La Stampa
Ugo Magri
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Mercoledì 8 Agosto 2001
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FIRMAXXXXintervista
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ROMA
I L G8 è finito da 15 giorni, ma continua a scaldare gli animi. Come lo spiega, onorevole
Violante?
«Genova segna un cambiamento. E la prima volta che avvengono devastazioni così
gravi, la prima volta che vengono denunciate tali violenze di appartenenti alle forze di
polizia. Ancora: a Genova si presenta un movimento giovanile impegnato sul grande tema
della democrazia moderna, quello dellequità nei rapporti tra i popoli e allinterno
delle nazioni. Infine, dopo Genova, il governo e il paese stanno discutendo il rapporto
tra democrazia politica e violenza».
Si riferisce al summit della Fao da tenere o no in Italia?
«Esatto. Faccio osservare che altre volte, nella storia della Repubblica, ci siamo
trovati di fronte alla domanda se trattare o no con la violenza. Penso alle Brigate rosse;
penso alle negoziazioni corruttive nel rapporto con la mafia, che pure ci sono state...».
Cosaveva risposto, finora, la Repubblica?
«Che alla violenza non ci si piega».
E se il vertice Fao venisse spostato altrove?
«Si porrebbe il problema di quale messaggio di etica pubblica viene mandato al paese. E
come dovranno comportarsi, dora in avanti, le stesse forze dellordine».
Faccia un esempio.
«Se il governo cede al ricatto di pochi violenti, come deve regolarsi il poliziotto che
si trova di fronte un criminale armato? Dovrà disarmarlo o darsela a gambe?».
Provi però a mettersi nei panni del governo. Mantenendo a Roma il vertice Fao,
attirerebbe folle di contestatori...
«Il rischio non lo si evita fuggendo. E comunque, la Fao è strutturalmente diversa dal
G8. Qui parlano tutti, ricchi e poveri. Insieme si decide come affrontare la fame nel
mondo».
Terrebbe a Napoli anche la riunione Nato di settembre?
«Quello di Napoli è un incontro informale di ministri della Difesa che si potrebbe
svolgere in una qualsiasi base Nato. Tuttavia, credo che nemmeno quellincontro debba
essere trasferito. La quinta o sesta potenza economica del mondo deve saper governare
questi problemi. Altrimenti, dimostra sfiducia in se stessa, nelle proprie forze di
polizia, nel paese».
Rifondazione comunista e Verdi considerano il vertice Nato illegittimo...
«Non so cosa ci sia di illegittimo nel fatto che i ministri della Difesa sincontrino».
Parleranno di scudo spaziale.
«Il tema si può non condividere, ma lillegittimità dellincontro è tuttaltra
cosa».
Come affrontare le proteste?
«Non devo dare io le ricette. Però la cooperazione internazionale è indispensabile per
garantire la libertà di manifestazione del pensiero, per prevenire le violenze, se
necessario per reprimerle».
Il ministro Buttiglione propone: durante i vertici si vietino le manifestazioni.
Condivide?
«No, se si parla di pubblici dibattiti, concerti, manifestazioni statiche».
E se si parla di cortei?
«A Genova si discusse a lungo dellopportunità che i cortei fossero o meno
contestuali allo svolgimento del vertice. Di questo si può ragionare. Il problema non è
se il corteo si tiene il giorno prima o il giorno dopo».
La libertà di manifestare non sarebbe a rischio?
«Bisogna trovare un punto di equilibrio. Chi minaccia la libertà di espressione sono i
violenti che fanno degenerare le manifestazioni. Credo invece che non ci sia lesione di
alcun diritto se si trovano forme e tempi adeguati per i cortei. Anzi...».
Anzi che cosa?
«Tenere questi incontri internazionali con maggiori precauzioni avrebbe due vantaggi.
Contribuirebbe a dimostrare la credibilità del governo e delle forze di polizia in
materia di sicurezza; ma soprattutto, servirebbe a evitare una frattura nel paese tra chi
sta con le forze dellordine e chi coi manifestanti. La vera discriminante è tra chi
condanna le violenze, da chiunque commesse, e chi invece le tollera».
Il dialogo della sinistra con polizia e carabinieri è stato compromesso?
«Alleanza nazionale ha tentato di far leva su quanto è successo per stabilire un
patronato politico sulle forze di polizia. Il tentativo non ha avuto successo. Ma la
gravità dellerrore rimane».
Cosa teme?
«Che la democrazia politica si dimostri incapace di rappresentare e interpretare la
domanda delle giovani generazioni. Corriamo il rischio che questi giovani, i quali per
ragioni anagrafiche non hanno maturato il rifiuto della violenza, ascoltino soltanto la
voce degli estremisti. Come accadde a molti di loro nel 77».
E un pericolo reale?
«Possiamo sventarlo».
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