IL
DIBATTITO NELLA CHIESA
Il Vaticano ai Grandi:
ascoltate le proteste dei giovani
Il cardinale Tettamanzi:
«Le nazioni più ricche non rappresentano il mondo»
- DAL NOSTRO INVIATO
GENOVA - «Gli otto grandi che sincontreranno a Palazzo Ducale rappresentano alcuni
Paesi, non il mondo intero. Si può perfino discutere la legittimità giuridica del
Vertice», dice monsignor Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Genova. Non è forse il
pensiero del popolo di Seattle? Non sono i contestatori a sostenere che i signori della
Terra non possono decidere per tutto il pianeta? Certo, il cardinale usa toni pacati,
linguaggio curiale, ma il discorso pronunciato ieri, nellambito di un convegno a
Palazzo San Giorgio («La periferia e il centro nellera della globalizzazione»),
appare audace. Più esplicito, rispetto a posizioni assunte in precedenza.
Il G8 incombe, e anche la Chiesa ufficiale si pronuncia. Dal Vaticano, proprio in queste
ore, giunge linvito ai potenti «perché ascoltino le proteste dei giovani». Quanto
ai ministri di Dio, la Chiesa è consapevole che, al suo interno, convivono persone come
don Gallo, fiancheggiatore dei ribelli, al punto da lanciare, per i giorni del meeting ,
il «Bar clandestino» (finanziato con i soldi di Manu Chao), o come don Vitaliano della
Sala, la tonaca nera amica delle tute bianche. Su tuttaltro versante, il prete
ultra-liberista don Baget Bozzo. Duro con i colleghi, e anche con la Curia genovese.
Tettamanzi sembra sbilanciarsi, apprezzando lo spirito della contestazione. E i sacerdoti
«effervescenti»? «Si possono fare buone azioni, senza mettersi sotto i riflettori -
chiosa -. Cè un parroco del centro storico di Genova, don Traverso, che sta più in
sacrestia a dar retta agli immigrati che in Chiesa, eppure nessuno lo conosce. Sarà bene
prendere esempio da lui». La polemica con Baget Bozzo? Il cardinale preferisce glissare:
«Il vescovo è come un padre, deve dar prova di amore e riservatezza».
Dunque, abbassare i toni, e agire. Sua Eminenza annuncia, per domenica, una lettera dei
vescovi liguri ai fedeli per sollecitarli alla riflessione. Affronterà i temi caldi di
questi giorni.
Al centro, i diritti umani dei popoli poveri. Riassume così, larcivescovo: «Nellagenda
dei lavori del G8 la prima priorità deve riguardare la lotta programmatica ed efficace
contro la povertà... Il mercato globale, comè oggi concepito, non può riconoscere
i diritti dei popoli poveri perché, per usare le parole di Kofi Annan, segretario
generale dellOnu, "una larga parte della popolazione mondiale è completamente
fuori dal mercato globale. Non produce né consuma praticamente niente"».
Monsignor Tettamanzi denuncia anche i rischi che può correre la democrazia dei Paesi
occidentali. «La storia ci insegna che la democrazia è cresciuta nei secoli per via di
"acquisizioni" - sottolinea -. Oggi, però, sembra più interessata a crescere e
a sviluppare le proprie fortune. Trasformandosi in questo modo in una democrazia egemone
del mondo globalizzato».
Sollecitato a dare un parere sui comportamenti del popolo di Seattle, sui paventati
episodi di violenza durante il Vertice di luglio, il cardinale dice: «Il popolo di
Seattle è molto eterogeneo. Quindi, bisogna leggere in modo critico le varie istanze e i
metodi di contestazione. La violenza non è umana, è sterile, non risolve i problemi».
Che ne pensa della disobbedienza civile proclamata dalle Tute bianche, lala più
«determinata» del Genoa Social Forum? «Dipende se si pone laccento sulla parola
disobbedienza, o sulla parola civile...». «Bisogna interrogarsi sulle proposte concrete
- continua Tettamanzi -. Se qualcuno dei ribelli ha in mente un contributo operativo da
portare alla causa, si faccia avanti».
Dialogo, ancora dialogo. Lo sostiene ufficialmente anche la Santa Sede che, in una nota,
lancia un appello ai potenti della Terra, che si riuniranno a Genova, ad «ascoltare» le
manifestazioni pacifiche dei giovani dellantiglobalizzazione. E il cardinale
statunitense James Stafford (presidente del Pontificio consiglio per i laici) a parlare:
«Sono loro, i contestatori pacifici, gli avvocati più impegnati a difendere tutti coloro
che non hanno voce». E continua: «È importante che tutti si rendano conto che il mondo
povero deve essere ascoltato. Specialmente i giovani dei Paesi meno sviluppati hanno il
bisogno e il diritto a lavorare, ad avere medicine, ad avere sicurezza, ad avere una
casa». «Ho limpressione però - ha osservato Stafford - che la globalizzazione
delleconomia stia andando in una direzione molto ostile nei confronti dei Paesi più
giovani e più poveri. Non sono convinto della determinazione dei politici del G8 ad avere
unapertura verso i problemi del Terzo mondo». Per il cardinale le manifestazioni
anti-globalizzazione costituiscono, a loro modo, lunica forma di dialogo tra punti
di vista molto diversi. «Da queste contestazioni potrebbe in realtà nascere un futuro
dialogo più formale tra mondo ricco e mondo povero».
|
Marisa
Fumagalli |
|