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DOCUMENTO POLITICO
La "solidarietà" è nei nostri tempi forma e sostanza del dominio del capitale. La forma è l'ingerenza tentacolare di chi pretende di "aiutarti" con presupposti religiosi, morali, umanitari in un processo di totale cancellazione della memoria storica. Sono proprio tali principi e religioni che hanno caratterizzato ogni momento del dominio imperialista. Un tempo i colonizzatori li utilizzavano per giustificare le conquiste, ora li sbandierano come preteso aiuto ai più deboli e già questo dovrebbe allarmarci immediatamente. La sostanza si risolve nella totale sottomissione di ogni rapporto internazionale alla logica del capitalismo.
Ad ogni campagna per l'alfabetizzazione, ad ogni distribuzione di latte, ad ogni diga od ospedale corrisponde un affare preciso, uno scambio di favori, una tangente, che passano attraverso la corruzione sistematica della borghesia dei paesi del Terzo Mondo; solidarietà ed interessi del capitale sono fusi indissolubilmente.
Oggi la solidarietà si utilizza come argomento pretestuoso da parte di Stati oppressori: campagne pubblicitarie di aziende commerciali mascherano con questa parola l'incremento delle proprie vendite, autentiche invasioni militari sono giustificate da intenti di solidarietà... e, a poco a poco, si è modificato e mascherato il significato di ciò che significa "essere solidale".
Ponendo in pratica questo modello, gli organismi internazionali, i governi e le grandi istituzioni finanziarie eleggono i paesi con i quali si farà "solidarietà" e viene demandato a "tecnici specializzati" il compito di tradurre nella pratica l'aiuto stanziato. Capovolgendo il senso della solidarietà, si arriva al punto di esigere alcune condizioni speciali per poter essere il destinatario dell'aiuto economico. Questa forma di intervento pone i popoli destinatari sul terreno della competizione per la conquista della "solidarietà". È facile indovinare che i paesi che dimostreranno un atteggiamento di maggior attenzione e adeguamento alle condizioni fissate dai donanti, riceveranno maggiori aiuti!
L'interesse dei lavoratori, delle grandi masse povere o miserabili, dei miliardi di oppressi da un sistema che li esclude dalla distribuzione della ricchezza, è riappropriarsi della capacità di sentirsi uniti, ognuno con la propria individualità, nella comune appartenenza alla classe degli sfruttati.
Una persona, una organizzazione, è veramente solidale, nel senso più vero del termine, se volontariamente si sente legata ad altri per una comunanza di idee, di propositi e di responsabilità. Da qui sorge il grande potenziale degli atti di solidarietà: non solo il popolo che la riceve ne ha un utile, ma anche chi la esercita eleva se stesso infrangendo le frontiere imposte da secoli di sottocultura determinata da società basate sulla lotta competitiva.
La lotta antimperialista è la reale solidarietà. Lottare per il socialismo è l'unica condizione per sentirci "utili", per porci correttamente nei confronti di un popolo che il linguaggio imperialista definisce del Terzo Mondo; l'insegnamento di Cuba ha voluto dire molto per tutti noi in questo senso: L'accanimento nordamericano contro Cuba non si spiega solamente nella volontà di dominio dell'imperialismo USA, ma trova la sua esasperazione nell'esempio di speranza che Cuba offre innanzitutto ai popoli dei Paesi del Terzo Mondo e a chi, nei Paesi a capitalismo avanzato, crede nella collaborazione come base per una società migliore, rifiutando la competizione e la corsa al potere e alla ricchezza che conducono al saccheggio degli altri popoli e dell'intero pianeta.
Il nostro Coordinamento ha attuato il 28 di dicembre 1993 un'intesa di collaborazione con l'Assemblea Nazionale del Potere Popolare del Municipio di Playa, ed il gemellaggio con il Museo de la Marcha del Pueblo Combatiente.
I Protocolli firmati considerano che "... questa collaborazione contribuisce a rafforzare i vincoli fraterni e rivoluzionari dei popoli di Cuba e Italia, alla conoscenza delle rispettive realtà, culture e difficoltà attuali, in particolare per difendere la giusta causa del popolo e del Governo Rivoluzionario nella difesa delle conquiste della Rivoluzione Socialista cubana, che subisce il criminale blocco imposto dal governo degli Stati Uniti d'America...".
Fra le varie proposte analizzate si è convenuto di realizzare ed ospitare in famiglie cubane micro-brigate di lavoro volontario: la prima è stata attuata lo scorso anno all'interno del Museo nel periodo dal 13 luglio al 13 agosto. La prima brigata era composta da 11 compagni e portarono con loro circa 2 tonnellate e mezza di materiali tecnologici, medicine, materiali didattici ed attrezzature, il tutto per un valore approssimato di 30.000 USD. Tutti i materiali, in accordo con le autorità cubane, sono state distribuite a strutture quali: ospedali, policlinici, medici di famiglia, scuole, entità culturali e lavorative del Municipio.
L'attuale II brigata è composta di 10 compagni ed è impegnata nella ristrutturazione del Policlinico 26 de Julio, i materiali portati sono in prevalenza medicine ed attrezzature sanitarie, materiale didattico, da lavoro e tecnologico. Il peso, valore approssimato della merce e il denaro portati per la ristrutturazione del Policlinico è simile a quello dello scorso anno e la distribuzione avviene nei medesimi termini.
Questi modesti, ma per noi importanti contributi, sono il frutto di una raccolta che impegna decine di militanti nella sensibilizzazione di larghi strati sociali, in prevalenza lavoratori. Quindi sono il frutto di piccoli apporti, a volte offerti con emozionante entusiasmo da persone molto umili ed a volte con la consapevolezza che la difesa della Rivoluzione cubana è la condizione per tenere aperta la speranza di una società migliore, per questo vorremmo che la nostra presenza e le cose che vi portiamo, siano da voi accolte come un piccolo segno internazionalista, come un gesto simbolico di restituzione di una goccia delle ricchezze che il Mondo Imperialista ha derubato e continua a derubare ai paesi del cosidetto Terzo Mondo e che, solo per questo continuo e brutale furto, una parte del mondo capitalista vive nel più sfrenato consumismo.
Le nostre brigate portano il nome di Giovanni Ardizzone, un giovane militante comunista, studente di medicina che all'età di 21 anni, il 27 ottobre 1962, durante la crisi dei missili, in una manifestazione a Milano, in favore di Cuba, fu assassinato, travolto deliberatamente da una camionetta della polizia.
Giovanni Ardizzone e Pedro Ortiz Cabrera, quest'ultimo morto nel 1980 all'Avana, sono martiri della Rivoluzione cubana che non dovranno mai essere dimenticati.