L'ANNIVERSARIO DELL'ARRESTO DI FLORA BROVINA
PRIGIONIERA POLITICA KOSOVARA NELLE PRIGIONI SERBE



maggio 2000, di Vladimir Milovanovic, traduzione di Dino Aventaggiato

 

Questo articolo del 2 maggio 2000 è stato distribuito dalla agenzia AIM (http://www.aimpress.ch), di cui Vladimir Milanovic è corrispondente da Belgrado

Una innocente imprigionata

Tra le dittature del mondo intero, siano africane, asiatiche o europee, la Serbia può vantarsi di detenere la prigioniera politica più celebre al mondo. Oggi più di un anno è passato dal suo arresto, e quasi sei mesi dalla sua incarcerazione.
Pediatra, difendeva con passione i diritti umani (in particolare delle donne) e s'opponeva con fermezza alla repressione del regime serbo contro gli Albanesi del Kosovo. E scriveva anche poesie. I sindacati degli scrittori e dei medici del mondo intero, da Parigi a Washington, chiedono la sua liberazione.
A 50 anni, questa donna si distingue dalla massa d'Albanesi arrestati e incarcerati alla vigilia, durante e dopo i bombardamenti della NATO contro la Jugoslavia, per la pesante pena che le è stata inflitta: 12 anni di prigione.
Il processo della dottoressa Flora Brovina, arrestata il 20 aprile 1999 davanti alla sua casa a Pristina, è giunto alla Corte Suprema della Serbia, che potrebbe decidere di liberarla alla sessione del 16 maggio.
La presidentessa del Comitato Jugoslavo degli avvocati per i diritti umani, Biljana Kovacevic-Vuco, dice che la presunta colpevolezza di Flora Brovina non poggia su nessuna prova. Ma "non c'è praticamente alcuna possibilità per cui la Corte si liberi dal giogo politico sotto il quale si trova, e che agisca come di diritto: e cioè che deliberi e sentenzi che Flora Brovina è innocente".
Ufficialmente, Flora è stata condannata a 12 anni di prigione per aver "commesso l'atto criminale di associazione a delinquere" collegato a quello di "terrorismo", "sia per il periodo in cui incombeva la minaccia diretta di guerra sul paese, sia durante la guerra" - atto perseguibile della pena minima di 10 anni di prigione.
L'avvocatessa Kovacevic-Vuco fornisce un diverso punto di vista dell'arresto e la condanna di Flora: "Brovina è stata condannata per niente. Lei era una nemica del regime serbo perché poetessa e militante di una ONG umanitaria. Lei distruggeva lo stereotipo che vuole e vede gli Albanesi come 'razza inferiore', di cui un gran numero di Serbi è convinto".
Poco prima che la condanna fosse pronunciata dal tribunale di Nis, Flora fa questa dichiarazione: "Io sono una delle militanti dei diritti umani originaria del Kosovo, la più conosciuta al mondo. Ho sacrificato la mia salute per andare in aiuto alle donne e ai bambini. E se oggi mi si liberasse, avrei ancora molto da fare, aiuteri quelli che oggi sono minacciati". Poetessa e pediatra, Flora è ugualmente fondatrice della Lega delle donne albanesi.
Durante un incontro organizzato alla fine di aprile dal Centro per la decontaminazione culturale di Belgrado, Vojin Dimitrijevic, presidente del Centro di Belgrado per i Diritti umani, ha dichiarato che se la signora Brovina fosse libera e si trovasse attualmente in Kosovo, lei "alzerebbe la voce contro gli Albanesi, membri del suo stesso gruppo etnico, per denunciare la violenza commessa contro i Serbi e gli altri non Albanesi della provincia serba del sud".
I tribunali serbi hanno giudicato le attività di Flora Brovina in modo completamente differente. E' stata accusata d'aver fondato la Lega delle donne albanesi con una trentina di altre donne "che si erano date come obbiettivo quello di organizzare delle manifestazioni ostili, di raccogliere materiale sanitario e cibo per sostenere i separatisti dell'Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK) e di preparare delle azioni terroristiche". E' accusata anche di essere stata Ministro della sanità nel governo parallelo degli Albanesi del Kosovo, e di aver mantenuto dei contatti permanenti con l'Alto Comando dell'UCK.
Nel corso del processo, Flora ascolta con attenzione tutte le accuse, dando prova di grande compostezza [...] anche se la polizia l'aveva isolata proibendole l'ultimo contatto con suo marito, le sue sorelle ed i suoi amici presenti nella sala d'udienza.
Il processo a Flora fu rinviato per due volte: dal suo arresto il suo stato di salute non ha cessato di peggiorare, e questo sarebbe dovuto bastare perché le autorità serbe comprendessero che non si poteva trasferirla continuamente da una prigione all'altra.

Inizialmente incarcerata a Lipljan, Flora fu evacuata il 10 giugno, insieme agli altri prigionieri, durante la ritirata delle forze di sicurezza jugoslave dal territorio kosovaro. Giunse alla prigione di Prozarevac in pessime condizioni di salute. Soffre di angina di petto cronica che minacciava allora di aggravarsi senza un adeguato trattamento medico- ed anche per mancanza di medicine. Flora Brovina era paralizzata alla parte destra, e perdeva parzialmente l'uso della parola. Oggi, la sua situazione sanitaria è un po' migliorata perché le autorità alla fine hanno autorizzato i suoi avvocati e suo marito a farle visita nella prigione di Prozarevac per portarle delle medicine. Nel corso del processo, la sua salute si era più o meno stabilizzata.
Nel frattempo, dopo Prozarevac è stata trasferita alla prigione di Nis dove si trova dal 10 novembre scorso, in conseguenza della decisione del tribunale regionale di Nis di trattare i processi che erano pendenti al distretto di Pristina. Quando la giudice Marina Milanovic, anch'essa originaria del Kosovo, le ha chiesto se avesse delle dichiarazione da fare sul trattamento subito in prigione, Flora Brovina ha risposto: "Mi hanno trattata correttamente, mi hanno percosso alla testa soltanto una volta ".
Gradimir Nalic, del Comitato degli avvocati dei diritti umani, dice che Flora è stata maltrattata in prigione. Secondo lui, è stata interrogata 18 volte, e non sempre in prigione. Dopo questi estenuanti interrogatori, spesso condotti in condizioni di proibizione di bere e mangiare "Brovina stessa ha detto che finisce per confessare tutto quello che le si vuole far dire, avrebbe anche giurato che si era trasformata in giraffa".
All'inizio della sua incarcerazione, a Lipljan, aveva firmato una dichiarazione senza averla mai letta, secondo il suo avvocato Husnija Bitic. Tra l'altro nessuno ne ha mai letto il testo. "Le hanno ordinato di firmare la dichiarazione, e Brovina era convinta che il foglio riproducesse le sue parole".
Non si immaginava di firmare la sua condanna, difatti questa dichiarazione fu utilizzata dall'accusa come uno dei principali capi d'accusa a supporto della sua condanna. In più, si utilizza una semplice fotocopia, cosa che non può in nessun caso costituire una prova valida in tribunale. L'accusa ha insistito per leggerla, i suoi avvocati si opposero, ma Flora l'ha consentito. Sin dall'inizio della lettura Flora scuote la testa e interrompe il procuratore: "Io non ho mai detto questo, queste parole non sono le mie".
Per rispondere alle accuse rivolte alla clinica polivalente che lei aveva fondato " dove si curavano “dei terroristi membri dell'UCK" [...] - Brovina ricorda che durante i bombardamenti della NATO, lei era gravemente malata e con una mano paralizzata, e non lavorava nemmeno nella sua clinica privata.
Per provare che la Lega di Brovina aveva confezionato maglioni per i combattenti dell'UCK, fu esibita della lana sequestrata in un laboratorio di Pristina. Brovina spiega che la sua ONG aveva ricevuto la lana da un'organizzazione umanitaria inglese chiamata OXFAM. “Faceva parte di un progetto nel corso del quale le donne, traumatizzate dal conflitto in corso nel Kosovo, si mettevano a lavorare ai ferri " una specie di trattamento terapeutico con il lavoro manuale", spiega Bitic.
Nel momento in cui il regime di Belgrado ed i tribunali liberano, senza dubbio per l'effetto di un accordo segreto, un certo numero di prigionieri albanesi, i difensori dei diritti umani che operano in Kosovo sono pessimisti per il caso di Flora Brovina. La preoccupazione deriva dal fatto che gran parte dei partiti di opposizione e organizzazioni non governative fanno passare sotto silenzio l'arresto e la sua condanna scandalosa. I soli gruppi che hanno alzato la voce sono il Comitato Helsinki per i diritti umani, il Fondo per la legge umanitaria e un certo numero d'avvocati riuniti intorno al Comitato degli avvocati per i diritti umani e del sindacato parallelo degli scrittori di Serbia. La Camera dei medici e il Sindacato ufficiale degli scrittori di Serbia tacciono.
Biljana Kovacevic-Vuco spiega che l'opposizione e i partiti democratici di Serbia hanno valutato che non era politicamente opportuno battersi per la Brovina, e sono rimasti tranquilli , vergogna per loro.
Attualmente delle petizioni che chiedono la sua liberazione sono firmate da scrittori, poeti, giornalisti e medici in tutto il mondo, e Flora ha ricevuto, dietro le porte della sua prigione, molti e prestigiosi premi letterari.

Secondo i suoi avvocati, lei è vittima del regime di Belgrado, "che ha distrutto tutto ciò che ha toccato, lo stesso sistema giudiziario". Vojin Dimitrijevic conclude: "I vigliacchi che tacciono collaborano volontariamente al crimine commesso contro Flora Brovina".