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Augustin Breda, coordinatore di Lavoro e Società in Fiom, ha finalmente preso le distanze da lavoro e Società. Ovviamente è una battuta (una freddura) ma come non condividere l'analisi di Breda sul contratto dei metalmeccanici (sembra l'abbia copiata pari pari da una nostra nota precedente). Breda non se ne accorge, ma la sua analisi (vedi la nota di Breda sul Ccnl metalmeccanico), con lo stesso metro e lo stesso peso, è immediatamente applicabile ai contratti firmati in precedenza nei comparti chimico, Poste, fino al recente contratto delle Telecomunicazioni. Proprio quei contratti che Lavoro e Società ha sostenuto a spada tratta e difeso come baluardi di una uscita a sinistra della concertazione, o sui quali è stata zitta zitta per evitare di entrare in polemica con la maggioranza. Ora, se Breda pensa di avere ragione nella sua analisi, dovrebbe completarla col dire che la trattativa per il Contratto Metalmeccanico ha subito pesantemente gli arretramenti ben peggiori che la precedente contrattazione ha introdotto nelle altre categorie. I limiti della contrattazione in Fiom non possono essere scaricati solo sulla Fiom. Breda dovrebbe domandarsi dove era Lavoro e Società nei chimici, nelle Poste, nella Funzione Pubblica, nelle Telecomunicazioni ecc. ecc. Sul contratto metalmeccanico, ed è lui stesso ad ammetterlo, per lo meno si sono conquistati dei paletti non indifferenti sulla flessibilità e sull'apprendistato. E fa bene Breda a sottolinearlo, mentre si dimentica di dire che Lavoro e Società ha firmato cose ben peggiori in altri contratti e senza i paletti conquistati dalla Fiom. Nei chimici l'orario pluriperiodale è un fatto ormai da due contratti, ed il potere contrattuale delle Rsu si è via via spento fino al lumicino. Sempre nei chimici, sull'apprendistato si è andati ad aprire maglie ben più larghe di quanto Breda immagini. La legge 30 ha sfondato massicciamente ed ovunque senza che Lavoro e Società abbia aperto mai una vera battaglia contro quegli accordi, anzi difendendoli, come è successo nelle Poste, nonostante la forte opposizione da parte di molti dei suoi stessi delegati, o standone in un cantuccio a balbettare qualcosa, come nel contratto delle Teleconmunicazioni, lasciando i delegati da soli a cercare di organizzare una seria critica a quell'accordo. Breda quindi dovrebbe, da buon politico che è, provare a gettare lo sguardo oltre la sua categoria per capire il disastro che è stato prodotto con la contrattazione di questi anni, e per capire che, anche con i suoi indiscussi limiti, l contratto firmato dalla Fiom, è cosa ben diversa a confronto. Capirebbe così che il problema non è la Fiom (che per lo meno ci ha provato a fare qualcosa di diverso e di meglio) ma la Cgil nel suo insieme e, per quel che conta ancora, l'ex minoranza di Lavoro e Società che in questi anni si è più preoccupata di accreditarsi nella maggioranza che non a sostenere le giuste osservazioni del compagno Breda all'interno delle altre vertenze contrattuali. Purtroppo il compagno Breda non è ascoltato neppure all'interno della sua area, altrimenti come si spiegherebbe che Lavoro e Società non stia organizzando, a partire dall'approccio adottato nel giudizio sul contratto metalmeccanico, il voto contrario al bruttissimo accordo sulle telecomunicazioni che proprio in questi giorni è sottoposto a consultazione? Breda fa bene anche ad aprire la sua nota con la massima di Gustavo Zagrebelsiki sulla democrazia, e quindi si dimostra d'accordo con noi nel condannare la recente prassi accentratrice e burocratica di Lavoro e Società che ormai decide tutto nel chiuso dei suoi apparati e che ha liquidato da tempo quella pratica democratica a cui lo stesso Breda si riferisce. Una massima da lui citata in apertura anche per, probabilmente, parare eventuali attacchi che dall'interno dello Fiom potrebbero partire verso di lui. Breda può stare sicuro che, nel caso, avrà tutta la nostra solidarietà, la stessa che lui od altri, al tempo dell'accordo delle poste, non hanno manifestato verso quei compagni di Lavoro e Società che hanno subito dall'area di riferimento veri e propri processi o minacce di estromissione dai ruoli ricoperti, solo per aver criticato l'accordo sulle Poste firmato e difeso da Lavoro e Società. 26 -01- 2006 Coordinamento rsu
APPUNTI
D’ANALISI CRITICA DI UN CONTRATTO
Essendo la democrazia una
convivenza basata sul dialogo, il mezzo che permette il dialogo,
cioè la parola, deve essere oggetto di cura particolare, come si
riscontra in nessun’altra forma di governo. Cura duplice in
quanto numero e in quanto quantità. Il numero di parole
conosciute e usate è direttamente proporzionale al grado di
sviluppo della democrazia; più sono le parole che si conoscono
più ricca è la discussione politica (sindacale) e, con essa, la
vita democratica. Quando il nostro linguaggio si fosse
rattrappito al punto di poter pronunciare solo sì o no, saremmo
pronti ai plebisciti; e quando conoscessimo più si, saremmo
nella condizione del gregge che può solo obbedire al padrone….(
Imparare la Democrazia Gustavo Zagrebelscki) Il contratto
nazionale dei metalmeccanici,
è entrato nell’immaginario collettivo dei lavoratori e cittadini
italiani come un evento importante della vita del nostro paese,
evento che determina rapporti di forza utile al mondo del lavoro.
Questo prescindere dal giudizio che se né da dell’evento stesso. È
il contratto più importante dell’industria privata, coinvolge oltre
1 milioni di lavoratori e quasi altrettanti sono i lavoratori delle
imprese cooperative, artigiane e delle medie piccole imprese che
completano la contrattazione del settore. È il contratto che più
degli altri nel mondo privato esercita l’interesse e l’attenzione
dell’opinione pubblica, sopratutto per la dinamicità e la generosità
delle lotte che sanno esprimere i lavoratori di questo settore. Così
è avvenuto anche in quest’occasione IL CONTRATTO È
STATO FIRMATO CON RISERVA.
La decisione spetta
ai lavoratori che si esprimeranno attraverso un referendum, con un
sì o un no sul risultato raggiunto. Si vota il 15, 16, 17 febbraio
in tutti i luoghi di lavoro dove il sindacato dei metalmeccanici è
presente. Questi scritti sono un contributo di critica utile a
formare un’opinione altra anche in vista del referendum.
IL MERITO
Questa scadenza
contrattuale è definita di biennio economico 2005 2006. Per le
regole del sistema contrattuale vigente deve trattare dei soli
aspetti economici: il salario. In questo caso non è stato così! Le
parti: il sindacato dei lavoratori e degli imprenditori, hanno
regolato oltre al salario anche elementi normativi quali
flessibilità/precarietà, apprendistato. SALARIO
Il primo confronto, per capire il risultato è con la piattaforma delle richieste votata dai lavoratori. La richiesta per il biennio 2005/2006 era di130 euro d’aumento al mese per tutti, di cui 105 sui minimi tabellari ( al 5 livello) e 25 euro per chi è privo di contrattazione integrativa aziendale. Il risultato è di 100 euro lordi sui minimi al 5 livello, ma se si toglie la proroga di 6 mesi della durata del contratto (una deroga alle regole esistenti), la somma effettiva di aumento nel biennio è di 85 euro lordi (biennio 01/01/2005 al 31 /12/2006), gli altri 15 euro erogati da marzo 2007, per raggiungere i 100 euro, servono a coprire il periodo che va sino a giugno 2007. I futuri aumenti partiranno così dal giugno 2007, anziché da gennaio 2007. Questo contratto nel biennio 2005 – 2006 porta complessivamente nelle tasche dei lavoratori 1.287 euro lordi al 5 livello ( si raggiunge tale cifra, nei due anni di competenza 2005/2006, sommando gli aumenti: 60 euro da gennaio 2006 per 13 mensilità, 25 euro da ottobre 2006 per 4 mensilità, più l’una tantum di 320 euro e l’indennità di vacanza contrattuale percepita da aprile 2005 a dicembre 2005 di 87 euro). La sorpresa non gradita è che tale cifra, oltre ad essere modesta, è inferiore sia al contratto del 2003: 1.460 euro il percepito dai lavoratori in quel biennio (2004/2005); sia del contratto del 2001: 1.300 euro il percepito in quel biennio (2001/2003) Facile trarre
delle conclusioni rispetto alla concreta portata economica di questo
contratto. I 25 euro mese per chi non aveva la contrattazione sono stati trasformati in 130 euro che saranno dati in una soluzione, una sorta di una tantum che però vedrà la ricerca di una sua strutturazione nella futura contrattazione. AUMENTI
LORDI
NORMATIVA ORARIO
PLURISETTIMANALE L’allargamento delle causali alle esigenze produttive e di mercato introdotte nel contratto nazionale, estende le ragioni per chiedere l’orario plurisettimanale. Si allarga così le causali per attivare la flessibilità d’orario, confermando la contrattazione con le RSU sulle modalità di attuazione (come farla e quando). Questa norma potrebbe cambiare nei prossimi mesi se la Commissione su precarietà e flessibilità costituita ad hoc dovesse arrivare a dei testi condivisi. Negli obbiettivi del sindacato c’è una regolazione stringente delle percentuali massime di lavoro atipico e nell’obbiettivo delle imprese una maggiore flessibilità degli orari. Se i lavori di questa Commissione dovessero chiudersi senza risultati le aperture già introdotte sulla flessibilità decadrebbero. NUOVO
APPRENDISTATO. È la parte peggiore del contratto. Ha riformato profondamente la disciplina contrattuale precedente prevista e normata nel contratto nazionale. Il contratto di apprendistato è ad oggi inesistente nell’industria metalmeccanica. L’ultima sistemazione (unitaria) della materia nel contratto nazionale è del maggio 2003, ma anche quella modifica per i vincoli giusti che manteneva, non ne ha esteso l’utilizzo. Ora con la nuova normativa introdotta in questo contratto, per come è stata regolata, vedrà nell’apprendistato la forma prevalente e diffusa di assunzione, come annunciato anche da Federmeccanica. Ecco perché: 1- per le aziende ha un costo del lavoro inferiore alle altre tipologie di contratto di circa il 30%; 2- il contratto è esteso a tutte le qualifiche compreso i lavori di serie, ripetitivi, di basso contenuto e catene di montaggio, precedentemente esclusi; 3- è esteso alle alte qualifiche di 6° e 7° livello anche per lavoratori con lauree attinenti alle alte professionalità, precedentemente esclusi; 4- gli apprendisti non hanno diritto al versamento dei contributi per la pensione INPS, per gli anni della durata dell’apprendistato; 5- non ha diritto al trattamento e alla retribuzione durante i periodi di malattia; 6- non hanno diritto alla cassa integrazione ne ordinaria, ne straordinaria; 7- non hanno diritto ne alla mobilità ne alla disoccupazione in caso di crisi aziendali e licenziamenti; 8- gli anni di apprendistato non valgono per la maturazione degli istituti legati all’anzianità di servizio; 9- gli apprendisti sono esclusi (salvo diverso accordo aziendale) dai benefici della contrattazione e premi aziendali; 10- sono retribuiti con i soli minimi contrattuali, per i periodi e le categorie definite nel piano di apprendistato e fanno 1/3 della durata dell’apprendistato a due livelli di inquadramene inferiori al livello d’uscita: un terzo livello fa 14 mesi al primo livello, con una paga netta che si aggira poco sopra i 700 euro al mese. A limitare questa situazione v’è una utile clausola, non di legge ma contrattuale, che impegna le imprese a confermare un minimo del 70% dei lavoratori assunti con contratti di apprendistato. OSSERVAZIONI Vi sarà modo e tempo per approfondire i vari aspetti dell’apprendistato e i suoi riflessi sociali ed occupazionali. Da subito sono evidenti alcune contraddizioni che si spiegano solo con una condivisa necessità di intervenire surrettiziamente, ma efficacemente, per abbassare il costo del lavoro delle imprese, agendo sui futuri assunti. Non si capisce cosa ci sia da apprendere e quindi da formare nei lavoratori che fanno lavori semplici, ripetitivi, privo di contenuto professionale, come sono in buona parte i lavori inquadrati al 3° livello e in qualche caso al 4° livello. Manca in questi casi la ratio per costruire un percorso d’apprendistato, perché non c’è nulla da apprendere. In genere per questi lavori i lavoratori in qualche ora o al massimo qualche giorno raggiungono le conoscenze per svolgere quell’attività. L’apprendistato dura 42 mesi per un 3° livello, di più per gli altri livelli, con centinaia di ore di formazione. Inoltre se un operaio è assunto senza contratto di apprendistato in 40 mesi ha il 3 livello(come da ccnl), mentre se fa la formazione ne servono 42, è un ulteriore paradosso. Ad un operaio in catena di montaggio con operazioni con contenuto di qualche minuto e in certi casi di secondi, si prevede un contratto di apprendistato di 24 mesi. Per imparare che cosa?. C’è poi da aggiungere che questa forma di assunzione, che riguarda lavoratori sino ai 29 anni d’età, rischia di produrre un effetto dirompente sui lavoratori da occupare che superano la soglia dei 29 anni, visto che assumerli costerebbe all’impresa il 30% in più di un apprendista. L’esclusione dalle tutele sociali quali la malattia, la cassa integrazione, i contributi Inps rendono discriminatoria e non socialmente accettabile questa regolamentazione del lavoro, anche perché apre un pericoloso varco per l’aggressione di queste tutele ai restanti lavoratori. Una legge che non andrebbe applicata per via contrattuale finché non modificata nei suoi aspetti deteriori. Questo è un problema di tutta la confederazione, che si è ampliato dopo la legge 30 che ha riformato anche l’apprendistato. Il reccepimento nei contratti nazionali di tale normativa che non era ne obbligatoria, ne opportuna. Un errore! Servirà ora un rinnovato impegno per una modifica profonda.
Fiom
nazionale Augustin Breda
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