| Ad Arese
arriva la «mobilità» Gli operai occupano l´autostrada DELUSIONE e sconforto. E poi, in pochi minuti, una rabbia difficile da
contenere. Sono stati tanti i sentimenti provati ieri, nel giro di poche ore, dai
dipendenti dello stabilimento dell´Alfa Romeo di Arese. La notizia comincia a serpeggiare
dal mattino presto: le procedure per la cassa integrazione a zero ore per tutti i
dipendenti della fabbrica (più di mille), e quelle relative alla messa in mobilità dei 6
impiegati e dei 24 operai della società di servizi Delivery & Mail, sono state
avviate. La reazione non si fa attendere. Il tempo di raccogliere un attimo le idee e poi
le tute blu di Arese si dirigono, a passo sicuro, con bandiere e striscioni, verso
l´Autolaghi, bloccandola e creando una fila che ha raggiunto subito i 6 chilometri sia
sull´A8 che sull´A9. «Ora alle tante parole vedremo se seguiranno i fatti - commenta a
caldo Carlo Pariani, rappresentante sindacale che annuncia uno sciopero di 4 ore con una
manifestazione sotto il Pirellone per giovedì prossimo - vedremo se gli enti locali che
ci hanno espresso solidarietà in questo periodo, saranno davvero al nostro fianco in
questa lotta». Da Palermo, a margine di una conferenza dei Governatori, il presidente
della Regione Roberto Formigoni auspica l´apertura tempestiva di un tavolo in cui «le
regioni possano dire la loro». Immediata la reazione dei sindacati, determinati ad
adottare la linea dura. «In Lombardia - dichiara Maurizio Zipponi, segretario generale
della Fiom-Cigl di Milano - organizzeremo entro pochi giorni il blocco totale della
produzione di tutti gli stabilimenti collegati alla Fiat, e quindi non solo quello
dell´Alfa Romeo, ma anche Iveco e Magneti Marelli». «Ad Arese avviene la
sperimentazione di tutti i nuovi prototipi - spiega il segretario generale della Fim-Cisl
di Milano Luigi Dedei - chiudere lo stabilimento sarebbe un passo falso di proporzioni
mastodontiche». Sono da poco passate le tredici, c´è il cambio turno. I manifestanti
abbandonano la carreggiata e l´autostrada viene riaperta al traffico. Solo per poco
tempo, però. Dopo la mensa è prevista un´assemblea e l´esito è scontato: i lavoratori
del turno pomeridiano rinnovano la protesta, delle 15 alle 17, nelle stesse modalità del
mattino. Questa la storia di un giovedì di passione nell´ultimo «tempio» dell´auto
rimasto in Lombardia. I sindacati di categoria, Fiom, Fim e Uilm sono d´accordo sulla
necessità di indire al più presto uno sciopero generale, ma sono divisi sulla data: Fim
e Uilm insistono per il 15, la Fiom preme perché si anticipi all´8. Ma poi tutti
concordano: «Di fronte a quanto sta accadendo, bisogna reagire in fretta». TIZIANA PREZZO La Stampa
La
Fiom vuole bloccare gli stabilimenti, contrarie Cisl e Uil. Maroni convoca le parti Marina Cassi La Stampa La
rabbia dellAlfa blocca la Milano-Laghi ARESE - Scoppia la «rivolta» dei lavoratori dellAlfa Romeo.
La reazione alla notizia dellapertura della cassa integrazione dal 2 dicembre ieri
è stata immediata. I dipendenti hanno scioperato e bloccato per due volte, in mattinata e
nel pomeriggio, lautostrada dei Laghi. Inevitabili i disagi per gli automobilisti:
si sono formate code in entrambe le carreggiate, che hanno raggiunto i dieci chilometri.
In un traffico già caotico per il ponte di Ognissanti era impossibile raggiungere Milano,
Como, Varese, laeroporto di Malpensa. La decisione di occupare lA8 è arrivata
verso le 10, quando alle organizzazioni sindacali, da Torino dove era in corso il
consiglio di amministrazione della Fiat, è giunta la comunicazione del provvedimento di
cassa integrazione che per un anno riguarderà 1021 dei 2500 dipendenti. Dalla portineria
centrale dello stabilimento alle 11 è partito un corteo di circa 300 lavoratori, che
hanno raggiunto lo svincolo di Arese. «Se chiude lAlfa resteremo in autostrada per
un mese intero», recitava uno dei tanti striscioni. In un clima surriscaldato da tanta
rabbia, la Polstrada ha deciso di chiudere le barriere di Milano e Lainate deviando il
traffico su percorsi alternativi. Silvano Santambrogio
Da Arese a Termini, è sciopero Scendere in strada è stato spontaneo. Gli operai Fiat, appena saputo che l'azienda ha aperto le procedure di mobilità, hanno deciso di non aspettare. Nella stessa giornata di ieri da Mirafiori ad Arese, da Cassino fino a Termini Imerese, sono stati avviati scioperi e manifestazioni. Nello stabilimento di Torino, i dipendenti hanno saputo dell'accaduto attraverso i megafoni della mensa: le Rsu, che avevano precedentemente incontrato i vertici aziendali, hanno comunicato la decisione di attuare uno sciopero immediato. Un'ora alla fine del primo turno, ma gli operai del secondo turno hanno seguito a ruota. «Lo sciopero di Mirafiori è stato deciso dalle Rsu - dice Massimo Ranghino, della V lega Fiom - ma chi era alle linee non se l'è fatto dire due volte. L'adesione è stata dell'80%, e sono stati fatti due cortei spontanei. "La città deve vederci", dicevano i lavoratori. "Non possiamo stare dentro"». Braccia incrociate a oltranza, e dalle 14 in poi la produzione è stata praticamente azzerata: unica pausa, con riavvio parziale delle linee, quando alcuni sindacalisti Fim e Uilm hanno invitato una parte degli operai a ritornare al lavoro. «Ma già dopo le 16 non è uscita più una macchina», spiega Ranghino, e lo sciopero è continuato fino a sera. Per la giornata di oggi, alle 9,30, nella sala «Pia Lai» della
Cgil di Torino è stata indetta un'assemblea di tutti i delegati del gruppo Fiat. Si
dovranno decidere le ulteriori forme di protesta, ma già ieri i vertici Fiom hanno
parlato di un blocco di tutti gli stabilimenti del paese a partire da lunedì prossimo,
dopo il ponte festivo. Da portare avanti fino a quando le istituzioni non si decideranno
ad aprire un tavolo serio sul futuro dell'azienda e dei lavoratori. Il
Manifesto Termini Imerese decide lo sciopero a tempo indeterminato. Palermo, Milano, Torino: scatta la rivolta Roberto Farneti
Sciopero a tempo indeterminato a
Termini Imerese, cortei spontanei a Mirafiori, mentre gli operai dell'Alfa Romeo di Arese
si sono ancora una volta riversati sull'autolaghi, bloccandola sia al mattino che al
pomeriggio. E' stata durissima la reazione negli stabilimenti della Fiat all'apertura
formale della procedura per la cassa integrazione straordinaria a zero ore, che dovrebbe
partire dal 2 dicembre prossimo. E non poteva essere altrimenti. Gli operai sanno
benissimo infatti che la mobilità per 8.100 addetti è funzionale al ridimensionamento
dell'azienda in vista della vendita alla General Motors. E che senza un nuovo piano, le
speranza di rientrare in fabbrica al termine del periodo di chiusura totale (Arese e
Termini Imerse) o parziale (Mirafiori, Cassino, Pomigliano) delle linee è una pia
illusione. L'unica possibilità che i lavoratori hanno, vista l'assoluta inconsistenza
dell'azione del governo, è perciò quella di assumere sulle loro spalle il peso di una
battaglia resa più difficile dalle incertezze di alcuni sindacati. E' amaro
infatti constatare come a livello locale non ci sia alcun problema nell'intraprendere
azioni di lotta forti e unitarie, come quelle decise ieri, mentre a livello nazionale si
è costretti ad assistere al solito teatrino. Da un lato, c'è la Fiom, che propone il
blocco della produzione in tutta Italia e chiede agli altri sindacati l'anticipo all'8
novembre dello sciopero generale dei metalmeccanici. Dall'altro, ci sono Fim e Uilm, che,
di fronte ad una nave che affonda, ritengono più opportuno aspettare che l'acqua invada
la stiva, prima di intervenire: «La data fissata è il 15 e rimane quella», ribatte
Giorgio Caprioli della Fim Cisl, subito spalleggiato dal collega della Uil Giovanni
Contento. Quanto al blocco della produzione, neanche a parlarne: «Cerchiamo di non
ripercorrere - ammonisce Caprioli - la strada che portò il sindacato alla sconfitta del
1980». Pensiero,
quest'ultimo, condiviso da un altro signore che ha a cuore le sorti dei lavoratori, il
direttore generale di Federmeccanica Roberto Biglieri: «Il blocco della produzione è
inutile - tuona Biglieri -. Di fronte ai problemi della Fiat ci vorrebbero atteggiamenti
positivi di gestione, e non il muro, perché questo legittima la reazione con un altro
muro. La posizione estremistica legittima un'altra posizione estremistica». Quest'ultima
frase, contrariamente alle intenzioni del direttore di Federmeccanica, è la controprova
che le tute blu hanno imboccato la strada giusta: è la posizione estremistica della Fiat,
che ha deciso di consegnare l'industria dell'auto italiana nelle mani degli americani,
provocando la perdita di migliaia di posti di lavoro, a legittimare azioni di lotta più
dure del sindacato. In ogni caso, così la
pensano gli operai che, incuranti delle contraddizioni di Fim e Uilm, proseguono dritti
per la loro strada. Ce n'erano 3mila ieri al corteo che è uscito dalle carrozzerie di
Mirafiori, per occupare le strade attorno allo stabilimento. Le tute blu sono poi
rientrate per bloccare completamente la produzione. «E' la prima vera decisa risposta dei
lavoratori di Torino al piano di liquidazione della Fiat», commenta il SinCobas, secondo
cui è necessario «esprimere tutta la determinazione di cui si è capaci per difendere i
posti di lavoro». Il prossimo
stabilimento a bloccarsi sarà, il 6 novembre, quello di Melfi (Potenza), dove la Fiom
organizzerà una manifestazione con rappresentanze dei lavoratori di tutti gli
stabilimenti del gruppo. Appuntamento di rilievo è anche la manifestazione finale del
Social forum europeo, quella che si terrà sabato 9 a Firenze. In prima fila, infatti, ci
saranno le tute blu con lo striscione della Fiat, dietro tutti gli altri con una pettorina
dove campeggerà lo slogan "Europa di pace, Europa di diritti". Sul piano
negoziale, invece, la novità è la mossa del ministro del Welfare Roberto Maroni, che ha
finalmente dato segni di vita convocando per il 5 novembre l'azienda e per il 6 i
sindacati. Fonti del ministero assicurano che si tratterà di «un incontro politico e non
tecnico», dove «si farà il punto sulla crisi della Fiat e non sugli ammortizzatori
sociali per la gestione degli esuberi». Ma i sindacati sono scettici, sottolineano come
la convocazione sia tardiva e chiedono a Palazzo Chigi di assumere la conduzione di quella
che non è una semplice vertenza ma una vicenda che riguarda il futuro industriale del
paese. Ieri il
consiglio di amministrazione della Fiat ha dato il via libera a una ricapitalizzazione da
2,5 miliardi di euro: una decisione resa necessaria dal fatto che la perdita netta
dall'inizio dell' anno di Fiat Auto ha superato, nel corso del trimestre, un terzo del
patrimonio. L'aumento di capitale, ha spiegato l'amministratore delegato di Fiat Auto
Giancarlo Boschetti, «non avrà alcun impatto sul debito del gruppo Fiat e sarà
finanziato attraverso fondi all'interno del gruppo», compresa una parte del prestito
convertendo da 3 miliardi di euro ottenuto dalle banche. Nessun coinvolgimento, dunque,
della Gm. L'operazione, tuttavia, non si realizzerà prima della prossima primavera. Resta
confermato il programma di riduzione dei costi: le «sospensioni dal lavoro», ha reso
noto Boschetti, consentiranno a Fiat Auto di risparmiare circa 350 milioni di euro. Il problema
resta quello: come salvare l'industria dell'auto italiana? «Le possibilità in campo -
spiega Fausto Bertinotti, segretario di Rifondazione Comunista - sono solo due: lo
smembramento delle Fiat e la sua americanizzazione oppure l'intervento pubblico a questo
punto assolutamente indispensabile. Mi pare che la scelta non si pone». Liberazione
Cassa integrazione per 5mila. Scioperi immediati.
ROMA -
La Fiat dà il via libera alle procedure per la cassa integrazione a partire dal 2
dicembre: e con i sindacati è subito scontro. I lavoratori di quasi tutti gli
stabilimenti del gruppo torinese sono sul piede di guerra, con scioperi e iniziative di
lotta e mobilitazione un pò ovunque. Durissima
la risposta all'azienda da parte di Fiom, Fim e Uilm, che però reagiscono in ordine
sparso. La proposta dei metalmeccanici della Cgil è una vera e propria dichiarazione di
guerra: bloccare la produzione fino all'apertura del negoziato col governo, anticipare
all'8 novembre lo sciopero generale della categoria già proclamato per il 15, proclamare
uno sciopero generale di tutti i lavoratori. Una linea che Fim e Uilm non condividono,
limitandosi a chiedere (come anche la Fiom) l'apertura immediata di un tavolo a Palazzo
Chigi. E la convocazione del ministro del Welfare, Roberto Maroni, arrivata ad azienda e
sindacati in tarda mattinata, non basta: su questo (solo su questo) le tre sigle sono
d'accordo. Così che martedì 5 novembre andranno al ministero solo per dire che il tavolo
può essere aperto solo presso la presidenza del Consiglio. A dare
fuoco alle polveri è stata una comunicazione di Fiat Auto e delle altre società del
gruppo torinese. Comunicazione giunta alle Rsu degli stabilimento Fiat, in cui si
annunciava l'apertura formale della procedura per la cassa integrazione straordinaria a
zero ore, che - secondo il piano dell'azienda sugli esuberi - interesserà 5.551
lavoratori dal prossimo 2 dicembre e 2.057 dal 30 giugno 2003. «La procedura viene
avviata oggi per rispettare i tempi tecnici previsti dalle legge», ha precisato Fiat, per
la quale la decisione «non pregiudica il dialogo in corso con le istituzioni, le
autorità pubbliche e le organizzazioni sindacali», e la possibilità di «individuare
soluzioni condivise» nella gestione degli esuberi. La risposta
dei sindacati non si è fatta attendere. La mobilitazione è scattata in tutti gli
stabilimenti più importanti: sciopero immediato e blocco dell'autostrada ad Arese;
sciopero e cortei a Mirafiori e a Melfi; sciopero «a tempo indeterminato» e blocco della
produzione a Termini Imerese. «La Fiat
ha scelto lo scontro e il Governo deve fermarla», ha affermato il segretario confederale
della Cgil, Carla Cantone. Più duro il leader dei metalmeccanici della Cgil, Gianni
Rinaldini, che è intervenuto all'assemblea dei delegati Fiom riunita a Roma per mettere a
punto la piattaforma contrattuale. «Non è possibile avviare le procedure per la cassa
integrazione senza neanche aprire un tavolo negoziale», ha detto Rinaldini, che ha anche
annunciato: «Bloccheremo la produzione di tutti gli stabilimenti Fiat fino all'apertura
di una trattativa sugli esuberi». Mentre - ha aggiunto - lo sciopero generale della
categoria, proclamato per il 15 novembre «è troppo lontano» e va anticipato all'8
novembre. Rinaldini, quindi, non ha escluso che su Fiat ci possa essere uno sciopero
generale di tutti i lavoratori, e ha invitato la Cgil a riflettere su questo. La convocazione del ministro del Welfare Maroni è l'unica cosa che ha messo i sindacati d'accordo nel dire che non serve: aprire un tavolo presso il ministero significherebbe solo discutere di esuberi.
La Gazzetta di Parma «Fiat: dopo la Cigs riapra gli
impianti» ROMA - In una giornata davvero
calda per la politica economica del Paese, in cui la legge finanziaria viene
discussa tra governo e parti sociali e la Camera approva il disegno delega per la riforma
del mercato del lavoro, il ministro del Welfare Roberto Maroni, rispondendo alla Camera
dei deputati per il consueto question time, ha toccato diversi temi tra i più scottanti
attualmente sul piatto. In primo luogo la questione Fiat. La
Padania |