vai alle pagine di Cuba vai all'indice dell'A.S.I.CUBA
ritorno all'indice generale Per comunicare con noi



EL HOMBRE NUEVO


La liberazione dell'uomo non significa solo realizzare la giustizia sociale, non significa solo sconfiggere l'ignoranza, non significa solo sopprimere la disoccupazione...
Questo è solo un aspetto della liberazione dell'uomo, ma fino a che non sarà sconfitto l'egoismo, non avremo ancora compiuto la liberazione dell'uomo; e fino a che non avremo compiuto la liberazione dell'uomo, non avremo realizzato i nostri sogni rivoluzionari...
Contemporaneamente alla base materiale bisogna fare l'uomo nuovo...

Ernesto Che Guevara

N° 0 Settembre '96

Sommario

Manifesto Costitutivo

L'alternativa cubana

La solidarietà di Cuba al Sudafrica

La figura del Che in America Latina

Alcuni cenni storici su Cuba

Notizie da Cuba
* Da che parte sta la maggioranza?
* Senza abissi nel livello di vita
* Si regolamenta il lavoro in proprio
* Chi guadagna in valuta paga in valuta
* Accesso all'edizione digitale del Granma Internazionale
* Risposta del Ministro dell'agricoltura a Raul Castro

Comunicazione ai lettori


MANIFESTO COSTITUTIVO



L' Associazione di Solidarietà Internazionalista con Cuba nasce come un'espressione di gemellaggio ideale con tutti i popoli oppressi.
Essa si propone il compito di contribuire alla promozione del concetto di SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALISTA, ovvero:
· solidarietà intesa come un atto politico a difesa e sostegno del diritto di ogni popolo all'emancipazione dallo sfruttamento e alla propria autodeterminazione;
· solidarietà determinata dal sentirsi oggettivamente e volontariamente legati ad altri per comunanza di idee, propositi e responsabilità, assumendone la causa come propria.
In questo l'Associazione trova esempio e fa riferimento agli ideali e alla profonda coerenza di Ernesto Che Guevara e della Rivoluzione Cubana.

Tale solidarietà deve essere praticata su due fronti, uno di carattere politico e l'altro di carattere materiale, dei quali il secondo non può che essere complemento al primo:

· la solidarietà politica ha la funzione di difendere e sostenere le lotte di questi popoli contro l'imperialismo e il liberismo, a partire dalla proposta di una corretta informazione, contro l'ignoranza che viene sistematicamente diffusa dai potenti mass-media, che sono strumento di manipolazione della realtà e arma di propaganda al servizio del grande capitale mondiale;
· la solidarietà materiale ha la funzione di trovare risposte di sostegno rapido alle carenze nello sviluppo e ai bisogni elementari dei popoli, negati su scala mondiale da un sistema di produzione strutturalmente basato sullo scambio ineguale e che esclude i tre quarti della popolazione del pianeta dall'accesso alle risorse e ai mezzi di produzione.
Il fine ultimo di tale forma di solidarietà è quello di contribuire allo spostamento di quei rapporti di forza che sono all'origine del sottosviluppo.

La solidarietà così intesa è patrimonio inalienabile dei popoli: essere solidali significa riappropriarsi di uno strumento di partecipazione e di lotta comune.

Tale è il corretto significato e la corretta pratica della SOLIDARIETÀ, mentre assistiamo oggi ad un uso e abuso del termine, che ne distrugge il vero contenuto: la si concepisce solo nella sua accezione economica, ignorandone o dimenticando il suo significato più grande e rivoluzionario che è quello della corresponsabilizzazione.
Si presenta come unico obbiettivo della solidarietà il sopperire a carenze quotidiane (quali le alimentari o le sanitarie) ed in tal senso diventa indifferente solidarizzare con Haiti, la Somalia, la Bosnia o magari con Cuba.
Con questi nuovi concetti la "solidarietà" la esercita non chi si identifica con gli obbiettivi del destinatario, ma chi è in possesso delle risorse per farlo.
Quindi a maggior capacità economica corrisponderebbe una maggiore "solidarietà".
D'altro lato, organismi internazionali e istituzioni finanziarie nascondono spesso dietro gli "aiuti umanitari" bieche pratiche mercantili ed il reale intento, nel ben noto quadro del Nuovo Ordine Mondiale, di esercitare pressioni politiche in modo ricattatorio.

In questo contesto l' Associazione di Solidarietà Internazionalista con Cuba si pone l'obbiettivo di sostenere idealmente e concretamente la Rivoluzione Cubana
• perché esempio di vittoria dell'indipendenza dal neocolonialismo e di impegno internazionalista a fianco delle lotte di liberazione dei popoli oppressi in tutto il mondo.
• Perché esempio luminoso per i popoli che aspirano a riscattarsi dal dominio imperialista.
• Perché esempio concreto della reale possibilità di costruire una società solidale, fondata sui principi dell'uguaglianza, una società sovrana fondata sul diritto all'autodeterminazione, una società profondamente democratica basata sulla partecipazione e sulla corresponsabilizzazione di tutti.
• Perché laboratorio di ricerca attiva e costante nel perseguire le vie di perfezionamento dell'esercizio popolare del potere.

Proprio perché Cuba è tutto questo, da 37 anni i vari governi degli USA attuano spietate aggressioni, da un lato sottoponendola ad un totale blocco economico, commerciale e finanziario, sancito da leggi, di cui la cosiddetta Helms-Burton non è che l'ultima e che sono in totale violazione del diritto internazionale, dall'altro patrocinando, in modo più o meno velato, attentati, sabotaggi, incursioni aeree a pretesi fini "umanitari".

Nello scenario mondiale caratterizzato dall'acuirsi delle contraddizioni economiche intercapitalistiche e dall'aumento della tensione sociale, riteniamo che la resistenza di CUBA di fronte al Nuovo Ordine Mondiale rappresenti un grande e straordinario modello di dignità e di impegno politico ed umano.

Raccordando tra loro quanti hanno lavorato e tuttora lavorano per il concreto consolidamento e sviluppo della solidarietà internazionalista e a fianco della Rivoluzione Cubana, nasce la nostra Associazione che si propone come strumento organizzativo su scala nazionale.
Riteniamo che, in coerenza con la nostra ragione d'essere, il nostro metodo di lavoro non possa che essere collettivo, fondato sull'apporto militante e partecipativo di tutti i membri e che garanzia di successo della nostra pratica politica sia la libera circolazione delle idee e dei contributi, in una dialettica interna costante e profondamente democratica.

L'Associazione di Solidarietà Internazionalista con Cuba nasce strutturata in Circoli distribuiti su tutto il territorio nazionale ed è aperta al dialogo e alla collaborazione con tutti: singoli, comitati o associazioni con finalità e idealità affini alle nostre.

L'Associazione di Solidarietà Internazionalista con Cuba aderisce al COORDINAMENTO A SOSTEGNO DELLA RIVOLUZIONE CUBANA, già ufficialmente riconosciuto dalle istituzioni cubane, con le quali fin dal 1993 promuove significativi progetti di solidarietà materiale e politica.



La Segreteria, il Direttivo, i Circoli dell'Associazione di Solidarietà Internazionalista con Cuba.

L'alternativa cubana



Il capitalismo è insieme economia empirica e criminalità scientifica. L'economia concorrenziale e il libero mercato, sono gli strumenti per la corsa alla ricchezza illimitata e al potere personale, potenzialmente offerti a tutti, ma nella realtà destinati a pochi, per gli altri, il rischio è di diventare totalmente poveri. Come economia, il capitalismo non è abilitato a risolvere alcun problema sociale in termini universali. Per esempio, non può dare lavoro a tutti, non può garantire niente a nessuno, nemmeno il diritto alla proprietà privata, su cui dice di basare la sua dottrina. Infatti, di proprietà c'è chi ne ha a dismisura, e c'è chi non ne ha alcuna.
Stato sociale e democrazia sono totalmente incompatibili con il capitalismo. Il primo, per la detta inabilità alla soluzione universale dei problemi sociali; la seconda, perché presuppone l'uguaglianza economica: ove manca questa, il voto non può essere libero. Il potente ha molti modi e mezzi per prevalere sul nullatenente. Per la stessa ragione "la legge non è uguale per tutti": c'è chi può essere assistito da un collegio di buoni avvocati, c'è chi deve accontentarsi del gratuito patrocinio d'ufficio. L'unico principio cònsono al capitalismo è quello della concorrenza ma il capitalismo non può garantire nemmeno pari diritto alla concorrenza. Infatti il ricco ha più mezzi per concorrere. A parità di capacità intellettuali e professionali, ha più probabilità di vincere chi è più ricco. La libertà economica capitalista è concorrenza economica e la democrazia politica capitalista è concorrenza elettorale alla conquista del potere.
Tutta la retorica sprecata a questo punto è semplicemente bugiarda e grottesca. Qualunque azienda capitalista, industriale o commerciale, è anzitutto un'azienda produttrice di profitti.
Un'azienda privata, motivata dal bene sociale, è una contraddizione in termini. È a tale azienda che si chiede la soluzione universale di problemi sociali come: lavoro per tutti, giustizia economica, diritto alla sanità, ecc... che essa non può dare. Essa semplicemente prende i problemi sociali come pretesto della propria ragion d'essere, mentre nella realtà tende solo a moltiplicare i propri profitti in concorrenza con tutte le altre aziende.

I meccanismi dell'economia capitalista sono perversi per se stessi indipendentemente dall'eventuale onestà degli operatori. Ciò che si raccomanda agli operatori, specie da parte delle autorità politiche e finanziarie e soprattutto nelle crisi, è la competitività. Competitività sta per guerra economica e significa, in altre parole, fare in modo di vendere i propri prodotti o servizi al posto di quelli di altri (che, per conseguenza, hanno la peggio). Come tutte le guerre, la competitività ha vinti e vincitori e siccome nessuno vuol perdere, non c'è guerra che rispetti le proprie stesse regole e nessun protocollo può evitare che la guerra sia guerra. L'unico modo di moralizzare la guerra è quello di non farla. La stessa cosa può dirsi del capitalismo, che riproduce in negativo le leggi della giungla, quindi amorale per definizione e che si risolve necessariamente in criminalità.
Non c'è alcuna forzatura in queste considerazioni e quindi l'equazione capitalismo-criminalità non è una battuta né un'opinione ma una constatazione di fatto.
Quando si afferma che un'azienda capitalistica dà lavoro, si dice solo una grossa calunnia, giocando con le parole e con l'apparenza dei fatti. L'azienda capitalistica non ha alcun compito di dare lavoro, ma ha bisogno di lavoro per l'unico fine che le è naturale: la produzione di profitti. Quando il costo del lavoro (che considera una merce!) è incompatibile con la produzione dei profitti, essa riduce il costo o il lavoro a favore dei profitti. L'affermazione contenuta nella nostra Costituzione che "l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro" è semplicemente priva di senso, perché il lavoro si può averlo o non averlo, perciò è normale dover vivere mendicando e perfino vivere bene senza lavoro, cioè da legale parassita.
In un contesto capitalista lo Stato di Diritto è tanto assurdo quanto quello sociale. Lo Stato di Diritto vuole che tutti godano degli stessi diritti e nella stessa misura, ma ciò è possibile solo nell'ambito di uno Stato sociale che garantisca a tutti la sufficienza e l'uguaglianza economica.
In una società capitalista la democrazia è pura parvenza spettacolare. Il potere, di fatto, è di chi possiede il maggiore potere economico, cioè della grossa industria, o meglio della grande finanza, che lo esercita tenendo ben lontani i lavoratori da quei "consigli di amministrazione" dove si decidono le reali scelte economiche del Paese. Il potere ufficiale è solo un potere vassallo rispetto a quello dei prìncipi dell'economia. Se le nostre strade scoppiano di mezzi privati e mancano di sufficienti ed efficienti mezzi pubblici, lo si deve al potere criminale dei grossi capitalisti che hanno imposto una politica del mezzo privato contro quella (razionale e morale) del mezzo pubblico.
Se per il potere industriale il cittadino è visto nella sola veste di consumatore, per il potere politico è visto nella sola veste di contribuente. Lo Stato:
- attraverso le imposte indirette colpisce indifferentemente ricchi e poveri, benestanti e nullatenenti;
- attraverso le imposte dirette riduce il necessario dei poveri, mentre sfiora appena il superfluo dei ricchi;
- attraverso la somma dei prelievi fiscali lascia i ricchi ricchi, mentre rende i poveri più poveri.
Per contro, il cittadino ha l'assistenza quando è possibile: nella misura in cui essa nuoce ai conti dello stato, subentra lo stato di abbandono.
Lo Stato capitalista, non gestisce in proprio i lavori di sua specifica competenza, come sarebbe ovvio fare, ma, con il pretesto di incentivare la libera iniziativa e la concorrenza, si avviluppa in una maglia di appalti, concessioni e finanziamenti. Insomma, crea istituzionalmente i presupposti della corruzione e dello sperpero ovvero del "mercanteggiamento" tra dare ed avere, che porta inevitabilmente allo scambio di favori, alle corruzioni, alle tangenti.
Il capitalismo è strutturalmente criminogeno non solo perché produce sperequazioni abissali e quindi conflittualità, propositi di rivalsa e occasioni di complicità, ma anche perché aggredisce la natura e mette a repentaglio la stessa vivibilità del pianeta.
L'unica anomalia, Cuba, è assediata, mentre in Paesi come il Salvador, il Guatemala, l'Onduras, il Brasile ed altri, all'ombra di finte democrazie si uccidono i contadini a decine o a centinaia, si fa commercio di bambini: interi o a pezzi, senza che nessuno batta ciglio, . Noi non vediamo a Cuba nulla che possa assomigliare al clima generalizzato di violenza che caratterizza quei Paesi.
In America Latina muoiono ogni anno 800 mila bambini che potrebbero salvarsi. Nessuno di quei bambini che potrebbero essere salvati muore a Cuba.
Non si vede per le strade delle città un solo bambino abbandonato, che cerchi di sopravvivere in qualche modo, assente dalla scuola, senza alcuna protezione; non si vedono mendicanti che vivono di elemosina, tantomeno le situazioni di estrema miseria che si possono vedere con grande evidenza nelle opulente capitali di molti Paesi sviluppati. In America Latina i bambini abbandonati sono 30 milioni e negli Stati Uniti, malgrado la loro immensa e favolosa ricchezza, i diseredati e i senza tetto si contano ancora a milioni. Ogni 90 minuti, nelle metropoli degli Stati Uniti, un bambino muore ammazzato!
A Cuba non si rileva l'uso e il commercio della droga, della delinquenza organizzata definita impropriamente mafia per nasconderne la reale connotazione capitalistica, tantomeno si vede il doloroso spettacolo del popolo represso con la forza.
Come può essere perseguita una società nella quale ogni cittadino ha assicurata l'assistenza sanitaria, qualificata e gratuita, a qualsiasi costo; una società dove non ci sono analfabeti, che offre a tutti l'opportunità di studiare e di accedere alla cultura, la possibilità di sviluppare e mettere in pratica l'intelligenza e la capacità creativa di ogni cittadino; una società che ha formato i propri cittadini sui principi della solidarietà e del non interesse privato, dalla quale centinaia di migliaia dei suoi figli sono partiti per aiutare altri popoli, nonostante le condizioni difficili nelle quali questo aiuto veniva offerto?
In realtà Cuba viene innanzitutto perseguita proprio per questi traguardi raggiunti, che sono la dimostrazione pratica ed inequivocabile della possibilità di riscatto per tutti i popoli oppressi dall'imperialismo capitalista ed anche per la sua posizione geografica che fa ritenere agli Stati Uniti che debba "naturalmente" appartenergli.
La principale accusa mossa a Cuba dal mondo capitalista capeggiato dagli Stati Uniti è quella di mantenere un regime comunista (gli Stati Uniti parlano di una "dittatura comunista"), a economia centralizzata e priva di istituzioni di tipo democratico-parlamentare. Il diritto internazionale riconosce a ogni Stato la sovranità di scegliere il sistema politico, economico e sociale che esso ritiene più opportuno. La regola che prevede questo diritto è una delle regole fondamentali dell'ordinamento internazionale ed è sulla sua base che si è elaborata, nel 1945 a S. Francisco, la Carta delle Nazioni Unite, organizzazione che vede la partecipazione e la collaborazione proprio fra Stati a diverso regime politico, economico, sociale e culturale.

La solidarietà di Cuba al Sudafrica



Chiunque abbia perso ogni speranza, nel corso degli anni Novanta, sulla solidarietà socialista internazionalista, avrebbe dovuto essere il 27 febbraio del corrente anno 1996 all'aeroporto internazionale di Johannesburg, quando il primo contingente di novantasei medici cubani è arrivato in Sudafrica.
Effettivamente, è stato un bello spettacolo; la gente festosa innalzava cartelli di saluto: "Benvenuti, medici cubani, nel distretto di Mpumalanga"; oppure: "Lunga vita allo spirito del Che Guevara". Certo, c'erano le autorità centrali, con alla testa la ministra della Sanità, Nkosazana Zuma, e le autorità dei distretti dove le équipes cubane installeranno i loro ambulatori.
Ma alla notizia, data in televisione, del loro imminente arrivo la gente si è mossa da lontano, col treno e con l'autobus, con trattori e con cavalli per affollare la spianata di fronte agli arrivi internazionali e salutare festosamente quelle donne e quegli uomini che arrivavano da tanto lontano per aiutare, ancora una volta, la maggioranza nera del Sudafrica.
Ancora una volta? Certo. Ha buona memoria, il popolo. E un cartello lo sottolinea: "Grazie, ancora, per Cuito Canavale". Cuito Canavale, la più lunga e dura battaglia combattuta in Africa dopo la seconda guerra mondiale. La battaglia in cui le volontarie cubane affrontavano sul campo, in Angola, il potente esercito sudafricano e, in alto nel cielo, piloti cubani respingevano la forte aviazione militare di Pretoria. Il contingente di Cuba, a fianco dell'esercito angolano, fermò l'invasione e umiliò la macchina da guerra di Pieter Botha. Quella sconfitta contribuì fortemente al crollo rovinoso del regime di apartheid e diede impulso al movimento di massa per l'ultima, poderosa spallata.
Questa gente che affolla l'aeroporto è felice, per il nuovo contributo cubano; ma contemporaneamente è proprio preoccupata. Per Cuba. Al telegiornale non c'era solo l'annuncio dell'arrivo dei medici. C'era anche la notizia dell'indurimento dell'embargo da parte degli Stati Uniti.
«È una vergogna -afferma un giovane che imbraccia un cartello inneggiante all'internazionalismo- che la nuova legge statunitense contro Cuba sia stata chiamata "Liberty Bill", legge della libertà!». «La destra bianca, qui -incalza una ragazza- dice che questa misura va bene e che va appoggiata, da un Paese come il Sudafrica che per tanto tempo è stato oggetto di sanzioni internazionali. Ma a quella gente sfugge che eravamo noi, la maggioranza del popolo, a chiedere al mondo di boicottare il regime dell'apartheid. Vadano a domandarlo al popolo di Cuba, se vuole il blocco!». «Ho visto in tv -continua un vecchio, solenne nel suo turbante- un senatore del Texas che parlava di Fidel Castro come di un brutale dittatore e un assassino. Be', se tutti gli assassini del Texas mandassero in giro, gratis, gruppi di medici, i mali che uccidono l'infanzia del mondo sarebbero stati sconfitti da tempo».
Sbaglia. Non arrivano gratis, i medici cubani. Saranno pagati con l'onorario dei sanitari sudafricani dipendenti dallo Stato. Il che vuol dire parecchio di più di quanto prendevano a Cuba. Ma terranno per sé solo il necessario per vivere nei nostri villaggi, forse meno del loro salario cubano. Il resto lo rimanderanno a casa. Saranno rimesse in valuta che, per lo meno, aiuteranno un po' il Paese a resistere anche di fronte al nuovo attacco. Kanimambo! (Benvenuti).

La figura del "Che" in America Latina



Una pagina di Omar Cabezas (La montana es algo mas che una immensa estepa verde, Managua, Editorial Nueva Nicaragua, 1983) illustra concretamente la capacità di attrazione della figura del Che nella formazione delle nuove generazioni sandiniste. Un gruppo di giovani guerriglieri, sotto la direzione di "Tello", deve portare del mais per il pasto della gente dell'accampamento. Ciascuno di loro cammina con un carico tra le 75 e le 85 libbre. Ad un certo punto non ce la fanno più. "Con Tello dice Omar Cabezas viene a crearsi una situazione di estrema tensione; ci fermammo in 30 e dicemmo, no". È allora che Tello rivolge loro un lungo discorso sull'uomo nuovo: "Compagni afferma voi avete sentito parlare dell'uomo nuovo". Ci fermammo a guardarlo. "Ma sapete dov'è l'uomo nuovo? È forse nel futuro? L'uomo nuovo è forse ciò che vogliamo creare con la nuova società, quando trionferà la rivoluzione...? " Rimase a guardarci, e poi continuò: "No, fratelli. Sapete dov'è? È la sul crinale, in cima al colle che stiamo salendo... È là, cercatelo, prendetelo, reggiungetelo. L'uomo nuovo è più avanti dell'uomo normale. L'uomo nuovo è al di là della stanchezza delle gambe... L'uomo nuovo è al di là della pioggia, al di là degli insetti che ci molestano, al di là della solitudine. L'uomo nuovo è qui, nel di più del coraggio. È qui, dove l'uomo normale comincia a dare di più dell'uomo normale. È dove l'uomo inizia a dare di più di ciò che è comune tra gli uomini. Quando l'uomo comincia a dimenticare la sua stanchezza, a dimenticare se stesso, a negare se stesso... L'uomo nuovo è qui. dunque se siete stanchi, se vi sentite vinti, dimenticate di esserlo. Salite la collina, perché quando sarete arrivati alla cima avrete conquistato un pezzetto dell'uomo nuovo. L'uomo nuovo iniziamo a crearlo qui. Qui comincia l'uomo nuovo, perché il Fronte dev'essere un'organizzazione di uomini nuovi, che dopo aver trionfato sappiano generare una società di uomini nuovi. Se volete essere uomini nuovi nella realtà e non nella teoria, andate avanti..." Ci fermammo a guardarci l'un l'altro. Perbacco, ma certo che è questo l'uomo nuovo! Come se non sapessimo che per essere uomini nuovi e per uccidere l'uomo vecchio bisogna affrontare un sacco di difficoltà! Allora io mi ricordai del Che e compresi la grandezza di ciò che il Che voleva dire quando parlava dell'uomo nuovo: l'uomo che dà di più degli altri uomini, a costo di sacrifici, a costo della distruzione dei propri difetti, dei propri vizi. Rimanemmo a guardarci, convinti che Tello aveva ragione. Aveva toccato il nostro punto debole, perché tutti noi credevamo di essere come il Che o come Julio Buitrago o come Rigoberto. Così ci siamo messi gli zaini in spalla, ci siamo guardati e ci siamo detti: questo benedetto uomo nuovo dobbiamo acciuffarlo oggi a tutti i costi! Iniziammo a salire. Verso mezzogiorno, mi tornavano alla mente le immagini dell'uomo nuovo: essere come il Che, diventare come lui... e ti giuro che non ci siamo riposati per tutto un tratto uguale a quello che avevamo già percorso e durante il quale ci eravamo fermati per riposarci almeno cinque volte.
Da: Sandinismo marxismo cristianesimo la confluenza di Giulio Girardi

Perchè siamo solidali con Cuba



Negli ultimi anni del secolo scorso, mentre i cubani lottavano per l'indipendenza dalla Spagna, gli Stati Uniti già si espandevano nei Paesi dell'America Latina considerandoli come "cortile di casa". Fallito il tentativo di comprare Cuba dalla Spagna per 6 milioni di dollari, sbarcarono con i marines il 22 aprile 1898. Gli insorti cubani avevano di fatto vinto la guerra; ma per ironia della sorte la vittoria divenne in realtà vittoria degli Usa.
Il 1° gennaio 1899 nasce la "repubblica mediatizada", dipendente dagli Usa, i quali, tra le altre cose, imposero l'emendamento Platt che prevedeva: controllo sulle tariffe doganali; divieto per il governo di Cuba di stipulare trattati internazionali o contrarre prestiti senza l'approvazione Usa; concessioni per gli Stati Uniti di basi militari a Cuba (tra le quali quella di Guantanamo, tuttora occupata!); il potere agli Usa di intervenire militarmente nell'isola. Per obbligare i cubani al rispetto della nuova situazione, i marines intervennero 3 volte nel giro di 11 anni: nel 1906, 1912, 1917. Oltre agli interventi repressivi, gli Usa imposero governi fantoccio e, nell'interesse della libera concorrenza fra le varie banche e grandi industrie nordamericane, imposero a Cuba un sottosviluppo cronico ed una esasperata economia basata unicamente su un'unica coltivazione.
Le condizioni di vita arretratissime, l'analfabetismo, le malattie, la sottoalimentazione, la mortalità infantile elevatissima, furono il terreno che dette origine al movimento operaio e rivoluzionario. Da una parte si susseguirono scioperi e manifestazioni di massa e, dall'altra parte una processione di dittatori sanguinari. Nel Paese regnava la corruzione e la miseria. Nel 1952 Batista sospese le garanzie costituzionali, assoldò gruppi di gangster e, con il riconoscimento ufficiale degli Usa, iniziarono vere e proprie esecuzioni di massa.
Il 1° gennaio 1959, data della vittoria della Rivoluzione, a Cuba, che nel frattempo aveva acquisito l'appellativo di "bordello degli Stati Uniti", ogni cosa; dalle bische per soddisfare i piaceri dei ricchi nordamericani alle coltivazioni della canna da zucchero, dall'energia elettrica alle raffinerie di petrolio, tutto era di proprietà della grande delinquenza legale e paralegale degli USA, ovvero dei grandi monopoli agrari, industriali e finanziari, compresi quelli impropriamente definiti mafiosi.
Il 17 maggio il Governo Rivoluzionario attua una riforma agraria alla quale gli USA rispondono con le prime misure di un embargo economico che diverrà fra i più duri nella storia delle relazioni interstatali, fino a diventare un vero e proprio blocco economico, commerciale e finanziario che continua tuttora.
L'accanimento nordamericano contro Cuba non si spiega solamente nella volontà di dominio dell'imperialismo USA, ma trova la sua esasperazione nell'esempio di speranza che Cuba offre innanzitutto ai popoli dei Paesi del Terzo Mondo e a chi, nei Paesi a capitalismo avanzato, crede nella collaborazione come base per una società migliore, rifiutando la competizione e la corsa al potere e alla ricchezza che conducono al saccheggio degli altri popoli e dell'intero pianeta.
Da alcune parole di Ernesto Che Guevara e di Fidel Castro si può intuire il progetto che permette ad un intero popolo di sopportare con dignità senza pari le provocazioni più infami e che da 35 anni guasta il sonno di lor signori:

"la liberazione dell'uomo non significa solo realizzare la giustizia sociale, non significa solo sconfiggere l'ignoranza, non significa solo sopprimere la disoccupazione... Questo è solo un aspetto della liberazione dell'uomo, ma fino a che non sarà sconfitto l'egoismo, non avremo ancora compiuto la liberazione dell'uomo; e fino a che non avremo compiuto la liberazione dell'uomo, non avremo realizzato i nostri sogni rivoluzionari... La costruzione del socialismo e del comunismo non è solo un problema di distribuzione della ricchezza, ma è anche una questione di educazione e di coscienza... viaggio allucinante dall'io al noi. E questo viaggio non lo può fare il capitalismo, perché sacrifica al diritto di proprietà gli altri diritti e organizza la vita come una corsa di lupi, identifica la libertà degli affari con la libertà delle persone..." Ernesto CHE Guevara

"... ma la nostra società, solidale e umana non getta nessuno per la strada, non lascia un solo lavoratore senza impiego, divide ciò che ha, e questo è il socialismo, è la giustizia sociale.
Se ha molto può dividere molto e se ha poco può dividere poco, ma divide ciò che ha, non lascia nessuno abbandonato. " Fidel Castro

Notizie da Cuba



da "GRANMA INTERNACIONAL" 26 giugno 1996

DA CHE PARTE STA LA MAGGIORANZA ?
I cittadini con maggior possibilità di accesso alla valuta sono la minoranza. (...)
D'altro lato servizi come l'educazione, la sanità, l'acqua potabile, la protezione giuridica, l'elettricità, l'accesso alla cultura e allo sport - fra le altre garanzie - evidenziano che continua ad essere vigente l'uguaglianza delle opportunità (...).
Compresa anche la distribuzione razionata degli alimenti di base, alla portata di qualsiasi nucleo familiare. Secondo dati ufficiali, negli anni '80 il consumo giornaliero toccò le 3.000 calorie e 80 grammi di proteine, mentre nel '92 -appena iniziato il "periodo speciale"- risultava ridotto a 2.833 e 69.
Il consumo attuale non è uguale per le persone che vivono del proprio salario (la media a Cuba è di 196 pesos nel settore civile statale) le quali debbono affrontare, per esempio, i prezzi del mercato agropecuario, in cui vige la legge della domanda e dell'offerta.

SENZA ABISSI NEL LIVELLO DI VITA
Fino al 1990 il 90% della forza lavoro si concentrava nel settore statale dell'economia. La tendenza è stata quella di diminuire e diversificare le forme di proprietà, con l'introduzione dell'impresa mista, il lavoro privato e le cooperative (Unità di Base di Produzione Cooperativa e Cooperative di Produzione Agropecuaria).
Questo non significa che lo Stato abbia perduto la sua preminenza sociale ed economia, giacchè ancora l'entità di queste forme d'impiego è insignificante: secondo la CTC (NdT Confederazione sindacale) i lavoratori autonomi sono circa il 4% della forza lavoro.
Gli specialisti ritengono che i cambiamenti generati nella struttura sociale scompariranno nella misura in cui l'economia recupererà la sua dinamica e ci avvicineremo nuovamente alla formula socialista per cui le persone vivono secondo la quantità e la qualità del loro apporto sociale.
La maggioranza dei cubani vive modestamente del proprio salario e nello stesso tempo di altri introiti di denaro con cui copre le necessità.
Ci sono differenze (...) anche nell'ambito della minoranza che gode di migliori condizioni di vita: un lavoratore che vive ricaricando accendini non guadagna lo stesso del padrone di un "paladar" (NdT ristorante a conduzione familiare). (...)
Resta evidente comunque che se a livello mondiale il 20% della popolazione gode dell'80% degli introiti, Cuba può considerarsi un caso atipico, come ha affermato recentemente Carlos Lage, vice presidente del Consiglio di Stato.
Per eliminare o contrastare questa concentrazione di introiti in determinati settori si è messa a punto la legge tributaria (...). La linea di condotta adottata dallo Stato davanti al "periodo speciale" è stata quella di non assumere formule neoliberali che in altri paesi dell'America Latina hanno portato conseguenze sociali tristissime.
Paradossalmente nelle nazioni più ricche, come gli USA, negli ultimi anni, con le misure economiche assunte, la povertà si è alzata dal 9 al 16%, mentre la disoccupazione in Europa è arrivata a livelli allarmanti.
Restando in piedi la protezione statale a lavoratori temporaneamente "razionalizzati", a persone con bassissimi introiti, soprattutto ad anziani senza aiuto familiare, a donne in gravidanza, a madri sole e a pensionati (di cui il 60% riceve mensili inferiori a 100 pesos), diminuisce la possibilità della comparsa di nuclei in miseria.
(...)La maggioranza dei cubani soffre delle scarsezze del "periodo speciale", però lontano da qualsiasi immagine di povertà reale, come invece accade alla metà dei cittadini dell'America Latina, dell'Africa e anche dei paesi ex socialisti e in settori degli USA: ci troviamo ad un livello di vita medio che non è precisamente quello dell'emarginazione o della miseria


da GRANMA INTERNACIONAL del 26 giugno 1996

SI REGOLAMENTA IL LAVORO IN PROPRIO
di Octavio Lavastida
Il sistema tributario cubano ha le basi fondamentali e la modernità per raggiungere nel futuro immediato la medesima efficacia che ha in altre parti del mondo (...). In ogni quartiere, in riunioni dei Comité de Defensa de la Revolucion, si sono discusse centinaia di domande e preoccupazioni della popolazione.
Ora il sistema è in una fase di riorganizzazione generale con l'entrata in vigore, lo scorso 1° giugno, del Regolamento per il lavoro in proprio, approvato dai Ministeri del Lavoro e Sicurezza Sociale e delle Finanze e Prezzi, che concordano nel sottolineare che queste misure intendono rafforzare il lavoro per conto proprio, attraverso il controllo e la disciplina e, in nessun modo, colpirlo o limitarlo. La necessità di ampliare rapidamente la gamma delle attività lavorative ammesse (...) ha fatto sì che "il carro fu messo davanti ai buoi", giacchè comparvero prima i lavoratori privati e poi il sistema tributario.(...).
Le imposte sono divenute importanti a Cuba con la decentralizzazione dei metodi di pianificazione e direzione della economia e nel momento in cui si affronta con successo lo squilibrio finanziario interno (il deficit di bilancio arrivò ai 5 miliardi di pesos nel 1993). (...).

CHI GUADAGNA IN VALUTA PAGA IN VALUTA
Quando il lavoratore dichiara di guadagnare in valuta deve pagare il 75% della sua quota mensile nello stesso tipo di moneta.
(...) La voce che lo Stato intenda indebolire la concorrenza che i privati fanno alle imprese di ristorazione nazionale è totalmente falso.
Ciò che il fisco intende fare è gravare le transazioni commerciali in divisa con quote impositive che, in comparazione con la moneta nazionale, sono alte. Ma il turista o qualsiasi cubano può cambiare la propria divisa con la moneta nazionale nella rete delle "Case di Cambio" e quindi pagare in pesos. Ciò che si persegue è aumentare l'offerta in moneta nazionale e di conseguenza fortificare sempre più il peso.
Altro argomento contro l'aumento delle imposte sollevato a questo settimanale dal padrone di un "paladar" è che "il Governo pretende di raggiungere l'efficenza a spese dei lavoratori privati": quello che è certo è che, per esempio, i 63.300.000 pesos raccolti nel primo quadrimestre di quest'anno tra i lavoratori autonomi regolarmente iscritti non rappresenta che l'1% di tutte le imposte introitate dallo Stato: cioè sono le imprese statali quelle che reggono il peso del bilancio statale (...)
La media nazionale della quota mensile fra i 205.300 lavoratori è di 102 pesos. (...)
Rimane in vigore la proibizione di utilizzare lavoratori salariti così come l'impego di intermediari, deve cioè essere lo stesso lavoratore quello che commercializza i suoi prodotti.
Recentemente il Presidente Fidel Castro affermava come a Cuba non ci sia nessuno che versa lacrime perchè non abbiamo milionari mentre risulta comprensibile come la gran maggioranza della popolazione non sia d'accordo con l'approfondire ancora più le differenze sociali che già esistono in uno dei paesi che con più giustizia ha distribuito la sua ricchezza negli ultimi 35 anni


ACCESSO ALL' EDIZIONE DIGITALE DEL "GRANMA INTERNAZIONALE"
(dalla rubrica corrispondenza coi lettori G.I. del 14 agosto 1996)

Per i molti lettori che ci scrivono perchè interessati a trovare notizie di Cuba in generale e il Granma Internazionale in particolare, informiamo che sono disponibili in INTERNET le pagine Web della edizione digitale del nostro settimanale, per ora in versione spagnola e inglese, oltre ad una sintesi in tedesco.
Al World Wilde Web (WWW) si può accedere con alcuni dei più popolari "browseers" e lo troverete in HTTP://WWW.CUBAWEB.CU/GRANMA.


RISPOSTA del MINISTRO dell'AGRICOLTURA a RAUL CASTRO: CON L'AUTOCRITICA RISOLVEREMO INSUFFICIENZE E IRRESPONSABILITÀ
da "GRANMA" del 3 luglio 1996
(NdT: il Ministro Raul Castro aveva duramente e pubblicamente criticato un episodio di inefficenza in cui era andato perduto un carico di derrate alimentari)

Compagno ministro,
in seguito alle giuste segnalazioni da lei avanzate, lo scorso 22 maggio, circa la perdita di prodotti agricoli a La Habana, indipendentemente dal fatto che l'analisi di quanto occorso e la scelta di renderla pubblica, come modo sano ed esemplare di sdradicare deficienze, erano a mia conoscenza, (...) considero un dovere dare risposta alla sua lettera.
Posso spiegarle che, benchè ci si trovasse col più grande raccolto di "FRIO" degli ultimi anni, non è stata messa a disposizione la totalità dei mezzi di trasporto richiesti; avremmo dovuto perfezionare in anticipo l'organizzazione di un sistema di immagazzinamento e distribuzione dei prodotti in quanto quello attuale non è funzionale, soprattutto nella capitale.
È mancata una corretta gestione delle vendite (...) e i prezzi non vennero abbassati con la rapidità necessaria dinnanzi al pericolo di perdite (...).
La limitata capienza dei frigoriferi non ha permesso di conservare una quantità maggiore di prodotti, limitandone quindi la perdita. Si decise, per l'immagazzinamento nei frigoriferi, di dare la priorità assoluta a tutto il raccolto delle patate: s'è raggiunto il quantitativo più alto di tutti i tempi che ci permetterà d'effettuare consegne alla popolazione per molti mesi prossimi. Contemporaneamente l'industria non ha avuto a disposizione contenitori e risorse sufficienti per lavorare le eccedenze.
Vennero trasferiti verso altre province 265.000 quintali, però ci sono state limitazioni reali nel trasporto nonostante la mobilitazione di 900 camion dell'agricoltura, in parte provenienti da altre province(...).
Con spirito autoritico ci siamo proposti di trovare una soluzione alle insufficienze e alle irresponsabilità e contemporaneamente affrontare in modo risoluto i problemi burocratici che tanto danno causano al lavoro, come lei stesso ha denunciato nella riunione con i delegati nazionali dell'agricoltura.
In tutti i livelli del nostro Ministero si è dato inizio ad un'analisi della sua lettera che coinvolge sia i quadri che i lavoratori e, prima di tutto, si è riaffermata la giustezza delle critiche da lei sollevate, enfatizzando, inoltre, l'utilità che possiamo ricavarne se ognuno rivede i risultati del proprio lavoro, riflette circa i metodi utilizzati nel proprio lavoro, le deficienze esistenti e i mezzi per poterle superare.
Questo processo venne iniziato immediatamente in riunioni con i Delegati Territoriali, Viceministri, Direttori Nazionali e i dirigenti dell'immagazzinamento: in tutti i casi la reazione è stata rivoluzionaria, s'è generato uno spirito di lavoro che contribuirà a migliorare i risultati della nostra gestione.
Si sono concretizzate le azioni per dare risposta alle sue indicazioni, e cioè:
- il Governo ha stanziato un finanziamento per l'ampliamento della capacità dei frigoriferi, prelevandolo dalle riserve a disposizione del Ministero del Commercio Interno;
- si è costituito un gruppo di lavoro per determinare le responsabilità dei quadri sia del Ministero che della Distribuzione circa questa situazione, gruppo che dovrà individuare anche le misure disciplinari da applicare al caso;
- si sono effettuate riunioni e incontri sia con l'Unione per l'immagazzinamento che con le imprese che si occupano di questo a L'Avana al fine di disporre di tutti gli elementi;
- sono allo studio, e verranno poi proposte, varianti organizzative più adeguate per la commercializzazione e l'immagazzinaggio dei prodotti nella capitale;
- si sta elaborando un programma di lavoro con i Ministri del Commercio Interno, dell'Industria Alimentare e del Trasporto e con i consigli dell'Amministrazione delle Provincie, che preveda misure per operare con maggior efficienza nel trasferimento e nella distribuzione dei prodotti e ottimizzarne la lavorazione industriale.

La saluto fraternamente.
Alfredo Jordan Morales