Fiom: per Mirafiori lenta, ma inesorabile eutanasia

“Per dare un giudizio su quanto comunicato oggi dalla Fiat è sufficiente confrontare il nuovo piano a quello precedente, tenendo presente che quello odierno si riferisce a un periodo di quattro anni, arrivando fino al 2006, mentre l’altro si fermava al 2005. Inoltre, a differenza del passato, i dati oggi presentati sono riferiti alla Fiat Spa e non alla sola Fiat Auto. Se si compie questa comparazione con le avvertenze appena indicate, si scopre facilmente che nel piano odierno non vi è alcuna modifica significativa. Colpiscono, invece, due aspetti delle comunicazioni Fiat: la riproposizione di nuovi, consistenti, tagli occupazionali e il fatto che la crisi coinvolge, oltre alla filiera dell’auto, anche l’Iveco e la Cnh.” Questo il primo commento sul nuovo piano Fiat rilasciato da Claudio Rinaldini, segretario generale della Fiom Cgil.

“La ricapitalizzazione - prosegue Rinaldini - è, poi, del tutto insufficiente. Quanto ai modelli previsti, sono quelli già annunciati in precedenza senza alcuna modifica neanche per ciò che riguarda i tempi di attuazione della loro messa in produzione". “Per tutti questi motivi - spiega il leader della Fiom -, ribadiamo un giudizio negativo su un piano che prevede 12.300 licenziamenti, 2.800 dei quali si riferiscono al nostro Paese." “Va inoltre osservato che questi licenziamenti, presumibilmente, sono al netto del normale turn over; è su questa base che vanno valutati gli impegni annunciati relativi alle assunzioni, peraltro già indicate nel piano precedente. Infine, il fatto che la Fiat indichi la cifra complessiva delle assunzioni senza indicare con precisione gli stabilimenti coinvolti è, a dir poco, paradossale.”

Neanche i sindacalisti torinesi credono che l'ennesimo piano di risanamento che taglia posti di lavoro e ridimensiona il Gruppo Fiat possa avere la forza taumaturgica che i passati interventi non hanno avuto. C'è molto pessimismo sulla strategia di Morchio. Per Claudio Stacchini, responsabile  sindacale della Fiom di Torino il piano tradisce "prospettive allarmanti" e "una lenta, ma inesorabile eutanasia per Mirafiori". "Continua il lento stillicidio dell' azienda - sostiene Stacchini - e quando saranno finiti gli 1,8 miliardi della ricapitalizzazione la situazione tornerà punto e daccapo. Nel piano Morchio non è neppure deciso dove si farà la nuova Punto, mentre la logica della Fiat è sempre e soltanto una: la riduzione dei costi pagata dai lavoratori". "Si sottolinea - rileva Stacchini - che 2.800 esuberi in Italia non sono molti, ma anche nel dicembre del 2000 l' azienda partì con 6.000 tagli fuori dall' Italia e poi seguirono i 3.500 di luglio 2001 e gli 8.100 dell' ottobre scorso".

Secondo Giorgio Airaudo, segretario della Fiom torinese, 'Morchio non riaccende Mirafiori. Continua la riduzione dell'occupazione e l'assenza di prospettive per lo stabilimento torinese all'interno di un piano senza novità: stessi investimenti e stessi prodotti'.  'Colpisce che il governo e gli enti locali continuino a fare da spettatori e da tifosi - aggiunge Airaudo - in una crisi che richiederebbe un protagonismo delle istituzioni che non lasci sola una proprietà e un gruppo dirigente che non hanno i mezzi per salvaguardare l'industria dell'auto italiana'.

Più ottimista la posizione della Fim Cisl. Il segretario nazionaleCosmano Spagnolo scorge "elementi di indubbio interesse", ma anche "aspetti negativi" e altri punti "su cui il giudizio resta sospeso". Insomma luci e ombre. La parte soddisfacente riguarda, secondo Spagnolo, "la volontà di rilanciare la Fiat come più grande gruppo industriale italiano, la decisione di concentrarsi sul core business dell' automoristica, provando a rilanciare Fiat auto anche attraverso una sempre maggiore integrazione industriale con Gm, evitandone la cessione, e la decisione di non cedere più Marelli, Teksid e Comau, in quanto funzionali al core business dell' automoristica". Il segretario della Fim esprime, invece, "forte criticità sull' ulteriore intervento sull' occupazione", mentre rimanda il giudizio sulle risorse finanziarie: la ricapitalizzazione di 1,8 miliardi di euro, è del tutto insufficiente a sostenere l' ipotesi di rilancio".

La Uilm invece considera i dati del piano Fiat (19,5 miliardi di investimenti e 12.300 esuberi di cui 2.800 in Italia a fronte di 5.400 assunzioni di cui 1.600 in Italia) sostanzialmente in linea con le attese e chiede all'azienda di puntare sul rilancio del settore auto."Le anticipazioni che circolavano sullo stato della Fiat - afferma il segretario generale della Uilm Tonino Regazzi in una nota - lasciavano trasparire una situazione più grave di quella presentata oggi nel CdA del Lingotto. Ci aspettavamo la riorganizzazione dei settori dei veicoli industriali e della trattoristica. Così è stato. E il settore dell auto quello che si conferma come perno centrale della ripresa per la casa torinese: ora occorre capire se, con la produzione e commercializzazione dei nuovi modelli, la crisi in questo settore riceverà una definitiva battuta d arresto. Dai dati in nostro possesso, e quelli sull occupazione non sono certo positivi, riteniamo che occorra ancora lavorare, perché il settore dell auto si riprenda". La Uilm comunque considera "confortante" l impegno della Proprietà sul fronte delle risorse e degli investimenti: "consideriamo - spiega - l aumento di capitale come un fatto positivo a sostegno dell auto. Si tratta di un segnale importante per rilanciare il settore. Ci preoccupano, però, gli esuberi: dobbiamo sapere con esattezza la loro incidenza sul territorio e negli specifici segmenti di competenza".

(26 giugno 2003)