio di massa, e non finiremo con le mani alzate. L'unico appello è che il vertice non si faccia». Niente sconti dunque, secondo il rappresentante della Rete sociale, per un summit in cui si discute di armi, profondamente diverso dall’appuntamento della Fao: «Se il vertice della Fao, per quanto discutibile, ha il merito di parlare della fame nel mondo, a Napoli a settembre si discuterà di foraggiare l'industria della morte. Se il vertice sarà cancellato alla fine sarà un bene per tutti tranne che, naturalmente, per l'industria bellica». I contenuti della protesta trovano una sponda fra Verdi e Rifondazione comunista. L’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio giudica «paradossale che non si pensi a rinviare il vertice sullo scudo spaziale», mentre per Giovanni Russo Spena (Prc) l’appuntamento non è nient’altro che «una provocazione»: «Perché si discuterebbe di un punto strategico della politica estera italiana senza che nemmeno il Parlamento sia stato investito».


LA FARNESINA MEDIA - Si annuncia invece più lunga del previsto una decisione sull’eventuale spostamento del vertice sulla fame del mondo programmato a Roma. La procedura è avviata, così come il dialogo fra gli ambasciatori italiani e i Paesi membri della Fao. Al vaglio della Farnesina costi e benefici di uno spostamento di sede in corso d’opera. Ma per arrivare a una decisione occorreranno alcune settimane. La sola ipotesi di rinunciare ad ospitare l’appuntamento provoca però divergenze anche in seno alla maggioranza. Il vicepresidente del Senato, Domenico Fisichella, contesta la linea del governo e del suo partito: «Rinunciare significa dire che siamo deboli come Stato, che non abbiamo fiducia nelle forze dell’ordine, che non riusciamo a distinguere fra G8 e Fao»: «E uno Stato che si dimostra debole ne paga le conseguenze». Timori condivisi anche da un altro esponente di An: «Spostare il vertice - dice Gustavo Selva - significa dare soddisfazione a coloro che usano la violenza». Riserve che collimano con quelle dei Ds, anche se i toni sono diversi: «Rinunciare - attacca Franco Bassanini - è come trattare con le Br, dare partita vinta ai violenti». I Comunisti Italiani parlano invece di «ipotesi miserabile»: «E’ come se l’Italia ammettesse di essere incapace di organizzare vertici». Si interrogano anche gli Enti locali. Protesta il sindaco di Roma Walter Veltroni, mentre il presidente della Regione, Francesco Storace, lancia una proposta: «Facciamo il vertice, ma evitiamo i cortei prevedendo dibattiti in luoghi chiusi». Ma per l’opposizione la sola ipotesi è l’ennesimo attentato alla libertà di manifestare.
Marco Galluzzo