12.300 tagli in tutto il mondo

12 impianti chiusi, la maggior parte all'estero, e 12.300 tagli tra i dipendenti, di cui 2800 in Italia tra il 2003 e il 2006. Punta molto sui sacrifici e sul ridimensionamento, il piano di risanamento della Fiat elaborato dall'amministratore delegato Giuseppe Morchio e approvato dal consiglio d'amministrazione. Le grandi linee dell'operazione erano state ampiamente anticipate nei giorni passati. Oggi le conferme.

Il piano è stato presentato e approvato questa mattina. Nel pomeriggio, poi, c'è stato un lungo incontro tra vertici aziendali e sindacati nel quale sono state esposte le linee di intervento. Al termine dell'incontro i sindacati hanno reso noto che I 2.800 esuberi sono così distribuiti: 580 alla Fiat Auto, 400 alla Teksid, 600 alla Comau, 600 all' Iveco, 500 alla Magneti Marelli, 120 alla Cnh di Lecce. Secondo la Fiom, inoltre, sono circa 1.500 gli esuberi dell'area torinese previsti dal nuovo piano: 600 agli Enti Centrali di Fiat Auto, 600 Comau, 120 Magneti Marelli, 200 Teksid di Carmagnola. In Piemonte ci sono anche 350 esuberi circa alla Teksid di Crescentino (Vercelli).

Il piano prevede investimenti per 19,5 miliardi di euro: 9,1 miliardi destinati ai nuovi prodotti, 7,9 miliardi per ricerche e sviluppo, 700 milioni nelle reti commerciali e 1,8 miliardi nelle ristrutturazioni operative; questi investimenti saranno interamente autofinanziati. Nel piano 2003-2006 di Fiat è previsto un taglio di costi di 3,1 miliardi di euro nel 2006, rispetto al 2002. Il risultato operativo sulle vendite passerà dal -1,4 per cento del 2002 al +4,1 a fine 2006; metà di questo risultato verrà conseguito a metà del 2004. Le tempistiche del piano prevedono per il 2006 un ritorno all'utile netto per il gruppo Fiat, e nello stesso anno un risultato netto in pareggio per Fiat Auto. La quota di mercato del gruppo Fiat passerà in Italia al 32,4 per cento nel 2006 dal 30,% nel 2002, e dal 2006 al 4,1 per cento in Europa. Di qui al 2006, inoltre, la Fiat produrrà altri tre nuovi modelli di auto oltre a quelli già annunciati: una Microcar, un monovolume che sostituirà la Multipla e una 4X4 Large cross over.

Nello stesso periodo (2003-2006) sono programmate 5.400 assunzioni di cui 3.800 all'estero e 1.600 in Italia.

Durante la conferenza stampa seguita al Cda Morchio ha definito il piano "prudente, concreto, realistico e praticabile. Un punto di partenza e non di arrivo". Mentre per il presidente del Gruppo, Umberto Agnelli, quella della Fiat ''e' una situazione di crisi, ma abbiamo tutte le possibilita' per 
uscirne''.

Nell'operazione si parla di autofinanziamento. Gran parte del quale dovrebbe venire dal mercato. Il Cda di Fiat ha infatti varato un aumento di capitale a pagamento per un importo massimo di 1,842 miliardi di euro. L'operazione avverra' - si legge nella nota diramata dalla Fiat - tramite l'emissione di un massimo di 386.457.108 nuove azioni ordinarie da offrire in opzione agli azionisti nel rapporto di tre nuove azioni ordinarie ogni cinque azioni possedute di qualsiasi categoria al prezzo di 5 euro per azione. L'operazione, garantita da un consorzio di primarie banche italiane e internazionali, dovrebbe partire dalla seconda settimana di luglio. Il management della Fiat è convinto che l'introito della ricapitalizzazione, insieme alle cessioni in via di completamento, permettera' al gruppo di ''mantenere una solida base di liquidita' nel periodo di realizzazione del piano''.

BIsognerà vedere se il mercato apprezzerà l'offerta Fiat. A questo riguardo non tutti condividono l'ottimismo dei vertici del Gruppo. Il principale quotidiano economico europeo, il Financial Times, nell'edizione odierna analizza il piano di rilancio del Gruppo torinese e lo giudica insufficiente a risolvere i "problemi di fondo". ''A parte pressioni politiche'' scrive FT, e' ''difficile capire perche' qualcuno dovrebbe voler accontentare un cosi' prodigo consumatore dei soldi degli altri''. Per il giornale, inoltre, ''queste manovre finanziarie assieme alle vendite dei beni potrebbero salvare la Fiat'', ma non risolvere i problemi di fondo. I tagli dei costi, rileva FT, ''a stento tengono il passo con la diminuzione delle vendite'', mentre l'uso degli impianti e' al 70% contro l'85% ed oltre della Volkswagen ed il 100% di alcune fabbriche della PSA Peugeot Citroen. Il Finalcial Times sottolinea poi che ''la data del ritorno di un profitto e' scivolata di nuovo'', con il 2006 indicato per l'attivo prima dell' EBITDA. Questi dati negativi - sottolinea ancora il giornale - ''sembrano essere gia' stati largamente scontati nel prezzo delle azioni'', e ''la prospettiva e' troppo incerta'' perche' le azioni possano richiamare qualche interesse.

(26 giugno 2003)