Dichiarazione dei Sudafricani
sull'Apartheid Israeliano e sulla lotta
per una Palestina Democratica e Laica.
Comitato
sudafricano di Solidarietà con la Palestina
La ribellione palestinese viene da lontano. Più di trent'anni
di occupazione sono solo una dimensione della loro tragedia. Cacciati
dalle loro case originarie, dai loro villaggi e dalla loro terra mediante
continue atrocità, condannati a vivere in campi miserabili, dispersi
nella diaspora, soggetti a massacri come quello di Sabra e Chatila,
dove furono uccisi più di 2000 rifugiati, perseguitati senza
fine.
La sofferenza
in West Bank e Gaza è la continuazione della colonizzazionedi
tutta la Palestina. Le milizie sioniste si appropriarono del 75% della
terra e cacciarono 800.000 palestinesi attraverso una serie di massacri
tra il 1947, anno della spartizione della Palestina e il 1948, anno
della formazione di Israele.
Con la
dichiarazione dello Stato di Israele, 385 delle 475 città, paesi
e villaggi palestinesi furono rasi al suolo, scomparendo dalle carte
geografiche. Le 90 rimaste furono spogliate della terra, confiscate
senzaindennizzo.
La terra
è stata rubata e oggi il Fondo Nazionale ebraico, un membro dell'Organizzazione
Sionista Mondiale, amministra il 93% della terra in Israele.
Per vivere
sulla terra, per affittarla, per esserne mezzadro, una persona deve
discendere per almeno quattro generazioni da ebrei, in senso matrilineare.
In Israele questa discendenza è necessaria per poter fruire di
diritti elementari. Non possiamo equivocare sul carattere essenzialmente
razzista di tale Stato.
Israele
è uno Stato di apartheid, fondato sul saccheggio e sull'esclusione.
I diritti provengono da identità etnica e religiosa. Noi sudafricani,
che abbiamo vissuto l'apartheid, non possiamo rimanere in silenzio quando
un altro popolo nella sua interezza è trattato come non-essere-umano;
un popolo senza diritti o dignità umana sta affrontando quotidiane
umiliazioni. Non possiamo accettare uno stato spietato che usa aerei
militari, elicotteri da guerra e carri armati sui civili.
Non possiamo
accettare gli assassinii di Stato degli attivisti, la tortura
dei prigionieri politici, il massacro di bambini e le punizioni collettive.
Noi, sudafricani che abbiamo vissuto decenni sotto governanti con una
mentalità coloniale, vediamo l'occupazione israeliana come una
strana sopravvivenza del colonialismo nel 21° secolo.
Solo in
Israele sentiamo pronunciare le parole 'insediamenti' e 'coloni'.
Solo in
Israele soldati e civili armati prendono le cime delle colline, demoliscono
case, sradicano alberi e distruggono coltivazioni, bombardano scuole,
chiese e moschee, saccheggiano riserve idriche e bloccano l'accesso
alla popolazione indigena, negandogli la libertà di movimento
e il diritto a guadagnarsi da vivere.
Queste
violazioni dei diritti umani erano inaccettabili nel Sudafrica dell'apartheid
e sono per noi un affronto nell'Israele dell'apartheid. Noi sudafricani
abbiamo affrontato l'apartheid e lo sfruttamento, le pallottole e la
prigione, non con mazzi di fiori ma con la resistenza e siamo orgogliosi
di questo, la nostra storia. Questa è la storia di tutti i popoli
oppressi. Perché dovrebbe essere diverso per i palestinesi? Nati
in squallidi campi profughi, vivendo nella povertà e pensando
che la comunità internazionale non si interessa a loro, sempre
più giovani palestinesi vedono il loro futuro desolato, senza
speranze e provano una profonda frustrazione.
Il grande
poeta afro-americano Langston Hughes domanda: "Cosa avviene ad
un sogno sempre procrastinato? Si secca forse come l'uva al sole
o
esplode?" Gli attacchi suicidi rispondono a questa domanda retorica.
Israele dell'apartheid ha creato una situazione in cui la gente sente
di non avere niente da perdere. Questa pericolosa situazione potrebbe
essere mutata se lo Stato israeliano e il paese che lo sostiene e lo
finanzia incondizionatamente, gli USA, agissero in modo morale e giusto.
E' di nuovo
apartheid! Vediamo come lo Stato di Israele mantiene, con una palese
repressione, un sistema di violenza strutturale e di discriminazione
istituzionalizzata che disumanizza un gruppo a vantaggio dell'altro.
Israele dell'apartheid ha sviluppato un elaborato sistema di discriminazione
razziale, che prende corpo in un sistema legale che va addirittura oltre
a quello del Sudafrica dell'apartheid. Queste leggi includono la Legge
di Entrata, la Legge del Ritorno, la Legge di Cittadinanza che sanziona
legalmente il potere discriminatorio rabbinico e la Legge sul Servizio
Militare.
Ai palestinesisono
negati diversi benefici di Welfare, l'accesso a molti lavori e l'affitto
di case e terre controllate dai corpi statali. Vediamo che, seppure
i palestinesi che vivono dentro le frontiere del 1948 possano votare,
subiscono queste leggi discriminatorie e sono trattati come cittadini
di terza classe. Elettricità, fognature, strade e fornitura d'acqua
sono gratuite per gli israeliani mentre molte comunità palestinesi
in Israele, senza considerare i territori occupati, hanno vissuto per
decenni senza servizi adeguati.
Il sistema
di educazione israeliano è razzista nella pratica e nei contenuti.
Non è trattata quasi nessuna parte della storia araba e non c'è
nessun testo arabo nei programmi scolastici. I palestinesi affrontano
poi notevoli barriere nell'accesso all'Università. In Sudafrica
fattori simili a questi contribuirono alle Rivolte del 1976 e
a quelle degli anni '80. Le leggi che governano la proprietà
delle terre, la Legge per l'Acquisizione delle Proprietà degli
Assenti e la Legge per l'Acquisizione della Terra discriminano chiaramente
i palestinesi.
Sebbene
i coloni costituiscano una netta minoranza in West Bank, essi possiedono
il
60% della terra. Molti di questi coloni provengono dagli USA, dall'ex
Unione Sovietica e dal Sudafrica. A Gaza, 6000 coloni vivono tra una
popolazione di un milione di palestinesi ma possiedono il 42% della
terra. La proprietà della terra in Palestina è perfino
più ingiusta di quella che c'era in Sudafrica. Durante il livello
più alto dell'apartheid la popolazione nera 'controllava' nominalmente
il 13% della terra, in Israele gli oppressi ne controllano solo il 2%.
Il governo
israeliano persegue anche una brutale discriminazione con la politica
delle acque. A Gaza, nel 1985, per esempio, i coloni consumavano circa
2000 metri cubi di acqua a testa mentre ai palestinesi era permesso
il consumo di soli 120. Nonostante
la terminologia, riconosciamo la segregazione quando la vediamo. La
politica di 'chiusura' è una politica di segregazione: I blocchi
che permettono ai coloni libertà di movimento mentre la impediscono
ai palestinesi, hanno causato la perdita del lavoro per 100.000 lavoratori.
Alcune strade sono riservate ai coloni. Il governo israeliano emette
carte d'identità e targhe automobilistiche con codici colorati
che restringono la possibilità di spostamento ai non-ebrei. Ai
palestinesi della West Bank è impossibile spostarsi fino a Gaza
perché dovrebbero passare per il territorio 'israeliano'. A nessuna
attività industriale significativa è stato permesso di
svilupparsi in West Bank e Gaza di conseguenza i palestinesi possono
esercitare solo i lavori peggio pagati e formano una
forza lavoro super sfruttata per il capitale israeliano.
I territori
Occupati importano il 93% delle merci ma esportano solo il 7% di ciò
che producono. Le esportazioni palestinesi nell'Europa occidentale sono
bandite per impedire che competano con quelle israeliane. Il 90% dei
lavoratori palestinesi devono spostarsi nelle città ebraiche
per trovare impiego. Israele è, semplicemente, uno Stato di apartheid.
Le leggi di apartheid come quella del sistema dei pass e il controllo
degli spostamenti, bantustan, lavori riservati, educazione separata
e leggi che producono
un'ineguale distribuzione delle risorse, lo dimostrano. Come ha scritto
un giornalista sudafricano dopo aver visitato Israele:
"In entrambi i paesi (Sudafrica e Israele) "razze subordinate"
sono state spogliate della loro terra e costrette in ghetti marginali,
i loro movimenti sono stati impediti, l'accesso all'educazione e a lavori
decenti limitato così da essere costretti a costituire una forza
lavoro a basso costo.
In entrambe
le società, il divieto di matrimoni misti e la segregazione della
vita quotidiana in base alla razza hanno fatto ben poco per scacciare
la paura e l'ignoranza che nutrono il fanatismo razzista."
IL CANE
DA GUARDIA DELLA GLOBALIZZAZIONE
Israele
è il maggiore fruitore del sostegno americano. In cambio, dà
il suo contributo nel mantenere l'ordine imperialista mondiale e la
stabilità per le società transnazionali, in particolare
quelle petrolifere. Negli anni '70 ha fornito le dittature militari
di El Salvador, Guatemala e Nicaragua di ancor più tecnologia
militare di quanto facessero gli stessi USA. Sostiene
situazioni e addestra personale di regimi impopolari con cui gli USA
non vogliono essere apertamente identificati.
L'ultimo
regime è la Turchia che reprime brutalmente i suoi sindacati,
le organizzazioni dei lavoratori e i curdi. Nel suo illegale boicottaggio
di Cuba, il sostegno agli USA viene ormai solo da Israele. E naturalmente,
non potremo mai dimenticare il sostegno che Israele ha fornito all'apartheid
in Sudafrica come crimine verso l'umanità, Israele ha
tranquillamente cementato le relazioni economiche, culturali, militari
e nucleari con il regime della minoranza bianca.
UN BANTUSTAN
O UNO STATO DEMOCRATICO E LAICO?
E' chiaro
che il 'progetto di pace' sponsorizzato dagli USA a Oslo, Camp David
e Wye River tendeva alla continuazione dello stato di miseria per milioni
di palestinesi. Invece di offrire un futuro di pacifica coesistenza
hanno virtualmente garantito la continuazione del conflitto e della
violenza. Hanno proposto un bantustan, uno 'stato' con un'economia dipendente,
con territori non adiacenti e con nessun potere sostanziale, dove i
palestinesi potessero essere sfruttati, controllati, ristretti e confinati
in riserve. Un bantustan dipendente vicino ad uno Stato di apartheid
è una parodia di autodeterminazione.
In Israele,
non meno che in Sudafrica, il minimo di giustizia implicherebbe lo smantellamento
dell'apartheid e lo stabilimento di uno Stato palestinese democratico
e laico, dove ebrei e arabi, cristiani e musulmani possano vivere insieme
con eguali diritti ed opportunità. Guardiamo ai bambini che lanciano
pietre a Jabalya, a Beach Camp, a Balata, Khan Younis e Deheisha e vediamo
la risposta a più di cinque decenni di tirannia ed occupazione.
Ed ha voce
in quegli ebrei israeliani che resistono all'occupazione ed altri come
Mordechai Vanunu che nel 1986 fu condannato da una corte di sicurezza
segreta a 18 anni di prigione per aver reso pubblici i piani nucleari
israeliani e, indirettamente, la collaborazione nucleare di Israele
con il Sudafrica dell'apartheid. Rifiutiamo la calunnia che la condanna
all'apartheid israeliano o alla 'pulizia etnica' praticata dal sionismo,
implichi odio contro gli ebrei o che sminuisca l'Olocausto.
E' vero
il contrario. Come ha detto il famoso violinista Lord Yehudi Menuhin
al quotidiano francese Le Figaro: "E' incredibile come niente muoia
mai del tutto. Anche il mostro che ha prevalso ieri nella Germania nazista
guadagna terreno proprio in quel paese (Israele) oggi." Noi sudafricani,
tendiamo la mano all'eroico popolo di Palestina, Loro è la lotta,
con la fionda in mano, di Davide contro Golia: Loro è la visione
di un paese libero dal dominio razzista. Loro è la passione per
una vita senza oppressione. Loro è la lotta perché arabi
ed ebrei vivano senza discriminazione e ingiustizia.
Come sudafricani
noi comprendiamo queste lotte, visioni e passioni. Sosteniamo la richiesta
di isolare Israele, del diritto al ritorno di milioni di palestinesi
rifugiati e dello smantellamento delle colonie razziste. E ci impegnamo
ad essere parte del nuovo movimento internazionale anti-apartheid contro
Israele.
Comitato
sudafricano di Solidarietà con la Palestina.