La Repubblica 4 agosto 2001 Via
all'indagine parlamentare
sarà sentito anche De Gennaro
Alla presidenza della commissione il forzista Bruno. Audizione per i
funzionari rimossi
BARBARA JERKOV
ROMA - Prende il via l'indagine parlamentare sui fatti di Genova mentre il dibattito
politico torna a infiammarsi dopo le rimozioni decise l'altra sera ai vertici del Viminale
dal ministro Scajola. E sì che proprio ieri, intervenendo alla tradizionale cerimonia del
ventaglio, il presidente del Senato ha lanciato un monito alle forze politiche a non
permettere che questioni come l'ordine pubblico vengano travolte dalla polemica. «Guai a
noi se circostanze come queste vengono strumentalizzate», dice Marcello Pera, «auspico
che nessuno voglia usare quegli eventi per scopi non propri, cioè per alimentare la
disputa politica».
Ieri mattina le commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato hanno designato, come
previsto, il forzista Donato Bruno a presiedere il comitato di indagine. Vicepresidenti:
il ds Franco Bassanini e Gianfranco Anedda, di An. Niente relatore, invece. «Non è
previsto», spiega Bruno, respingendo così una precisa richiesta dell'Ulivo. «Il
documento finale sul lavoro del comitato sarà adottato dalle commissioni competenti di
Camera e Senato», taglia corto il presidente. Sempre ieri si è tenuta anche la prima
riunione del comitato, che ha fissato il calendario dei lavori.
Fitto l'elenco delle audizioni in programma. Il capo della polizia De Gennaro verrà
ascoltato mercoledì e giovedì della prossima settimana. Subito dopo verranno ascoltati
anche i tre alti funzionari trasferiti l'altro giorno dal ministro dell'Interno: Ansoino
Andreassi, Arnaldo La Barbera e Francesco Colucci. L'indagine partirà martedì prossimo,
alle 10, con l'audizione del sindaco e del presidente della Provincia di Genova. Quindi,
sabato 11, si sospende, per riprendere il 27 di agosto (Violante aveva proposto il 23, ma
è rimasto in minoranza...). Il calendario comunque sarà serrato: entro il 20 settembre
l'indagine conoscitiva deve essere conclusa.
Intanto le rimozioni decise dal ministro dell'Interno fanno discutere. L'opposizione
attacca. «Siamo un po' sorpresi», commenta il ds Pietro Folena, «vogliamo conoscere le
ragioni per cui sono stati decisi questi provvedimenti. Non vorremmo che Scajola, forte
dell'andamento del dibattito sulla sfiducia, ora cercasse di indicare dei capri
espiatori». «Scajola condanna i pesci piccoli mentre assolve se stesso», protesta il
cossuttiano Gianfranco Pagliarulo. «Si conferma il principio dello scaricabarile», nota
Alfonso Pecoraro Scanio, «e che il ministro ha mentito in Parlamento, affermando che a
Genova tutto aveva funzionato alla perfezione».
Il centrodestra naturalmente difende l'operato del suo ministro. «Per la prima volta, a
rispondere del loro operato non sono gli esecutori degli ordini, ma coloro i quali avevano
precise responsabilità di comando e di coordinamento», sottolinea il portavoce di An,
Mario Landolfi. «E' il primo atto di quel percorso di verità e severità che la Casa
delle libertà ha iniziato a intraprendere», gli fa eco il presidente dei senatori di
Forza Italia, Mario Landolfi, «queste rimozioni dimostrano la fermezza e la profonda
onestà del ministro dell'Interno che ha giustamente ottenuto in Parlamento la fiducia
della maggioranza».
Dentro An, però, c'è chi non si accontenta e adesso reclama la testa del capo della
Polizia. «Sono d'accordo con le decisioni di Scajola», dichiara Filippo Ascierto,
responsabile sicurezza di via della Scrofa, «ma è solo l'inizio. Se fossi De Gennaro
avrei rassegnato le dimissioni stamattina». Il capogruppo di An in commissione Giustizia
alla Camera, Enzo Fragalà, chiede al capo della Polizia che «si assuma le sue
responsabilità» e va perfino oltre. In un'interrogazione parlamentare arriva a chiedere
che venga accertato se «il regista» dei fatti di Genova «è inserito negli alti livelli
degli apparati dello Stato ed è strettamente collegato a quella sinistra giudiziaria che
ha immediatamente strumentalizzato, amplificato e diretto contro il governo e le sue
Istituzioni, il falso slogan "Polizia cilena"».
Anche Rifondazione Comunista, però, chiede che De Gennaro se ne vada. Secondo Franco
Giordano, le rimozioni di buona parte dei vertici della Polizia sono «un'implicita
ammissione» che a Genova c'è stato un comportamento grave nei confronti dei manifestanti
e non contro i violenti. «Ora», aggiunge però il capogruppo dei deputati di
Rifondazione, «in quell'elenco manca il capo della Polizia, ma soprattutto mancano le
responsabilità politiche che sono quelle di Scajola». |