Corriere della sera 1 agosto 2001
«Nel
blitz agenti troppo stanchi e senza una guida»
Il documento che
ricostruisce l’irruzione: non doveva essere una spedizione punitiva, ma è degenerata
- Sono quelli che hanno affrontato la «resistenza» dei giovani che dormivano nella
«Diaz» e che, probabilmente, per vincerla hanno picchiato più di altri. A guidare quel
gruppo era il primo dirigente di pubblica sicurezza Vincenzo Canterini, il quale ha
riferito: «Coordinando l’operazione, il sottoscritto ha acceduto all’Istituto
in una posizione retrostante, ma ciò non ha impedito di notare il forte contrasto opposto
dagli occupanti agli agenti operanti». Il nome di Canterini è uno di quelli segnalati
dall’ispettore Pippo Micalizio per l’apertura di un procedimento disciplinare
che dovrà accertare meglio le singole responsabilità, e il ruolo suo e dei suoi uomini
è una delle poche cose che l’indagine amministrativa è riuscita ad acclarare. Per
il resto, ciò che più risulta chiaro è che sulla direzione dell’operazione di
polizia poco o niente è chiaro.
A parte il gioco di parole, proprio questo è il punto centrale delle trenta pagine
consegnate ieri a Scajola e a De Gennaro, dal quale l’ispettore fa discendere le sue
conclusioni e le sue proposte: non si è riusciti ad accertare chi era il responsabile
della perquisizione, il «direttore effettivo» dell’operazione. Questa è una
mancanza grave, perché una delle prime regole, quando si muovono agenti e funzionari in
divisa, è che ci sia «sempre e comunque» un responsabile. Probabilmente anche questa
«grave carenza» ha determinato la degenerazione della perquisizione, proprio nel momento
in cui s’è trasformata da operazione di polizia giudiziaria in operazione di ordine
pubblico.
Una carenza addebitata in primo luogo, per lo meno come responsabilità oggettiva, all’autorità
locale di pubblica sicurezza, cioè il questore di Genova Francesco Colucci. Lui alla
«Diaz» non c’era, ma questa può essere considerata addirittura un’aggravante:
in assenza di un’organizzazione predefinita e di un responsabile diretto, a maggior
ragione la sua presenza sul posto sarebbe stata necessaria.
Sul questore viene fatta ricadere, sempre sul piano della responsabilità oggettiva, anche
la scelta degli uomini da impiegare: quelli del Reparto Mobile di Roma erano forse i più
immediatamente reperibili, ma viste le condizioni di stress in cui si trovavano era
proprio necessario impiegare loro? E non era forse consigliabile attendere l’alba per
intervenire nella scuola? Per queste e altre ragioni, l’ispettore inviato da Roma
propone la rimozione del questore Colucci.
Sulla genesi dell’operazione, la ricostruzione di Micalizio non si discosta da quanto
è emerso finora. Intorno alle 22,30 di sabato due auto della polizia furono aggredite da
persone che sostavano nei pressi della «Diaz», circa duecento ragazzi «molti dei quali
indossanti capi di abbigliamento di colore nero, simile a quello tipicamente usato dai
gruppi definiti Black Bloc», come ha scritto un vice-questore che si trovava a bordo di
una delle volanti. Nel giro di un’ora, fino alle 23,30, sono stati svolti gli
accertamenti sui presunti occupanti dell’edificio dal capo della Digos di Genova,
Spartaco Mortola. Qualche funzionario è andato a fare un rapido sopralluogo per studiare
le modalità di intervento, e al suo ritorno è maturata la decisione di perquisire la
scuola, «frutto di valutazione collettiva».
Nella sua relazione Micalizio dà atto che non c’è stata alcuna decisione di
procedere ad una spedizione punitiva, né di usare le maniere forti; nessuna
premeditazione, dunque, e nessun dolo per quello che poi è accaduto. Anzi, agli uomini
inviati alla scuola sarebbe stato raccomandato di usare prudenza e cautela. Solo che poi
la situazione è degenerata.
Al loro arrivo, «alle 23,30 circa», i poliziotti hanno trovato chiuso il cancello d’ingresso
dell’edificio. Da questo momento comincia l’operazione «senza testa», cioè
senza un dirigente che in loco avesse il compito di dare gli ordini e farli
eseguire, e proprio per questo l’ispettore ha rilevato altre responsabilità
oggettive. Lì erano presenti il prefetto Arnaldo La Barbera, capo della polizia di
prevenzione, e il suo vice, il questore Giovanni Luperi. Sono i dirigenti più alti in
grado che hanno partecipato all’irruzione, e secondo Micalizio il loro comportamento
«non è indenne da censure», evidentemente per non aver saputo prendere in mano le
redini della situazione.
Sul loro conto ogni valutazione è rimessa nelle mani del capo della polizia e del
ministro, mentre su un altro questore presente ai fatti ma arrivato dopo, il direttore
dello Sco Francesco Gratteri, la relazione si limita a suggerire l’apertura di un
procedimento disciplinare per acclarare le eventuali responsabilità; per lui come per gli
altri dirigenti e funzionari che hanno partecipato alla «perquisizione», dal questore
vicario di Genova al vice di Gratteri, ai numeri uno e due della Digos cittadina e altri
ancora.
Al momento dell’ingresso nella scuola i poliziotti vengono «fatti oggetto» di
lancio di sassi e altri «corpi contudenti». La ricostruzione esclude che siano stati
sparati dei lacrimogeni all’interno dell’edificio - anzi, s’era
esplicitamente stabilito di non farne uso - , e il poliziotto che ha ricevuto la
coltellata al momento d’entrare nella scuola solo in un secondo momento s’è
accorto di avere il giubbotto di protezione lacerato. Per questo non è stato possibile
identificare l’aggressore che nel frattempo era accompagnato nel gruppo degli
arrestati.
Sull’identificazione di chi ha picchiato e s’è lasciato andare alle violenze,
la relazione non è in grado di fare luce, sia per le difficoltà oggettive sia perché su
questo punto è in corso un’inchiesta della magistratura. Sulla durezza con la quale
la polizia ha risposto alla pur «vigorosa resistenza» dei contestatori alloggiati alla
«Diaz» parlano ancora una volta i numeri, oltre al sangue sui muri, sui corridoi e sui
termosifoni.
Una pagina considerata non certo onorevole per il prestigio della polizia dall’ispettore
Micalizio, che con le sue conclusioni suggerisce una strada per restituire all’istituzione
di cui fa parte un’immagine migliore di quelle trasmesse da tutte le televisioni. Ma
ora le decisioni spettano al prefetto De Gennaro e al ministro Scajola.
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Giovanni
Bianconi |
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