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Annessi e connessi
LORIS CAMPETTI-MANIFESTO DEL 16/12/2004
Non avranno passato la notte insonne, gli
operai della Fiat, dopo aver appreso la (non)notizia che l'amore tra i loro padroni e la
General motors è finito e che gli americani non intendono comprarsi l'auto italiana con
tutti annessi e connessi - e i dipendenti, tanto per i padroni americani che per quelli
italiani, fanno parte degli annessi e connessi. La notte dei lavoratori non è stata
turbata perché l'indisponibilità della Gm era un segreto di Pulcinella. Ma soprattutto,
nessun capello strappato perché da un ipotetico passaggio della Fiat Auto in mani
americane sarebbe scaturito un massacro sociale negli stabilimenti e tra i lavoratori
italiani. Sono altre le ragioni dell'insonnia operaia a Mirafiori, o a Cassino, o a
Termini Imerese. Chi lavora alla Fiat in
realtà non lavora, sta a casa in cassa integrazione e deve vivere con uno stipendio
miserabile e decurtato.
Senza vedere la fine del tunnel, perché i dati negativi sulle vendite di vetture in
Europa ne annunciano forse di peggiori, dal momento che non ci sono nuovi modelli
importanti in arrivo nell'immediato. Sono un po' rassegnati, un po' disperati, un po'
incazzati perché hanno l'impressione che tutti, salvo qualche sindacato di categoria,
sembrano dare per scontato che il destino della più grande azienda italiana debba essere
deciso dalla famiglia Agnelli, dai suoi manager e dal tira e molla con i mancati padroni
americani. Non glie ne frega niente alla politica che alcune migliaia di persone e di
famiglie rischino il disastro e che l'ultimo pezzo industriale italiano stia sciogliendosi
come neve al sole?
Sarebbe utile,
per esempio, che i segretari delle tre confederazioni sindacali si esprimessero con
chiarezza, dicessero come si può uscire dalla crisi, come si può salvare un pezzo di
economia e chi la produce. Qualcuno effettivamente ha aperto bocca, come Pezzotta, ma solo
per complimentarsi con l'amministratore delegato Marchionne che ha fatto la faccia feroce
al suo amico-nemico Wagoner.
Non riguarda soltanto le sinistre e i sindacati
il destino della Fiat. Riguarda il paese, dunque lo stato, dunque il governo. A meno di
dar credito a chi spera che Berlusconi chiederà a Bush di convincere la sua prima azienda
automobilistica a «rispettare i patti», come qualche buontempone della destra ha dettato
alle agenzie. L'abbiamo scritto mille volte: Francia e Germania sanno difendere i propri
marchi: perché l'Italia non lo fa? Perché si limita a dare da un secolo (dalle commesse
militari per la guerra in Libia, nel 1911) soldi a perdere alla Fiat, senza vincoli
sociali e ambientali, senza un piano di ricerca, innovazione e sviluppo? Senza chiedere
impegni e soldi ai proprietari, vecchi e rampolli della famiglia Agnelli? Nessun avversario dell'ipotesi di un intervento pubblico ci ha
fornito motivazioni convincenti.
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