Roberto Farneti
«Nella Cgil non c’è solo la Fiom». Guglielmo Epifani parla
con calma, come nel suo costume, ma le sue parole tradiscono
il fastidio del leader che - anche per proprie
responsabilità - si ritrova a dover sciogliere una matassa
ingarbugliata. C’è infatti il rischio che il congresso
nazionale della Cgil, partito con una impostazione unitaria
per la prima volta dopo 15 anni, si concluda con la
presentazione di liste contrapposte, in mancanza di un
accordo per l’elezione dei gruppi dirigenti. Non è
un’ipotesi avventata: è già avvenuto in Lombardia, in
Piemonte, a Torino. E tuttavia l’esempio dell’Emilia
Romagna, dove è stata evitata la spaccatura, indica che la
partita è ancora aperta.
A dividere la Cgil è lo scontro a sinistra determinato
dal successo delle tesi alternative su democrazia e
politiche contrattuali, proposte dal segretario della Fiom
Gianni Rinaldini, che complessivamente hanno raccolto circa
il 15% dei consensi, mentre la la tesi sulla democrazia
avente come primo firmatario il leader di Lavoro Società
Gianpaolo Patta si è fermata al 10%. Il problema è che, in
virtù del patto siglato tra i 12 segretari prima dell’inizio
del congresso, Lavoro Società avrebbe diritto a mantenere
comunque il 20% di rappresentanti negli organismi dirigenti.
Ma Rinaldini contesta questo accordo e chiede che la Cgil,
in coerenza con la sua storia, applichi il principio “una
testa, un voto”. Chi ha votato le tesi alternative, dice in
sostanza Rinaldini, è portatore di una sensibilità che ha il
diritto di essere adeguatamente rappresentata, senza
automatismi ma anche senza paradossi.
Epifani ha assicurato che a Rimini lavorerà per «una
soluzione unitaria», ma non ha mancato di chiedersi «come un
congresso unitario possa dividersi sulle candidature». «Se
c’è un accordo vero sulla linea politica - dice il
segretario della Cgil -, non possono esserci pratiche
diffuse di gruppi dirigenti eletti con liste separate:
diversamente - osserva - occorre fare chiarezza anche sulla
linea politica». In particolare, preoccupa l’idea che
un’intera confederazione si ritrovi all’opposizione della
segreteria: «Vedo un rischio nei rapporti tra Cgil e Fiom -
avverte Epifani -: non si puo’ ridurre il rapporto a due,
non va bene né per la Cgil, né per la Fiom né per le altre
categorie. Mi sono battuto per evitare l’isolamento della
Fiom anche all’interno della Cgil, ma la Cgil è un grande
“meticcio” e per questo dobbiamo lavorare tutti insieme».
In attesa della replica di Rinaldini, che arriverà oggi a
conclusione del congresso, a parlare è Giorgio Cremaschi,
segretario nazionale Fiom: «Non c’è un eccesso di
protagonismo della Fiom - chiarisce subito Cremaschi - c’è
semplicemente una questione confederale che la Fiom pone e
che Epifani farebbe bene a considerare. Se, come dice lui, è
una questione di fondo della Cgil che un’eventuale
discussione con Cisl e Uil deve avere al centro anche le
regole di come i lavoratori votano sui contratti, perché
questo non avviene in tante categorie? Perché i
metalmeccanici votano sul contratto e i lavoratori delle
telecomunicazioni no? Certo che ci sono problemi politici:
se teoricamente c’è un documento unitario e poi dappertutto
si litiga - sottolinea Cremaschi - vuol dire che questa
unità è finta. E’ l’unità di facciata di gruppi dirigenti
che approvano all’unanimità delle scelte e poi ne fanno
delle altre».
Per Lavoro Società, è Epifani che deve trovare una
soluzione: «Considero lavorare per l’unità - premette Nicola
Nicolosi - l’obiettivo di fondo per tutti noi della Cgil. Se
abbiamo fatto il documento unitario è perché abbiamo
condiviso le scelte strategiche per il futuro. A questo fine
deve corrispondere anche la costruzione dei gruppi
dirigenti. Laddove ci sono state le divisioni, la
responsabilità è sempre di chi ha i numeri più grandi, di
chi ha la responsabilità più alta. Da questo punto di vista,
considero l’impegno assunto da Epifani una rassicurazione
per il futuro». Nel frattempo Lavoro Società, per bocca di
Patta, ha annunciato la presentazione di una propria lista
al congresso della Fiom: «Si stanno raccogliendo le firme -
conferma Augustin Breda - e se non intervengono fatti nuovi
per la ricomposizione si va al voto. Noi vogliamo che si
mantenga l’equilibrio della nostra aerea». La decisione di
Lavoro Società ha scatenato una reazione a catena per cui
sono state raccolte firme utili per la presentazione di
quattro liste, facenti capo rispettivamente a Gianni
Rinaldini, Fausto Durante, Augustin Breda e Franco Grondona.
Nel comitato centrale Fiom, eletto meno di due anni fa,
l’area che fa capo a Breda aveva 17 delegati, 33 stavano con
Durante, 4 con Grondona e gli altri 127 appartengono alla
maggioranza di Rinaldini.
In questo clima di contrapposizione, va sottolineato
l’applauso caloroso che ha accolto l’arrivo al congresso del
presidente di Emergency Gino Strada: «Per noi la Fiom - dice
Strada - rappresenta un punto di riferimento perché è
sicuramente una delle parti se non la parte più importante
di questo paese, per chi rappresenta e per come lo
rappresenta. Abbiamo sempre avuto una sintonia assoluta. Se
fossimo città, anziché organizzazioni, parlerei di
gemellaggio».
|