Manifesto 4 agosto 2001 Portfolio
dell'orrore
La cronaca fotografica dei fatti di Genova
nell'ultimo numero di "Diario"
B. V.
Solo foto e testimonianze. Immagini in movimento e parole che cercano di
afferrare e dare forma a sentimenti contrastanti, di rabbia, incredulità, indignazione.
E' l'ultimo numero del settimanale Diario dedicato alle giornate di Genova. Le foto
sono di fotoreporter, ma la maggioranza sono state inviate da chi alle manifestazione
contro la riunione del G8 c'è andato con la macchina fotografica per fissare momenti che
pensavano importanti. Sicuramente, gran parte di quegli scatti hanno ritratto fatti che
nessuno avrebbe mai voluto vedere.
La copertina è agghiacciante. Un giovane è appoggiato a un palo, ha il volto coperto di
sangue, gli occhi chiusi, mentre una donna gli versa dell'acqua sul viso. E' un'immagine
emblematica di Genova: un giovane pestato a sangue e l'umana pietà di chi è andata come
lui a Genova per manifestare perché "un altro mondo è possibile". Le parole
che accompagnano la lunga sequenza di foto non lasciano dubbi. I manganelli hanno colpito
per fare male. Che contrasto con "dolce", la scritta sugli abiti di una minuta e
giovane poliziotta in borghese ripresa di spalle con tanto di tatuaggio che sbuca dalla
sua completa in nero. La donna è ripresa di spalle, ha il casco e un manganello in mano.
Se i ricordi non tradiscono la memoria quel tatuaggio e quel completo nero chi scrive lo
ha visto la notte di sabato 21, in Via Cesare Battisti, mescolato a divise blu e nere,
mentre altri giovani uscivano su una lettiga con la testa spaccate.
Ma Diario non lascia molto tempo ai ricordi. La sua è una cronaca di parte, ma
dettagliata di quanto è accaduto a genova, dalla messa in opera dele grate che
sigillavano, anzi blindavano la zona rossa al corteo dei migranti, forse il fatto di
Genova che immeritamente è stato risucchiato dentro il vortice dei giorni successivi.
Immagini belle, gioiose, quelle del corteo dei migranti. I caschi gialli della Fiom che si
perdono nel mare di colori che sfilano - 50mila persone -, le mani alzate e dipinte di
bianco, il nero rasta che sorride, il Che Guevara che avvolge un nugolo di teste.
Si arriva alla giornata della "disobbedienza" e le immagini cambiano. Assalti,
cariche, volti coperti, blindati, barricate, teste e vetrine rotte. Le tesimonianze
cambiano anch'esse. E' una sequenza di sgomento e rabbia. Sgomento per le botte della
polizia; la rabbia è indirizzata su più fronti: le forze dell'ordine, ovviamente, ma
anche verso i fantasmi dei black bloc.
Bisognerà far passare del tempo prima che inizi a prendere forma una riflessione sull'uso
delle immagini a Genova, L'unica cosa certa è che la "società dello
spettacolo" non ha retto alla prova e non è riuscita, almeno fino ad ora, a rendere
tutto ciò intrattenimento. No, Genova è ancora quel giovane appoggiato al palo con il
volto coperto di sangue.
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