Ad Arese arriva la «mobilità» Gli operai occupano l´autostrada

DELUSIONE e sconforto. E poi, in pochi minuti, una rabbia difficile da contenere. Sono stati tanti i sentimenti provati ieri, nel giro di poche ore, dai dipendenti dello stabilimento dell´Alfa Romeo di Arese. La notizia comincia a serpeggiare dal mattino presto: le procedure per la cassa integrazione a zero ore per tutti i dipendenti della fabbrica (più di mille), e quelle relative alla messa in mobilità dei 6 impiegati e dei 24 operai della società di servizi Delivery & Mail, sono state avviate. La reazione non si fa attendere. Il tempo di raccogliere un attimo le idee e poi le tute blu di Arese si dirigono, a passo sicuro, con bandiere e striscioni, verso l´Autolaghi, bloccandola e creando una fila che ha raggiunto subito i 6 chilometri sia sull´A8 che sull´A9. «Ora alle tante parole vedremo se seguiranno i fatti - commenta a caldo Carlo Pariani, rappresentante sindacale che annuncia uno sciopero di 4 ore con una manifestazione sotto il Pirellone per giovedì prossimo - vedremo se gli enti locali che ci hanno espresso solidarietà in questo periodo, saranno davvero al nostro fianco in questa lotta». Da Palermo, a margine di una conferenza dei Governatori, il presidente della Regione Roberto Formigoni auspica l´apertura tempestiva di un tavolo in cui «le regioni possano dire la loro». Immediata la reazione dei sindacati, determinati ad adottare la linea dura. «In Lombardia - dichiara Maurizio Zipponi, segretario generale della Fiom-Cigl di Milano - organizzeremo entro pochi giorni il blocco totale della produzione di tutti gli stabilimenti collegati alla Fiat, e quindi non solo quello dell´Alfa Romeo, ma anche Iveco e Magneti Marelli». «Ad Arese avviene la sperimentazione di tutti i nuovi prototipi - spiega il segretario generale della Fim-Cisl di Milano Luigi Dedei - chiudere lo stabilimento sarebbe un passo falso di proporzioni mastodontiche». Sono da poco passate le tredici, c´è il cambio turno. I manifestanti abbandonano la carreggiata e l´autostrada viene riaperta al traffico. Solo per poco tempo, però. Dopo la mensa è prevista un´assemblea e l´esito è scontato: i lavoratori del turno pomeridiano rinnovano la protesta, delle 15 alle 17, nelle stesse modalità del mattino. Questa la storia di un giovedì di passione nell´ultimo «tempio» dell´auto rimasto in Lombardia. I sindacati di categoria, Fiom, Fim e Uilm sono d´accordo sulla necessità di indire al più presto uno sciopero generale, ma sono divisi sulla data: Fim e Uilm insistono per il 15, la Fiom preme perché si anticipi all´8. Ma poi tutti concordano: «Di fronte a quanto sta accadendo, bisogna reagire in fretta».

TIZIANA PREZZO

La Stampa

 

La Fiom vuole bloccare gli stabilimenti, contrarie Cisl e Uil. Maroni convoca le parti

La Fiat ha aperto ieri la procedura per la cassa integrazione straordinaria per un anno, a partire dal 2 dicembre, per 5551 lavoratori (4941 di Fiat Auto, 290 del Comau e 320 di Magneti Marelli) e per ulteriori 2057 dal 30 giugno 2003 (1717 di Fiat Auto e 240 di Comau). È stata avviata anche la procedura per la mobilità di 396 lavoratori di imprese della componentistica e dei servizi del gruppo. L´azienda precisa che la procedura è stata attivata «per rispettare i tempi tecnici previsti dalle legge e poter usare la cassa da dicembre». E aggiunge: «Questo non pregiudica il dialogo in corso con le istituzioni, le autorità pubbliche e le organizzazioni sindacali circa le modalità di attuazione del piano di riassetto definito da Fiat Auto, al fine di individuare soluzioni condivise di gestione delle eccedenze occupazionali». Sulla mobilità la Fiat precisa che è disponibile a concordare con il sindacato l´individuazione di quei lavoratori che hanno i requisiti per transitare verso la pensione. Fim-Fiom-Uilm e Fismic hanno reagito con durezza alla decisione dell´azienda - scioperi e cortei ci sono stati a Mirafiori, Arese e Termini - e altrettanto duramente hanno accolto l´annuncio di Maroni di una convocazione della parti (martedì 5 l´azienda e il giorno dopo i sindacati) al ministero del Welfare. Chiedevano da tempo un incontro con il governo per discutere sul futuro dell´auto in Italia e sul piano industriale Fiat; ora non di accontentano di una sede in cui si può discutere solo di ammortizzatori sociali. Si profila anche un inasprimento delle forme di lotta negli stabilimenti e ieri il fronte unito che il sindacato aveva ricostruito sulla crisi Fiat ha subito una prima scossa: la Fiom chiede l´anticipo all´8 novembre dello sciopero dei metalmeccanici, già fissato per il 15, e gli altri dicono no. Il segretario della Fiom, Gianni Rinaldini, dalla conferenza nazionale dei delegati che ha approvato la piattaforma per il contratto di categoria, ipotizza di bloccare la produzione in tutti gli stabilimenti della Fiat Auto fino a quando non sarà aperto un tavolo di trattativa con l´azienda, ma gli altri sindacati rispondono picche. Dice il segretario generale della Fim, Giorgio Caprioli: «Arrivare subito a una forma così estrema di lotta mi sembra fuori luogo adesso. Sollecitiamo un incontro con il governo in tempi rapidi. Credo che lo sciopero vada bene il 15 novembre perché mi aspetto che l´incontro sia convocato subito» Il segretario nazionale della Uilm Giovanni Contento ha sollecitato il governo a aprire subito un tavolo con i sindacati sulla questione Fiat, ma aggiunge: «Il momento è difficile, non bisogna perdere il senso dell´orientamento. Il programma dello sciopero è stato deciso e rimane; in quella data si possono decidere altre forme di lotta, incluso qualche giorno di presidio dei cancelli». Per il segretario generale della Fismic, Roberto Di Maulo, «il comportamento della Fiat è sbagliato e pretestuoso». E attacca il governo: «La colpa di tale azione unilaterale da parte dell´azienda è da attribuire anche al governo che non ha mantenuto fede agli impegni assunti di convocare le organizzazioni sindacali e la Fiat prima del 31 ottobre». Anche il segretario dei metalmeccanici della Ugl, Domenico Fresilli, sollecita il governo a riunire azienda e sindacato e definisce «l´avvio delle procedure di cassa integrazione a zero ore un dramma» mentre i Cobas ritengono che l´invito di Maroni «ai soli sindacati confederali sia un atto illegale, contrario alla legge che prevede la convocazione di tutte le parti sociali». Nel dibattito sindacale si inserisce anche Federmeccanica che con il direttore, Roberto Biglieri, dice: «Il blocco della produzione è inutile e legittima il muro contro muro». E ieri da Palermo alla Conferenza delle Regioni i presidenti hanno deciso di chiedere di essere coinvolti nella trattativa con la Fiat e il governo.

Marina Cassi

La Stampa

 

La rabbia dell’Alfa blocca la Milano-Laghi

Mille in cassa integrazione. I lavoratori di Arese occupano due volte l’autostrada

ARESE - Scoppia la «rivolta» dei lavoratori dell’Alfa Romeo. La reazione alla notizia dell’apertura della cassa integrazione dal 2 dicembre ieri è stata immediata. I dipendenti hanno scioperato e bloccato per due volte, in mattinata e nel pomeriggio, l’autostrada dei Laghi. Inevitabili i disagi per gli automobilisti: si sono formate code in entrambe le carreggiate, che hanno raggiunto i dieci chilometri. In un traffico già caotico per il ponte di Ognissanti era impossibile raggiungere Milano, Como, Varese, l’aeroporto di Malpensa. La decisione di occupare l’A8 è arrivata verso le 10, quando alle organizzazioni sindacali, da Torino dove era in corso il consiglio di amministrazione della Fiat, è giunta la comunicazione del provvedimento di cassa integrazione che per un anno riguarderà 1021 dei 2500 dipendenti. Dalla portineria centrale dello stabilimento alle 11 è partito un corteo di circa 300 lavoratori, che hanno raggiunto lo svincolo di Arese. «Se chiude l’Alfa resteremo in autostrada per un mese intero», recitava uno dei tanti striscioni. In un clima surriscaldato da tanta rabbia, la Polstrada ha deciso di chiudere le barriere di Milano e Lainate deviando il traffico su percorsi alternativi.
E non sono mancati momenti di tensione: un Tir ha cercato di forzare il blocco degli operai ed è scoppiata una mezza rissa tra i manifestanti e il camionista, sedata dall’intervento di poliziotti e carabinieri. Il primo blocco è terminato alle 13. Alle 15 i lavoratori del secondo turno hanno fatto il «bis» riversandosi sull’autostrada dalle 15.30 alle 17. Ancora proteste e ancora traffico impazzito sulla statale del Sempione, sulla Varesina, agli imbocchi di Lainate e di Rho.
«Devo raggiungere la Malpensa perché l’aereo parte alle 18. Sono in colonna da quasi un’ora, perderò il volo» diceva sconsolato Angelo Carimati, un imprenditore di 54 anni che doveva andare Parigi.
«È solo l’inizio di una lunga battaglia - promette Renzo Canavesi leader dei Cobas -, nei prossimi giorni occuperemo l’autostrada, la ferrovia e la fabbrica». Al Cobas, poi, non è piaciuto l’invito del ministro al Lavoro Roberto Maroni rivolto ai soli sindacati confederali per parlare del futuro della Fiat. «Vogliono dividerci, ma non cadremo nel tranello», sottolinea Canavesi.

Silvano Santambrogio

Cronaca di Milano

 

Da Arese a Termini, è sciopero
Gli operai bloccano gli stabilimenti e scendono in strada

ANTONIO SCIOTTO

Scendere in strada è stato spontaneo. Gli operai Fiat, appena saputo che l'azienda ha aperto le procedure di mobilità, hanno deciso di non aspettare. Nella stessa giornata di ieri da Mirafiori ad Arese, da Cassino fino a Termini Imerese, sono stati avviati scioperi e manifestazioni. Nello stabilimento di Torino, i dipendenti hanno saputo dell'accaduto attraverso i megafoni della mensa: le Rsu, che avevano precedentemente incontrato i vertici aziendali, hanno comunicato la decisione di attuare uno sciopero immediato. Un'ora alla fine del primo turno, ma gli operai del secondo turno hanno seguito a ruota. «Lo sciopero di Mirafiori è stato deciso dalle Rsu - dice Massimo Ranghino, della V lega Fiom - ma chi era alle linee non se l'è fatto dire due volte. L'adesione è stata dell'80%, e sono stati fatti due cortei spontanei. "La città deve vederci", dicevano i lavoratori. "Non possiamo stare dentro"». Braccia incrociate a oltranza, e dalle 14 in poi la produzione è stata praticamente azzerata: unica pausa, con riavvio parziale delle linee, quando alcuni sindacalisti Fim e Uilm hanno invitato una parte degli operai a ritornare al lavoro. «Ma già dopo le 16 non è uscita più una macchina», spiega Ranghino, e lo sciopero è continuato fino a sera.

Per la giornata di oggi, alle 9,30, nella sala «Pia Lai» della Cgil di Torino è stata indetta un'assemblea di tutti i delegati del gruppo Fiat. Si dovranno decidere le ulteriori forme di protesta, ma già ieri i vertici Fiom hanno parlato di un blocco di tutti gli stabilimenti del paese a partire da lunedì prossimo, dopo il ponte festivo. Da portare avanti fino a quando le istituzioni non si decideranno ad aprire un tavolo serio sul futuro dell'azienda e dei lavoratori.
Anche nel milanese gli operai si sono difesi bene. I dipendenti dell'Alfa Romeo di Arese sono stati i primi ad avviare gli scioperi, già dalla mattina: alle 10,30 hanno proclamato uno sciopero immediato e dalle 11,40 in poi hanno bloccato l'autostrada dei laghi. Hanno partecipato alla protesta oltre 1500 operai e gran parte degli impiegati. In corteo, le bandiere di Cgil, Cisl, Uil, Cub e Cobas. Nel pomeriggio, l'assemblea dei lavoratori del secondo turno ha deciso di seguire gli altri, indicendo uno sciopero dalle 15 alle 17 con una manifestazione sull'Autolaghi. Così, altri 300 dipendenti dell'Alfa Romeo si sono riversati sulla A8, liberando il casello soltanto dopo le 17, quando sono tornati al lavoro.
Sciopero anche a Cassino, per 4 ore alla fine di ogni turno. E sciopero «immediato» è stato deciso anche a Termini Imerese, nel palermitano, a tempo indeterminato. Gli operai del turno pomeridiano hanno sospeso la produzione e sono usciti sul piazzale antistante la fabbrica, dove hanno svolto un'assemblea. «Il blocco vero e proprio della produzione inizierà la prossima settimana e non sarà interrotto finchè non verrano segnali contrari a quelli che abbiamo avuto finora», afferma Roberto Mastrosimone, delegato Fiom.
A Melfi, nello stabilimento lucano della Fiat, otto delegati della Rsu avevano proclamato 8 ore di sciopero per la giornata di domani, sabato 2. Iniziativa che la Cgil regionale però, come ha precisato più tardi il segretario generale Giannino Romaniello, non ha fatto propria.

Il Manifesto

 

 

Termini Imerese decide lo sciopero a tempo indeterminato. Il Lingotto tira dritto: sì alla ricapitalizzazione, ma il piano non cambia

Palermo, Milano, Torino: scatta la rivolta

Roberto Farneti

 

Sciopero a tempo indeterminato a Termini Imerese, cortei spontanei a Mirafiori, mentre gli operai dell'Alfa Romeo di Arese si sono ancora una volta riversati sull'autolaghi, bloccandola sia al mattino che al pomeriggio. E' stata durissima la reazione negli stabilimenti della Fiat all'apertura formale della procedura per la cassa integrazione straordinaria a zero ore, che dovrebbe partire dal 2 dicembre prossimo. E non poteva essere altrimenti. Gli operai sanno benissimo infatti che la mobilità per 8.100 addetti è funzionale al ridimensionamento dell'azienda in vista della vendita alla General Motors. E che senza un nuovo piano, le speranza di rientrare in fabbrica al termine del periodo di chiusura totale (Arese e Termini Imerse) o parziale (Mirafiori, Cassino, Pomigliano) delle linee è una pia illusione. L'unica possibilità che i lavoratori hanno, vista l'assoluta inconsistenza dell'azione del governo, è perciò quella di assumere sulle loro spalle il peso di una battaglia resa più difficile dalle incertezze di alcuni sindacati.

E' amaro infatti constatare come a livello locale non ci sia alcun problema nell'intraprendere azioni di lotta forti e unitarie, come quelle decise ieri, mentre a livello nazionale si è costretti ad assistere al solito teatrino. Da un lato, c'è la Fiom, che propone il blocco della produzione in tutta Italia e chiede agli altri sindacati l'anticipo all'8 novembre dello sciopero generale dei metalmeccanici. Dall'altro, ci sono Fim e Uilm, che, di fronte ad una nave che affonda, ritengono più opportuno aspettare che l'acqua invada la stiva, prima di intervenire: «La data fissata è il 15 e rimane quella», ribatte Giorgio Caprioli della Fim Cisl, subito spalleggiato dal collega della Uil Giovanni Contento. Quanto al blocco della produzione, neanche a parlarne: «Cerchiamo di non ripercorrere - ammonisce Caprioli - la strada che portò il sindacato alla sconfitta del 1980».

Pensiero, quest'ultimo, condiviso da un altro signore che ha a cuore le sorti dei lavoratori, il direttore generale di Federmeccanica Roberto Biglieri: «Il blocco della produzione è inutile - tuona Biglieri -. Di fronte ai problemi della Fiat ci vorrebbero atteggiamenti positivi di gestione, e non il muro, perché questo legittima la reazione con un altro muro. La posizione estremistica legittima un'altra posizione estremistica». Quest'ultima frase, contrariamente alle intenzioni del direttore di Federmeccanica, è la controprova che le tute blu hanno imboccato la strada giusta: è la posizione estremistica della Fiat, che ha deciso di consegnare l'industria dell'auto italiana nelle mani degli americani, provocando la perdita di migliaia di posti di lavoro, a legittimare azioni di lotta più dure del sindacato.

In ogni caso, così la pensano gli operai che, incuranti delle contraddizioni di Fim e Uilm, proseguono dritti per la loro strada. Ce n'erano 3mila ieri al corteo che è uscito dalle carrozzerie di Mirafiori, per occupare le strade attorno allo stabilimento. Le tute blu sono poi rientrate per bloccare completamente la produzione. «E' la prima vera decisa risposta dei lavoratori di Torino al piano di liquidazione della Fiat», commenta il SinCobas, secondo cui è necessario «esprimere tutta la determinazione di cui si è capaci per difendere i posti di lavoro».

Il prossimo stabilimento a bloccarsi sarà, il 6 novembre, quello di Melfi (Potenza), dove la Fiom organizzerà una manifestazione con rappresentanze dei lavoratori di tutti gli stabilimenti del gruppo. Appuntamento di rilievo è anche la manifestazione finale del Social forum europeo, quella che si terrà sabato 9 a Firenze. In prima fila, infatti, ci saranno le tute blu con lo striscione della Fiat, dietro tutti gli altri con una pettorina dove campeggerà lo slogan "Europa di pace, Europa di diritti".

Sul piano negoziale, invece, la novità è la mossa del ministro del Welfare Roberto Maroni, che ha finalmente dato segni di vita convocando per il 5 novembre l'azienda e per il 6 i sindacati. Fonti del ministero assicurano che si tratterà di «un incontro politico e non tecnico», dove «si farà il punto sulla crisi della Fiat e non sugli ammortizzatori sociali per la gestione degli esuberi». Ma i sindacati sono scettici, sottolineano come la convocazione sia tardiva e chiedono a Palazzo Chigi di assumere la conduzione di quella che non è una semplice vertenza ma una vicenda che riguarda il futuro industriale del paese.

Ieri il consiglio di amministrazione della Fiat ha dato il via libera a una ricapitalizzazione da 2,5 miliardi di euro: una decisione resa necessaria dal fatto che la perdita netta dall'inizio dell' anno di Fiat Auto ha superato, nel corso del trimestre, un terzo del patrimonio. L'aumento di capitale, ha spiegato l'amministratore delegato di Fiat Auto Giancarlo Boschetti, «non avrà alcun impatto sul debito del gruppo Fiat e sarà finanziato attraverso fondi all'interno del gruppo», compresa una parte del prestito convertendo da 3 miliardi di euro ottenuto dalle banche. Nessun coinvolgimento, dunque, della Gm. L'operazione, tuttavia, non si realizzerà prima della prossima primavera. Resta confermato il programma di riduzione dei costi: le «sospensioni dal lavoro», ha reso noto Boschetti, consentiranno a Fiat Auto di risparmiare circa 350 milioni di euro.

Il problema resta quello: come salvare l'industria dell'auto italiana? «Le possibilità in campo - spiega Fausto Bertinotti, segretario di Rifondazione Comunista - sono solo due: lo smembramento delle Fiat e la sua americanizzazione oppure l'intervento pubblico a questo punto assolutamente indispensabile. Mi pare che la scelta non si pone».

Liberazione

 

 

Cassa integrazione per 5mila. Scioperi immediati.

 

ROMA - La Fiat dà il via libera alle procedure per la cassa integrazione a partire dal 2 dicembre: e con i sindacati è subito scontro. I lavoratori di quasi tutti gli stabilimenti del gruppo torinese sono sul piede di guerra, con scioperi e iniziative di lotta e mobilitazione un pò ovunque.

Durissima la risposta all'azienda da parte di Fiom, Fim e Uilm, che però reagiscono in ordine sparso. La proposta dei metalmeccanici della Cgil è una vera e propria dichiarazione di guerra: bloccare la produzione fino all'apertura del negoziato col governo, anticipare all'8 novembre lo sciopero generale della categoria già proclamato per il 15, proclamare uno sciopero generale di tutti i lavoratori. Una linea che Fim e Uilm non condividono, limitandosi a chiedere (come anche la Fiom) l'apertura immediata di un tavolo a Palazzo Chigi. E la convocazione del ministro del Welfare, Roberto Maroni, arrivata ad azienda e sindacati in tarda mattinata, non basta: su questo (solo su questo) le tre sigle sono d'accordo. Così che martedì 5 novembre andranno al ministero solo per dire che il tavolo può essere aperto solo presso la presidenza del Consiglio.

A dare fuoco alle polveri è stata una comunicazione di Fiat Auto e delle altre società del gruppo torinese. Comunicazione giunta alle Rsu degli stabilimento Fiat, in cui si annunciava l'apertura formale della procedura per la cassa integrazione straordinaria a zero ore, che - secondo il piano dell'azienda sugli esuberi - interesserà 5.551 lavoratori dal prossimo 2 dicembre e 2.057 dal 30 giugno 2003. «La procedura viene avviata oggi per rispettare i tempi tecnici previsti dalle legge», ha precisato Fiat, per la quale la decisione «non pregiudica il dialogo in corso con le istituzioni, le autorità pubbliche e le organizzazioni sindacali», e la possibilità di «individuare soluzioni condivise» nella gestione degli esuberi.

La risposta dei sindacati non si è fatta attendere. La mobilitazione è scattata in tutti gli stabilimenti più importanti: sciopero immediato e blocco dell'autostrada ad Arese; sciopero e cortei a Mirafiori e a Melfi; sciopero «a tempo indeterminato» e blocco della produzione a Termini Imerese.

«La Fiat ha scelto lo scontro e il Governo deve fermarla», ha affermato il segretario confederale della Cgil, Carla Cantone. Più duro il leader dei metalmeccanici della Cgil, Gianni Rinaldini, che è intervenuto all'assemblea dei delegati Fiom riunita a Roma per mettere a punto la piattaforma contrattuale. «Non è possibile avviare le procedure per la cassa integrazione senza neanche aprire un tavolo negoziale», ha detto Rinaldini, che ha anche annunciato: «Bloccheremo la produzione di tutti gli stabilimenti Fiat fino all'apertura di una trattativa sugli esuberi». Mentre - ha aggiunto - lo sciopero generale della categoria, proclamato per il 15 novembre «è troppo lontano» e va anticipato all'8 novembre. Rinaldini, quindi, non ha escluso che su Fiat ci possa essere uno sciopero generale di tutti i lavoratori, e ha invitato la Cgil a riflettere su questo.

La convocazione del ministro del Welfare Maroni è l'unica cosa che ha messo i sindacati d'accordo nel dire che non serve: aprire un tavolo presso il ministero significherebbe solo discutere di esuberi.

 

La Gazzetta di Parma

 

«Fiat: dopo la Cigs riapra gli impianti»
Il ministro del Welfare al question time
Oggi si riunisce il Cda del colosso in crisi

 

ROMA - In una giornata davvero “calda” per la politica economica del Paese, in cui la legge finanziaria viene discussa tra governo e parti sociali e la Camera approva il disegno delega per la riforma del mercato del lavoro, il ministro del Welfare Roberto Maroni, rispondendo alla Camera dei deputati per il consueto question time, ha toccato diversi temi tra i più scottanti attualmente sul piatto. In primo luogo la questione Fiat.
«Abbiamo invitato l’azienda ad uno sforzo massimo. Serve un impegno della Fiat da esplicitare nel piano affinché la chiusura di Termini Imerese sia temporanea: la riapertura dopo la cassa integrazione sarebbe un atto di saggezza e responsabilità per evitare gravi conseguenze sul piano sociale».
Il governo chiede quindi alla Fiat di chiarire il destino di Termini Imerese, una volta concluso il periodo di cassa integrazione a zero ore per i 1.800 dipendenti dello stabilimento, ma nel frattempo studia delle soluzioni alternative per salvaguardare i livelli occupazionali. «Il governo - ha detto Maroni - è impegnato nella valutazione di ogni possibile ipotesi volta a contribuire a risolvere la crisi della Fiat Auto, in particolare per le aree maggiormente colpite dai tagli occupazionali previsti, come è appunto il caso di Termini Imerese. Il governo segue con attenzione le iniziative che il gruppo Fiat ha preso e sta prendendo per recuperare competitività e rilanciare con successo la sua attività principale nel rispetto delle autonome scelte che il gruppo deciderà. Tuttavia, abbiamo sollecitato l’azienda a fare lo sforzo massimo per garantire un futuro più certo ai lavoratori di Termini Imerese, evitando di chiudere gli impianti soprattutto se fosse deciso di non riaprirli alla scadenza della cassa integrazione». Maroni ha ricordato infatti che «nel piano Fiat ciò non è scritto, ma non è scritto chiaramente il contrario».
Il governo attende quindi indicazioni dal Cda della Fiat, che si tiene oggi e, ribadisce il ministro del Welfare, esclude un ingresso nel capitale della casa torinese. Per quanto riguarda i lavoratori in esubero, il ministro giudica «difficile da percorrere» la strada indicata dal viceministro all’Economia, Mario Baldassarri, che proponeva nei giorni scorsi la trasformazione degli esuberi in infermieri. Ma, sottolinea Maroni, «ci sono tante ipotesi alternative che stiamo valutando».
«Se l’azienda vuole partire con la cassa integrazione può farlo - ha detto Maroni a margine del suo intervento - poi noi potremo intervenire per verificare se ci sono le condizioni». Il “nodo” che il ministro indica in questa situazione è sì legato al destino degli impianti e dei lavoratori di Termini Imerese «ma non solo - precisa - ad esempio c'è anche Arese». Per quanto riguarda un eventuale intervento nel capitale di Fiat Maroni ribadisce di non essere d’accordo: «Non entreremo nel capitale. È una cosa che esiste, ad esempio in Germania, ma escludo che sia la soluzione giusta». La soluzione è invece «nella politica delle alleanze che consenta a Fiat di investire ingenti risorse per poter mantenere la direzione in Italia e i livelli occupazionali».

La Padania