Buenaventura Durruti

Buenaventura Durruti y Domingo, uomo d'azione ma anche di profondo pensiero, nasce a Leòn (Spagna) il 14 luglio 1896 da una famiglia operaia. Nel 1903 suo padre viene arrestato per aver partecipato allo sciopero dei conciatori, per la giornata di otto ore. Buenaventura più tardi scriverà: "Per istinto, ero già un ribelle. Credo che il mio destino venne deciso allora."
A 17 anni diventa "tornitore di seconda classe" e si iscrive all'Unione dei Metalmeccanici. Si fa subito notare per la sua impazienza rivoluzionaria opponendosi ai dirigenti sindacalisti che predicano la moderazione.
L'anno successivo, è il 1914, lavora per la Compagnia delle ferrovie del Nord. Partecipa allo sciopero generale ed insurrezionale dell'agosto del 1917. Si mobilita l'esercito che affrontando gli scioperanti col fuoco della mitragliatrice, causerà la morte di un centinaio di persone. Durruti fa parte di un gruppo di giovani sabotatori che incendiano locomotive e depositi. Sconfessati dai sindacati, alla fine dello sciopero sono licenziati. In settembre Buenaventura, renitente alla leva e ricercato per gli atti di sabotaggio compiuti è costretto a rifugiarsi in Francia, dove conosce anarchici spagnoli legati alla Confederazione Nazionale del Lavoro (CNT). Ritornato in Spagna, nel 1919 aderisce alla CNT, ma qualche mese più tardi viene arrestato per diserzione, riuscirà quindi ad evadere e a fuggire di nuovo in Francia. E' da questo momento che la sua vita sarà segnata da un continuo entrare-uscire dalle carceri borghesi e padronali, fino allo scoppio della rivoluzione.
Nel 1020 rientrato in Spagna, fonda con altri compagni il gruppo Los Justicieros alla fine di contrastare i pistoleros, sicari al soldo del padronato. La guerra sociale è al suo massimo; gli attentati anarchici si moltiplicano e i gruppi libertari cominciano a coordinarsi, ai Justicieros incombe di trovare delle armi per resistere alla campagna di terrore della borghesia. Nel '22 Los Justicieros si stabiliscono a Barcellona e con alcuni militanti catalani danno vita al gruppo Los Solidarios, embrione della Federazione Anarchica Iberica (FAI).
Con il primo maggio del 1931 la Catalogna e in particolare Barcellona sono teatro di continui scioperi e scontri tra popolazione in rivolta e polizia. Durruti e Ascaso, suo intimo compagno di lotta, passano dall'azione individuale all'agitazione di massa, sebbene siano continuamente presentati dalla stampa borghese come dei fautori della violenza; cosa questa che non fa che aumentare la loro popolarità. Nel novembre del 1933 la destra vince le elezioni. La CNT, che in un anno è passata da 800.000 a 1.200.000 aderenti, scatena una nuova insurrezione, sotto forma do sciopero generale offensivo. Gli insorti fanno saltare alcuni ponti e locali dell'autorità. Assemblee popolari decretano l'abolizione della proprietà privata. La difesa della rivoluzione è affidata alle milizie armate. Ma il contagio rivoluzionario non si diffonde e l'insurrezione viene vinta. Durruti nuovamente arrestato, dalla sua cella organizza l'attacco al tribunale che sta istruendo il dossier del sollevamento. Gli incartamenti vengono distrutti, centinaia di operai sono rilasciati, tuttavia Durruti rimarrà in prigione fino a maggio del 1934.
Nel febbraio del 1936 il Fronte Popolare vince le elezioni, a partire dal 15 marzo gli scioperi e le occupazioni di terre si moltiplicano. Parecchi borghesi fuggono dal paese abbandonando fabbriche e latifondi, mentre i militari preparano apertamente un colpo di Stato. Alle cinque della mattina del 19 luglio a Barcellona due grosse barricate sono innalzate in fondo alle Ramblas, di fronte al porto e alla caserma Atarazanas, gli operai organizzati della CNT sono al loro posto di combattimento, è l'inizio della rivoluzione.
Nel pomeriggio del 20 a Barcellona non c'è più un poliziotto nè un politico che dia ordini. Quelli che hanno vinto sono quelli che nel passato erano perseguitati, imprigionati. Questa libertà la difenderanno con le armi in pugno. Fin da subito gli operai si organizzano in colonne armate pronte a partire per il fronte. Il 24 luglio la colonna Durruti lascia Barcellona alla volta dell'Aragona. Dopo aver liberato un territorio esteso dal rio Cinca all'Ebro, la colonna Durruti priva di artiglieria pesante, deve arrestarsi il 28 luglio a trenta chilometri da Saragozza.
Durruti è il delegato responsabile di questa colonna, diretta da un comitato di guerra assistito da un consiglio tecnico militare. La colonna è composta da raggruppamenti di 5 centurie, formate da 4 gruppi di 25 combattenti. Vi prendono parte anche un gruppo internazionale (400 tra francesi, italiani, tedeschi, inglesi, marocchini, americani) e alcuni gruppi di guerriglieri incaricati di compiere azioni dietro le linee nemiche.
Ogni raggruppamento elegge un delegato revocabile in qualunque momento. Questa responsabilità non consente alcun privilegio gerarchico. Il Comitato di Guerra d'Aragona è formato da delegati delle colonne presenti sul fronte.
La colonna, forte dei seimila uomini con tremila fucili, ma gravemente priva di armi moderne stabilisce una linea difensiva sul fronte di Saragozza lungo 70 Km.
Collettività agrarie incoraggiate dai combattenti delle colonne operaie si costituiscono nei 400 villaggi dell'area del fronte. I contadini proclamano la proprietà collettiva della terra e degli utensili, Le assemblee del villaggio designano dei consigli, responsabili di fronte ad esse in ogni momento. La disciplina all'interno della colonna viene liberamente adottata. I combattenti non si limitano ai compiti della guerra, ma aiutano anche i contadini nei campi o organizzano scuole e attività culturali.
All'inizio del novembre del 1936 la colonna lascia l'Aragona per Madrid, gravemente minacciate dalle truppe franchiste. Dopo sanguinosi combattimenti quest'ultime sono sconfitte. La colonna vi perderà i tre quarti dei suoi effettivi tra cui il suo delegato responsabile. Il corpo di Durruti viene trasportato nella sede CNT madrilena dove i miliziani lo vegliano tutta la notte. I funerali si svolgono il 23 novembre Barcellona. Qualunque sia stato il cecchino la pallottola che ha ucciso Durruti è andata dritta al cuore della città. Un abitante su quattro accompagna il feretro di Buenaventura, senza tener conto della popolazione che si trova lungo le strade del corteo funebre.
Nemmeno un mese dopo, la Pravda pubblica queste righe: "In Catalogna, l'epurazione degli elementi trotkisti e anarco-sindacalisti è iniziata; quest'opera sarà condotta con la stessa energia impiegata in URSS."
Le giornate del maggio 1937 vedranno confermarsi questa previsione: stalinisti e riformisti daranno il colpo di grazia alla rivoluzione agonizzante. Un anno più tardi, quando anche loro si appresteranno a conoscere la sconfitta, non esiteranno, in mancanza di un caudillo da contrapporre a Franco, ad imbastire un culto della personalità attorno al cadavere di Durruti. Il governo, non avendo più nulla da temere da un ribelle oramai morto, lo nomina in pompa magna e a titolo postumo luogotenente-colonnello di quell'esercito nel quale lui si rifiutava di integrarsi.




 

 

 

 

[Foto del funerale di B. Durruti in Catalogna nel 1936.]

 

 

Tratto da "Durruti 1896-1936" edizioni Zero in Condotta.