La Stampa
Interrogato Gratteri (Sco): non mi presto allo scaricabarile
Venerdì 3 Agosto 2001

«So di aver fatto il mio dovere»
Alessandra Pieracci
GENOVA Un gioco a scaricabarile? «Io non scarico nessuno e non parlo se non con il magistrato». Il direttore del Servizio centrale operativo, Franco Gratteri, sentito ieri dal procuratore aggiunto Francesco Lalla, schiva la polemica intorno alla riunione del 21 luglio che, tra le 21,30 e le 22,30, portò alla decisione di effettuare il blitz nella scuola Pascoli di via Battisti. Una lunga discussione, («hanno litigato parecchio» dicono le indiscrezioni) che vide contrapposti «genovesi» e «romani» sull’opportunità dell’irruzione. Ovviamente il peso dei vertici era maggiore e quindi alla fine prevalse la scelta del vicecapo della polizia Ansoino Andreassi e del direttore dell’antiterrorismo, Arnaldo La Barbera. L’idea, forse, era quella di un’azione dimostrativa che potesse far pendere la bilancia dell’opinione pubblica verso le forze dell’ordine, grazie alla dimostrazione che sì, i violenti c’erano, nascosti proprio in mezzo ai manifestanti del Genoa Social Forum. Rientrerebbe in quest’ottica anche la «soffiata» ai giornali per annunciare una grossa operazione di polizia, con telefonate di sollecito alle tv. E per questa passerella di efficienza si sarebbero quindi mobilitati tutti, addirittura con il prefetto Arnaldo La Barbera in casco e giubbotto. «Alla fine è risultato un boomerang» commenta un funzionario di polizia che sottolinea come un collega, più prudente o più lungimirante, si fosse rifiutato di partecipare a quell’azione, preferendo tornarsene in questura.
Alla fine, La Barbera è stato tra i rimossi, assieme ad Andreassi e al questore Colucci. Oggi potrebbe essere tracciato un quadro ufficiale della situazione, da parte del procuratore capo Francesco Meloni. Ci sono indagati? «No» rispondono sia il procuratore capo che i procuratori aggiunti, anche dopo la notizia che il comandante del reparto mobile di Roma, Vincenzo Canterini, pesantemente compromesso nella relazione dei superispettori, ha chiesto - scatenando un altro caso politico - l’assistenza legale di Carlo Taormina, attualmente sottosegretario all’Interno, scatenando in serata la reazione del Viminale e il rifiuto dell’incarico da parte dell’avvocato.
«Ero alla Diaz perchè avevo personale impegnato in un’attività e io seguo il mio personale» è la precisazione del questore Gratteri, in una pausa del colloquio con il magistrato. Qualcuno azzarda: infiltrati? «Io non mi occupo di antiterrorismo. Lo Sco aveva un incarico investigativo all’interno della zona rossa. La sera del blitz ho ritenuto indispensabile seguire i miei uomini, anche per un fatto contingente». E conclude: «Tutto ciò che era doveroso riferire è stato riferito al magistrato».
Con Gratteri e il suo vice, Gilberto Caldarozzi, che ha confermato nome e cognome come fosse un numero di matricola e poi si è cucito la bocca dopo un’ora di colloquio con il procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino, si è chiuso ieri l’ascolto dei funzionari «in qualità di testimoni», prima di una serie di riunioni: da una parte il procuratore aggiunto Lalla, con i pm Vittorio Ranieri Miniati, Enrico Zucca, Patrizia Petruzziello, Monica Parentini, con spedizione finale dal procuratore capo Meloni, dall’altra il pool che si occupa di black-blocker e attentati, ovvero Giancarlo Pellegrino, Sergio Franz, Anna Canepa.
Da lunedì sono attese le decisioni del Tribunale del riesame proprio in merito alla carcerazione dei presunti black blocker arrestati da polizia e carabinieri. «Non può sussistere il reato di associazione armata - dice l’avvocato Emanuele Lamberti - qui ci troviamo di fronte a gente paragonabile ai tifosi da stadio».