La Stampa
Domenica 24 Giugno 2001

  «Pronto ai controlli sul conflitto d’interessi»
Berlusconi: il vertice di Genova non è una torre d’avorio

inviato a PORTOFINO
PRIMA che Silvio Berlusconi arrivasse dal mare, alle sei della sera, la piazzetta più chic e pettegola d’Italia offriva come massima attrazione i protagonisti del «giallo» ambientato lì sopra, nella villa della contessa Francesca Vacca Agusta. Ecco dunque Tirso, l’amante messicano, con la camicia gialla sbottonata fin giù. Ecco Susanna, l’amica del cuore, che gli scorre accanto calamitando gli sguardi. Ed ecco, mentre allo sbarco del Cavaliere mancano solo pochi minuti, l’abbraccio a sorpresa, plateale, tra Marina Ripa di Meana e Maurizio Raggio (ma non se n’erano dette in tivù di tutti i colori?). Poi, in fondo alla baia, il premier si materializza su un gommone a motore. Fuggono le comparse, la scena è tutta sua.
Fino a quel momento, Berlusconi era rimasto rintanato nel Castello di Paraggi, preso in affitto da Anna Bonomi Bolchini e raggiunto la sera prima dalla Capitale. I collaboratori rimasti al suo fianco l’avevano descritto umbratile e nebuloso, un po’ come il cielo sopra Portofino, per colpa dell’assedio che i cronisti avevano subito cinto intorno alla magione. Ma poi è arrivato Emilio Fede dal panfilo «Principessa vaivia» che Berlusconi medesimo gli aveva prestato come regalo per i 70 anni compiuti ieri. E così, recuperato l’umore, il capo del governo ha deciso la sortita via mare. Verso il punto d’attracco, in fondo al molo, s’è notata una comica rincorsa di cronisti, cameramen, assessori e guardie del corpo. Lui s’è arrampicato dal canotto e subito ha preso sottobraccio Puny, ristoratore locale. Insieme hanno formato una bella coppia di amiconi, il Cavaliere nell’immutabile tenuta blu con golfino sulle spalle, e Puny (ex marinaio) con pantaloni rossi da bucaniere. «Ho trovato in casa un po’ di trambusto», ha bisbigliato Berlusconi, «del resto sono le prime ore di quiete dopo non so quanti giorni consecutivi al lavoro. E’ stato un bell’impegno... ». Ma adesso, interloquiscono i cronisti, arriva il G8. Come la mettiamo? «Sono in vacanza, vediamo, ci metterò la testa sopra da lunedì mattina».

A Genova, per fare un sopralluogo, quando conta di andare?

«Sono stato pregato di attendere, perché ci sono ancora lavori in corso per la stazione marittima. Credo che mi si vedrà a Genova alla fine della prossima settimana. Però il problema non è solo quello di ricevere ospiti importanti. E’ molto più grosso».
Si riferisce alle proteste anti-globalizzazione?
«Sì, perché sta passando un messaggio esattamente contrario alla realtà. Il G8 si riunisce in quanto i Paesi più industrializzati vogliono occuparsi anche di quelli meno fortunati; invece sembra che otto potenti signori intendano chiudersi in una torre d’avorio per decidere loro il destino degli altri. Il che è assolutamente falso».
Come affronterà i rischi di terrorismo?
«Col buon senso innanzitutto. Stiamo studiando soluzioni che rendano tranquilla l’attesa. Vogliamo salvaguardare non solo la sicurezza delle forze dell’ordine, dove ci sono molti mariti e padri di famiglia, ma anche quella di quanti andranno a Genova per esprimere pacificamente la loro protesta. Dobbiamo garantire l’incolumità di chi manifesta legittimamente e non si unisce ai propositi di guerriglia urbana».
Ci son buone notizie da Bologna: il Global social forum vuole dialogare con il governo...
«Speriamo, vedremo, valuteremo... Intanto abbiamo pure il consiglio dei ministri, quello di martedì, con le misure dei primi cento giorni. E’ un altro capitolo mica da poco».
I conti vi tornano oppure no?
«Stiamo sempre facendo le nostre indagini per vedere a che punto sono arrivati. Di certo, i conti pubblici ci preoccupano. E non lo diciamo per avere alibi, perché tanto le misure promesse agli elettori noi le faremo».
Quando, presidente?
«Quanto prima: gli articolati sono pronti, stanno per essere esaminati dagli uffici legislativi. Appena daranno il via, diventeranno subito decreti o disegni di legge».
Anche decreti, ha detto?
«Sì, in qualche caso credo anche decreti».
E il Documento di programmazione economica e finanziaria?
«Lo presenteremo dopo aver approfondito i numeri, penso verso il 10 luglio».
Non sarà un po’ tardi?
«Anche il governo Amato l’ha presentato l’anno scorso il 7 luglio. E sempre faremo i conti con la chiusura estiva del Parlamento che ci allarma un po’».
Come mai vi allarma?
«Ci piacerebbe che chi lavora potesse andarsi a godere il meritato riposo con una prospettiva di ottimismo e di fiducia al rientro dalle ferie. Servirebbe a settembre un bel colpo all’insù nella produzione nazionale».
Crede davvero al dialogo con sindacati e opposizione?
«Certo, e penso di averlo dimostrato con i miei interventi in Parlamento, dimenticando le cose che si sono dette su di me nella troppo dura campagna elettorale».
A proposito: c’è molta attesa per la proposta del governo sul conflitto d’interesse...
«Ho preso l’impegno di indicare una soluzione entro i primi cento giorni, cosa che faremo sicuramente. Immagino anzi di poterlo fare addirittura prima delle ferie».
Con quali indirizzi?
«Ho ascoltato l’intervento alla Camera di Francesco Rutelli, che sosteneva di parlare a nome di tutto l’Ulivo. Ha detto che non si devono sottoporre a limitazioni o a impedimenti le aziende, perché questi controlli vanno fatti invece sul presidente del Consiglio. Stranamente, o forse razionalmente, è anche la conclusione degli esperti stranieri che abbiamo consultato».
In sostanza cosa dicono?
«Che sulla base della nostra Costituzione non è possibile mettere limiti né al diritto di essere eletti, né al diritto di proprietà. In più sugli atti del governo già esistono controlli e verifiche esercitati da una pluralità di organi a partire dal Capo dello Stato, dal Parlamento, dalle magistrature ordinarie e amministrative, dalla libera stampa... Vogliamo rafforzare questi controlli sul presidente del Consiglio per vedere se nei suoi atti possa esistere un conflitto tra l’interesse pubblico e l’interesse privato? Bene, facciamo questo passo in avanti. Introduciamo una ulteriore possibilità di denuncia all’opinione pubblica e al Parlamento di eventuali atti che fossero in contrasto con l’interesse pubblico».
Pensa che potrà bastare?
«Osservo che quanto ha detto Rutelli va nella stessa direzione prospettata dai nostri esperti internazionali».
E quindi?
«Quindi speriamo che la sinistra possa uscire da una posizione pregiudiziale e che finalmente si affronti questo problema in termini oggettivi».
Sotto braccio a Puny, Berlusconi si tuffa nella folla. Ma prima sgrida il cronista: «La prossima volta, a Portofino, si levi la giacca. Non sente che caldo che fa? E poi la gente viene qui per stare in vacanza... ».