La Repubblica 4 agosto 2001

I sospetti della Procura
su venti funzionari

La Barbera al pm : "Mai entrato in quella scuola"

MASSIMO CALANDRI


GENOVA - «Non vi darò i nomi degli indagati», si lascia sfuggire il capo della Procura, annunciando che stamane farà il punto sulle inchieste per le violenze del G8. Poi Francesco Meloni s'affretta a correggere e parla di «indagini sugli arrestati per i disordini di piazza», ma è un lapsus che la dice lunga: potrebbe presto scattare una ventina di avvisi di garanzia per i funzionari di polizia coinvolti nel blitz della scuola Diaz e nei presunti «orrori» della caserma di Bolzaneto. Avvisi che però dovrebbero essere notificati solo tra un mese, complice la pausa estiva. Ma la Procura resta spaccata sulle procedure. «Il quadro è relativamente completo, ma ci sono ancora molte cose da fare», ammette Meloni. E allora via col fascicolo giudiziario sugli scontri di strada, quelli che hanno portato in carcere 51 persone, quasi tutte con l'accusa di far parte del famigerato Black Bloc. In questi giorni sono previsti interrogatorifiume degli arrestati, confronti, riconoscimenti attraverso la montagna di filmati e le migliaia di fotografie raccolte in Procura.
«Io quel blitz ad un certo punto lo volevo fermare, ma non avevo nessun potere o responsabilità: né come ufficiale di polizia giudiziaria, né come funzionario per l'ordine pubblico»: ieri pomeriggio Arnaldo La Barbera, fino all'altra sera responsabile dell'Ucigos, è stato interrogato per due ore dallo stesso Meloni. Ha confessato di aver avuto diversità di vedute con altri colleghi: come Canterini, responsabile del Reparto Mobile. «Non ero d'accordo con lui sull'uso dei lacrimogeni per stanare gli occupanti». Ed i lacrimogeni infatti non sono stati utilizzati. Ma le violenze gratuite? «Sono sempre stato fuori dalla scuola, non so cosa sia successo là dentro. E sono stato uno dei primi ad andarmene», avrebbe riferito.
La Barbera era l'ultimo dei 13 funzionari convocati come «persone informate sui fatti» in merito all'operazione nella scuola. Presto toccherà ai 70 agenti che entrarono nell'istituto. «Rispetto le decisioni del mio ministro», ha detto lasciando il tribunale e commentando il fresco siluramento. «Io per anni ho combattuto la criminalità, sono stato un fedele servitore dello Stato. Sono sicuro che gli anni passati in prima linea non verranno dimenticati». L'irruzione alla Diaz era stata autorizzata da Gianni De Gennaro e dal suo vice, Ansoino Andreassi. «Ma quei due non erano lì e non li convocheremo», ha anticipato il capo della Procura: «La nostra è un'indagine penale, non amministrativa». Come dire: ai giudici non interessa se l'operazione fosse opportuna o meno, l'importante - preso atto delle violenze - è perseguire «le singole responsabilità penali». Responsabilità per la Diaz e per la caserma di Bolzaneto, dove con ogni probabilità si arriverà ancora prima a fare chiarezza. Sulle denunce potrebbe essere chiamata a rispondere - in compagnia di un legale? - una decina di funzionari: quelli responsabili delle sei grandi celle più gli altri che nel piazzale coordinavano l'arrivo degli arrestati.