Corriere della sera 1 agosto 2001
Sì alla commissione, il Parlamento indagherà

Accordo tra i Poli: oggi il voto sulla sfiducia a Scajola, Berlusconi interverrà al Senato. Ds divisi

ROMA - Alla fine maggioranza e opposizione hanno trovato un accordo. Oggi al Senato sarà votata (e bocciata dal centrodestra) la mozione di sfiducia contro il ministro dell’Interno Scajola. Subito dopo la Camera varerà un’indagine conoscitiva sulle violenze di Genova: sarà la commissione Affari Costituzionali di Montecitorio a svolgere audizioni, acquisire documenti e informazioni su cui costruire poi la relazione conclusiva, che dovrebbe essere pronta entro la metà di settembre. A differenza della commissione d’inchiesta, che avrebbe avuto le stesse prerogative della magistratura, l’indagine conoscitiva ha durata e procedure più snelle e poteri meno incisivi. Probabilmente, già oggi, l’indagine conoscitiva sarà decisa anche al Senato. In questo caso gli accertamenti sarebbero fatti congiuntamente dalle commissioni Affari Costituzionali di entrambe le Camere. Sin qui le decisioni di una giornata politica che si è svolta in contemporanea fra le due Camere e per certi versi contraddittoria. Per assolvere il proprio ministro dal sospetto di responsabilità politiche, il centrodestra ha imposto l’anticipo del voto della mozione di sfiducia presentata dall’opposizione. E questa mattina in aula al Senato sarà presente lo stesso Silvio Berlusconi che interverrà in difesa del ministro Scajola. Con un tono che si preannuncia da battaglia. Tanto che già ieri sera, davanti ai deputati azzurri, il Cavaliere ha ricordato i «successi» del G8 aggiungendo: «Immaginatevi che cosa sarebbe successo se davvero i contestatori avessero violato la zona rossa». Mentre invece «la sinistra si dovrebbe vergognare per avere destinato meno fondi di tutti gli altri governi ai Paesi più poveri».
Il centrosinistra invece, mentre a Palazzo Madama chiedeva formalmente l’istituzione di una commissione d’inchiesta, alla Camera gettava le basi per un accordo sull’indagine conoscitiva. La lunga giornata di trattative inizia con l’auspicio del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini: «C’è un’esigenza di verità istituzionale. E se i problemi si vogliono risolvere, il compromesso alla fine diventa la strada». Il ministro dei Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi pronostica un «pareggio». Il ds Pietro Folena sembra concordare, ipotizzando un’inchiesta parlamentare solo dopo l’indagine conoscitiva.
Al Senato però l’Ulivo si orienta diversamente: subito l’inchiesta, sarà la maggioranza eventualmente ad assumersi la responsabilità di dire no. L’iniziativa è firmata dal capogruppo dei ds Gavino Angius, ma anche da Giuliano Amato, Nicola Mancino, Willer Bordon. La mozione di sfiducia passa «in secondo piano», anche se gran parte dell’Ulivo vorrebbe ritirarla. Nella conferenza dei capigruppo passano le tesi del centrodestra: anticipo della mozione, niente commissione d’inchiesta. Non appena il Senato anticipa il voto sulla mozione da Montecitorio arriva il via libera sull’indagine. Il governo dichiara la sua soddisfazione. «Finalmente - dice Pierluigi Castagnetti, Margherita - ha prevalso il senso di responsabilità di tutti». Il presidente dei deputati ds Luciano Violante rimarca un auspicio: «Se anche il Senato decide, l’indagine si può fare insieme». Ma da Palazzo Madama Angius afferma: «L’indagine è un risultato, ma non sufficiente, continueremo a insistere per la commissione d’inchiesta».
Marco Galluzzo