|
«La Fiom è una risorsa per tutti»
Si è chiuso il congresso dei meccanici con un
importante successo di Rinaldini e la riconferma della pratica
sindacale e politica di questi anni: democrazia e autonomia.
L'attacco di Epifani non ha aiutato le minoranze, penalizzate dal
voto su liste separate che esse stesse hanno voluto. Ora la palla
passa alla Cgil
LORIS CAMPETTI
INVIATO A MONTESILVANO (Pescara)
«Èvero che nella Cgil non c'è solo la Fiom, ma
c'è anche la Fiom, con la sua esperienza e la sua pratica che faremo
valere dentro la Cgil». Tutti in piedi, un prolungato e caloroso
applauso ha accolto le conclusioni di Gianni Rinaldini al XXIV
congresso nazionale della Fiom. E' stato un discorso pacato, di
merito, riflessivo, quello con cui il segretario generale ha
risposto, oltre che ai 730 delegati metalmeccanici, a Guglielmo
Epifani che il giorno prima aveva utilizzato la tribuna congressuale
per aprire apertamente le ostilità nei confronti della categoria più
importante dell'industria e del suo gruppo dirigente. Se non la resa
dei conti, un secco tentativo di ridimensionare, insieme al ruolo
centrale, la linea politica del sindacato guidato da Rinaldini da
parte del segretario generale della Cgil, alla vigilia del congresso
nazionale della confederazione. Rinaldini ha risposto punto per
punto, senza mai alzare la voce, senza cercare applausi, alle
questioni aperte (e a quelle rimosse) da Epifani. Dunque, «c'è anche
la Fiom» e la Cgil deve decidere se il sindacato dei metalmeccanici
«rappresenta una risorsa o un problema». Rinaldini non accusa altre
categorie, quelle che hanno scelto di firmare i contratti di lavoro
senza aspettare il giudizio dei lavoratori interessati;
semplicemente chiede alla Cgil se intenda valorizzare la pratica
democratica della Fiom, un sindacato che sopportato due contratti
separati pur di rispettare il mandato dei lavoratori e con un duro
impegno, passato attraverso i precontratti e la soluzione positiva
del conflitto operaio a Melfi, è riuscito a riconquistare l'unità
con Fim e Uilm e strappare ai padroni uno dei contratti più
difficili. Gli aspetti positivi dell'ipotesi di accordo siglato con
le controparti e che ora i metalmeccanici valuteranno utilizzando lo
strumento del referendum, sono chiari a tutti i congressisti, e
Rinaldini li ha ricordati: è stato fermato il tentativo padronale di
cancellare il ruolo contrattuale delle Rsu con la pretesa di
modificare l'orario di lavoro e imporre il sabato lavorativo. Una
grande determinazione della categoria che ha messo in campo scioperi
e manifestazioni e una tenuta del gruppo dirigente hanno consentito
il raggiungimento del risultato, non entusiasmante ma positivo e
analizzato criticamente dal congresso. E segna una possibile via
d'uscita dall'accerchiamento, una inversione di tendenza.
Ora, è pensabile che lo stesso obiettivo che Federmeccanica non è
riuscita a raggiungere venga perseguito da Confindustria in un
confronto confederale finalizzato a modificare il sistema delle
regole contrattuali. La Fiom ha detto con nettezza il suo rifiuto,
non essendo per di più prioritaria la modifica del sistema delle
regole. Cosa dice la Cgil? Epifani si è limitato a parlare di patto
fiscale, condiviso da tutti, rimuovendo l'osso che le controparti
politiche e sociali e Cisl e Uil mettono sul tavolo: la
concertazione, o patto sociale, insomma lo scambio che rimanda alla
logica dei due tempi e dunque a nuovi sacrifici da parte dei
lavoratori. Rinaldini ha ricordato gli accordi di luglio del `93 che
pure lui aveva sostenuto e il fatto che - con qualche eccezione tra
i meccanici - si siano risolti in una contrazione dei salari. Ora,
dopo 13 anni di sacrifici, dentro una crisi industriale pesante,
sotto le scorribande del liberismo a livello mondiale, è possibile
parlare di patti o scambi? Per la Fiom non lo è, la Cgil esca dalle
ambiguità (termine nostro, Rinaldini è sempre attentissimo alle
parole che usa, evitando accuratamente di procedere per
semplificazioni del pensiero altrui) e dica come intende procedere
(«io non l'ho capito») e in quale considerazione tiene la pratica
della Fiom. Pratica che consentirebbe alla Cgil di confrontarsi con
maggior forza - quella data dai lavoratori, prima che dalla Fiom -
con le controparti. Non sarà, si chiede Rinaldini, che la nostra
pratica democratica e le nostre lotte andavano bene quando a milioni
scendevano in piazza in difesa dell'articolo 18, mentre oggi
costituiscono un problema? Tra parentesi: mentre la Cgil vuole
ridimensionare il peso dei meccanici, la Confindustria è nelle mani
dei padroni meccanici.
La democrazia non può valere solo per l'esterno. Il segretario della
Fiom, ribadendo la sua critica sul tipo di pluralismo postdatato
scelto da Epifani con la lettera dei 12 segretari, che ha complicato
l'andamento congressuale, ha chiesto di imboccare una strada
diversa, verso un sindacato radicalmente democratico. Sarebbe una
sconfitta per la Cgil e l'intero suo gruppo dirigente se la
conclusione del congresso confederale dovesse dire che l'unica
alternativa all'unanimismo è il ritorno ai documenti contrapposti
che bloccano o falsano il confronto sulle politiche. E' risultato
convincente l'intervento conclusivo di Rinaldini (rieletto
segretario con 142 voti, 10 contrari e 3 astenuti), che ha lavorato
a una conclusione unitaria sul documento politico. Che c'è stata -
anche una mozione di sostegno alla lotta dei cittadini della Val di
Susa ha raccolto un consenso unitario - mentre non è stato possibile
evitare - e non per volontà della maggioranza della Fiom - il voto
su liste contrapposte. A Rinaldini è andato il 72,3% dei consensi
(131 seggi al Comitato centrale), alla componente che fa riferimento
alle tesi di Epifani il 20,8% (37 seggi) e a Lavoro e società il
7,3% (13 seggi). L'intervento di Epifani non ha aiutato i suoi
sostenutori né quelli di Lavoro e società che hanno perso consensi.
Prima delle conclusioni, la mattinata di ieri è stata riempita da
una raffica di interventi di delegati e dirigenti. «Non serve il
cacciavite per aggiustare la legge 30 e la Bossi-Fini - ha detto un
operaio della Fincantieri di Ancona - ci vuole la mazza». Da Brescia
come da Napoli è rimbalzata una critica al contratto, diffusa tra i
lavoratori: gli aumenti sono riparametrati, e non uguali per tutti.
Cosicché chi si è battuto di più, gli operai di terzo livello,
prenderà meno in busta paga. Ciò impegna la Fiom a battersi per
recuperare le difficoltà con la contrattazione aziendale. Ma
l'intervento sicuramente più applaudito prima delle conclusioni di
Rinaldini è stato quello di Giorgio Cremaschi. Che è tornato con
passione ed efficacia su uno dei punti che più ha segnato il
congresso e, di converso, le tensioni con la Cgil: «Non abbiamo
governi amici». Cremaschi ha rappresentato così il modo di intendere
indipendenza e autonomia da parte della Fiom: «Se l'Unione, una
volta vinte le elezioni come speriamo tutti, non dovesse abolire la
legge 30, dovremo lottare anche contro il governo Prodi». Applausi a
scena aperta. All'accusa rivolta da più parti alla Fiom di fare
politica e occuparsi di affari non contrattuali, Cremaschi ha
risposto rivendicando con orgoglio la presenza in piazza nelle
manifestazioni contro la «guerra umanitaria» in Kosovo e a Genova,
dove lo striscione Fiom spiccava fra troppe assenze.
Ora la palla torna e Epifani e al congresso nazionale della Cgil.
|