Corriere della sera 9 agosto 2001
CONSULTO
A PALAZZO CHIGI
I timori di Scajola: guai
se ci fosse un altro morto
- ROMA - E’ stato più di un dubbio: un vero e proprio timore. Che i due vertici d’autunno,
quello della Fao a Roma ma prima ancora quello della Nato a Napoli, diventassero un
percorso minato per il governo e per l’immagine internazionale. Il ministro dell’Interno
Claudio Scajola l’ha persino ammonito: «Stiamo attenti. Non possiamo fare passi
azzardati, un altro incidente, un’altra città devastata... e questa volta se ci
fosse un altro morto, non so...». E lui, Silvio Berlusconi, ad un paio di ministri, ha
anche posto la questione in termini netti: e se rinunciassimo ad entrambi i vertici?
Domanda un po’ retorica, un po’ per capire l’effetto che fa, un po’
per costringere tutti a tirar fuori gli argomenti migliori per sostenere una scelta così
delicata. Nella riunione ristretta a Palazzo Chigi, ieri, ne hanno parlato. A lungo.
Quando inizia il giro di tavolo è subito chiaro che il problema è Napoli, perché la
scadenza è ravvicinata, la Nato vuole sapere se deve cambiare i suoi piani e non si può
più attendere. Come tenere insieme l’immagine internazionale, l’ordine pubblico
e la pace sociale? Berlusconi non vuole le manifestazioni. Anzi, teme che il
centrosinistra usi la piazza mischiando insieme la protesta contro la globalizzazione,
contro la Nato e contro il suo governo: anche il sindaco Rosa Russo Iervolino aveva messo
le mani avanti. Il ministro Scajola teme invece per la poltrona e per il Viminale, che
certo non reggerebbe un altro colpo come quello di Genova. Vede crescere i problemi di
ordine pubblico, proprio nel giorno in cui il capo della Polizia De Gennaro è in
Parlamento a rispondere alle domande del comitato di indagine su Genova e si discute delle
nomine dei vertici delle forze dell’ordine, dopo le rimozioni della settimana scorsa.
Ma ci sono i doveri internazionali. Perché se sul vertice Fao di Roma il Cavaliere alla
fine potrebbe comunque rivendicare di essere stato lui a proporre il cambiamento e a
coinvolgere l’Africa (e il centrosinistra ha certo più difficoltà a
strumentalizzare la protesta), un cedimento su Napoli dopo le minacce dei giorni scorsi
sarebbe stato inteso come la resa davanti ai violenti, che possono così imporre quali
vertici e dove si possono tenere. Impossibile. I ministri degli Esteri e della Difesa
Renato Ruggiero e Antonio Martino sono irremovibili nel sostenere che il punto di partenza
deve comunque essere quello che i due vertici si possono (e si devono) fare.
Berlusconi non vuole essere lasciato solo a gestire una situazione così delicata. Chiede
il coinvolgimento e l’impegno di tutti: vuole che anche l’opposizione dia una
risposta chiara, non ambigua. Un primo gesto lo si può fare. D’accordo con il
quartier generale della Nato di Bruxelles si può tentare di togliere qualsiasi valore
simbolico all’evento, spiegando che la riunione di Napoli non è un supervertice ma
un incontro di routine, in cui non verranno prese decisioni. Basterà?
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G. Fre.
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