Corriere della sera 29 giugno 2001

 
IL DIBATTITO NELLA CHIESA

Il Vaticano ai Grandi: ascoltate le proteste dei giovani

Il cardinale Tettamanzi: «Le nazioni più ricche non rappresentano il mondo»

DAL NOSTRO INVIATO
GENOVA - «Gli otto grandi che s’incontreranno a Palazzo Ducale rappresentano alcuni Paesi, non il mondo intero. Si può perfino discutere la legittimità giuridica del Vertice», dice monsignor Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Genova. Non è forse il pensiero del popolo di Seattle? Non sono i contestatori a sostenere che i signori della Terra non possono decidere per tutto il pianeta? Certo, il cardinale usa toni pacati, linguaggio curiale, ma il discorso pronunciato ieri, nell’ambito di un convegno a Palazzo San Giorgio («La periferia e il centro nell’era della globalizzazione»), appare audace. Più esplicito, rispetto a posizioni assunte in precedenza.
Il G8 incombe, e anche la Chiesa ufficiale si pronuncia. Dal Vaticano, proprio in queste ore, giunge l’invito ai potenti «perché ascoltino le proteste dei giovani». Quanto ai ministri di Dio, la Chiesa è consapevole che, al suo interno, convivono persone come don Gallo, fiancheggiatore dei ribelli, al punto da lanciare, per i giorni del meeting , il «Bar clandestino» (finanziato con i soldi di Manu Chao), o come don Vitaliano della Sala, la tonaca nera amica delle tute bianche. Su tutt’altro versante, il prete ultra-liberista don Baget Bozzo. Duro con i colleghi, e anche con la Curia genovese.
Tettamanzi sembra sbilanciarsi, apprezzando lo spirito della contestazione. E i sacerdoti «effervescenti»? «Si possono fare buone azioni, senza mettersi sotto i riflettori - chiosa -. C’è un parroco del centro storico di Genova, don Traverso, che sta più in sacrestia a dar retta agli immigrati che in Chiesa, eppure nessuno lo conosce. Sarà bene prendere esempio da lui». La polemica con Baget Bozzo? Il cardinale preferisce glissare: «Il vescovo è come un padre, deve dar prova di amore e riservatezza».
Dunque, abbassare i toni, e agire. Sua Eminenza annuncia, per domenica, una lettera dei vescovi liguri ai fedeli per sollecitarli alla riflessione. Affronterà i temi caldi di questi giorni.
Al centro, i diritti umani dei popoli poveri. Riassume così, l’arcivescovo: «Nell’agenda dei lavori del G8 la prima priorità deve riguardare la lotta programmatica ed efficace contro la povertà... Il mercato globale, com’è oggi concepito, non può riconoscere i diritti dei popoli poveri perché, per usare le parole di Kofi Annan, segretario generale dell’Onu, "una larga parte della popolazione mondiale è completamente fuori dal mercato globale. Non produce né consuma praticamente niente"».
Monsignor Tettamanzi denuncia anche i rischi che può correre la democrazia dei Paesi occidentali. «La storia ci insegna che la democrazia è cresciuta nei secoli per via di "acquisizioni" - sottolinea -. Oggi, però, sembra più interessata a crescere e a sviluppare le proprie fortune. Trasformandosi in questo modo in una democrazia egemone del mondo globalizzato».
Sollecitato a dare un parere sui comportamenti del popolo di Seattle, sui paventati episodi di violenza durante il Vertice di luglio, il cardinale dice: «Il popolo di Seattle è molto eterogeneo. Quindi, bisogna leggere in modo critico le varie istanze e i metodi di contestazione. La violenza non è umana, è sterile, non risolve i problemi».
Che ne pensa della disobbedienza civile proclamata dalle Tute bianche, l’ala più «determinata» del Genoa Social Forum? «Dipende se si pone l’accento sulla parola disobbedienza, o sulla parola civile...». «Bisogna interrogarsi sulle proposte concrete - continua Tettamanzi -. Se qualcuno dei ribelli ha in mente un contributo operativo da portare alla causa, si faccia avanti».
Dialogo, ancora dialogo. Lo sostiene ufficialmente anche la Santa Sede che, in una nota, lancia un appello ai potenti della Terra, che si riuniranno a Genova, ad «ascoltare» le manifestazioni pacifiche dei giovani dell’antiglobalizzazione. E’ il cardinale statunitense James Stafford (presidente del Pontificio consiglio per i laici) a parlare: «Sono loro, i contestatori pacifici, gli avvocati più impegnati a difendere tutti coloro che non hanno voce». E continua: «È importante che tutti si rendano conto che il mondo povero deve essere ascoltato. Specialmente i giovani dei Paesi meno sviluppati hanno il bisogno e il diritto a lavorare, ad avere medicine, ad avere sicurezza, ad avere una casa». «Ho l’impressione però - ha osservato Stafford - che la globalizzazione dell’economia stia andando in una direzione molto ostile nei confronti dei Paesi più giovani e più poveri. Non sono convinto della determinazione dei politici del G8 ad avere un’apertura verso i problemi del Terzo mondo». Per il cardinale le manifestazioni anti-globalizzazione costituiscono, a loro modo, l’unica forma di dialogo tra punti di vista molto diversi. «Da queste contestazioni potrebbe in realtà nascere un futuro dialogo più formale tra mondo ricco e mondo povero».
Marisa Fumagalli