La Repubblica 28 gennaio 2001

G8, a Genova i reparti speciali
Fini alla Camera: ai contestatori spazi per manifestare

LIANA MILELLA


ROMA - Il bastone e la carota. La linea della fermezza, ma anche quella del dialogo con la galassia antagonista. Da una parte c'è il vicepremier Gianfranco Fini che rilancia alla Camera l'invio a Genova «dei reparti speciali delle forze armate, insieme a battaglioni speciali addestrati in comune con le forze dell'ordine». Dall'altra ecco il ministro degli Esteri Renato Ruggiero che vola a Berlino e si spende ancora sulla linea del dialogo: «Il malessere c'è, bisogna capirlo e trovare una risposta politica». Tutto converge sulla riunione di oggi, alle 17 al ministero degli Esteri. Protagonisti da un lato gli uomini del governo, Ruggiero e il ministro dell'Interno Caudio Scajola, e dall'altro i 14 rappresentanti del Genoa global forum, capeggiati dal medico Vittorio Agnoletto che va a "vedere" le proposte del governo, ma non si trattiene dal dichiarare: «Preparano una violenta repressione».
Ecco le contraddizioni che separano il governo e il movimento di Seattle. La parola "trattativa" è bandita da tutte e due le controparti, ma invece, nelle segrete stanze del Viminale e della questura di Genova, si sta "trattando" sulle strade, sulle piazze, sulle stazioni, sui caselli delle autostrade. È questo l'ordine di Berlusconi: discutere con i non violenti e spingerli a marginalizzare i violenti nascosti tra loro. Le ultime notizie di ieri - alla vigilia del sopralluogo di Berlusconi a Genova che occuperà tutto il pomeriggio di domani - sono queste: inavvicinabile la stazione di Principe, a due passi da palazzo Ducale, si tratta su Brignole, Voltri, Nervi, Sestri. E sull'accesso ai caselli autostradali. E sulla possibilità di sforare la zona gialla in più di un punto. Intanto alcuni premi Nobel sono stati invitati a Roma dal presidente Ciampi per un incontroseminario il 13 luglio. Previsti, tra gli altri, Nelson Mandela e Rigoberta Menchù insieme al premio Nobel per l'economia indiano Amartya Sem.
Ma la linea della fermezza del governo Berlusconi resta. È quella raccontata da Fini: «A Genova chiunque vorrà cogliere l'occasione del G8 per scatenare incidenti, verrà messo dalla polizia in condizione di non attuare propositi insani». Il segretario di An vanta «la blindatura della città e il piano di sicurezza», ma assicura che «al popolo di Seattle sarà garantita la necessaria visibilità». E Franco Frattini, il ministro che coordina i servizi segreti, assicura: «Stiamo lanciando importanti segnali di incoraggiamento al dissenso pacifico». Il ministro della Giustizia Roberto Castelli, invece, striglia i direttori delle carceri che parlano troppo con i giornalisti e spedisce a Genova l'ex pm di Palermo Alfonso Sabella.
È sufficiente totto questo per i contestatori? Ad ascoltare le loro voci pare proprio di no: Agnoletto, leader del Gsf, è polemico. Ironizza sulle «briciole del diritto a manifestare» che arriverebbero da Ruggiero e Scajola e si lagna della «militarizzazione». E quando parla, Fini non ha ancora rilanciato l'Esercito. Su cui il Viminale preferisce ricordare e spiegare: Scajola, con tanto di comunicato, aveva già annunciato una settimana fa che «contingenti delle Forze armate, con esclusivi compiti di presidio e di vigilanza a obiettivi sensibili, sarebbero arrivati a Genova». Insomma, non esageriamo una presenza che avrà un ruolo fisiologico.
Ma il dissenso resta pesante. Gli dà voce Rifondazione comunista che chiede un dibattito urgente al Senato e che, in polemica, vota contro il decreto del governo per stanziare tre miliardi per ospitare i manifestanti. Commentano al Viminale: ma quale altro Stato ha mai fatto una cosa del genere? Era stato fatto dal centro sinistra? Tuttavia questi sforzi non arrivano a coprire la vasta galassia dei contestatori che non si raccolgono nel Gsf e non si siederanno oggi al tavolo della Farnesina. Protesta Moreno Pasquinelli, non invitato pur se rappresenta, come leader del Campo antimperialista, centro organizzazioni italiane e straniere: «Berlusconi, usando lo spauracchio della violenza, vuole addomesticare il Gsf e usarlo per isolare l'ala rivoluzionaria e antimperialista». E quella del 20 luglio rischia di essere una giornata calda perché il corteo dei comunisti rivoluzionari di Pasquinelli confluirà con quello dei sindacalisti di base. Scajola, a palazzo Chigi, aveva detto l'altro ieri: «Siamo disposti a incontrare tutti, a patto che i violenti restino fuori». Vedremo oggi che risultati sortirà il confronto: intanto Francesco Rutelli, con parlamentari ed esponenti dell'Ulivo, tra una settimana vedrà il Gsf. Dunque la trattativa politica continua.