Dott. Patrizio Caini
Il termine abduction, divenuto di uso comune tra gli addetti ai lavori per designare una peculiare variante limite di contatto o incontro ravvicinato del quarto tipo (IR4), ha origine etimologica dal verbo inglese to abduct che significa rapire e si riferisce all’apparente prelievo di soggetti umani di entrambi i generi e di età estremamente variabile ad opera di presunte entità umanoidi di natura aliena.
La problematica delle abductions costituisce senza ombra di dubbio la più scabrosa, complessa ed ingannevole tematica dell’ufologia e troppo pochi sono i ricercatori del settore che attualmente possiedono i giusti requisiti per poter investigare con rigore scientifico tale tematica ed ancora meno quelli che dispongono della chiave interpretativa che consentirà loro di decodificare il mistero che la circonda. In genere a chi mi domanda quale sia la mia opinione in merito, replico di diffidare degli ufologi che asseriscono con disarmante ed ingiustificata sicurezza che le abductions siano di matrice aliena, militare o d’Intelligence, in quanto non vi sono elementi oggettivi probanti che suffraghino tale asserzione bensì solo prove circostanziali, alcune delle quali, talvolta, estremamente significative.
L’attuale impossibilità di stabilire la reale natura delle abductions è imputabile al fatto che i presunti addotti raramente richiamano alla memoria, in stato di coscienza vigile, le esperienze vissute, in quanto, secondo recenti studi condotti da alcuni ricercatori del settore, sembrerebbe che il ricordo della finestra temporale in cui ha avuto luogo la presunta abduction venga artificialmente inibito grazie alla creazione artefattuale di una lacuna nella regione della griglia mnemonica occupata da tale ricordo. Tale lacuna verrebbe prontamente colmata da una sorta di puzzle mnemonico costituito da una costellazione di frammenti di ricordi o di interi ricordi reali, riferiti però a situazioni ed eventi occorsi in momenti diversi della vita dei presunti addotti e tra loro fusi in una illusoria sequenza cronologica in modo da creare delle solide strutture mnemomimetiche assolutamente reali e veritiere, le quali a loro volta si sovrapporrebbero alla memoria dell’esperienza del supposto rapimento. L’unico strumento investigativo che i ricercatori del settore hanno a disposizione per penetrare attraverso le strutture mnemomimetiche e sondare così i reali ricordi dell’esperienza di presunta abduction consiste nell’indurre il soggetto in un peculiare stato di coscienza alterata di natura ipnotica, detto regressione ipnotica e bypassando i falsi ricordi, nell’analizzare, stabilendone la reale natura, quelli realmente relati all’esperienza succitata. Il motivo per cui risulta estremamente complesso fornire risposte esatte a questa inquietante ed inesplicabile fenomenologia ufologica risiede nel fatto che, nonostante la regressione ipnotica costituisca a tutt’oggi l’unico strumento d’indagine relativamente efficace con cui indagare simili casi, essa non è del tutto attendibile scientificamente in quanto le informazioni ottenute grazie a tale metodica psicodiagnostica non possono rappresentare in alcun modo elementi oggettivi probanti. Sui ricordi reali del soggetto, difatti, si innestano inevitabilmente fantasie e desideri inconsci che compromettono ineluttabilmente la credibilità del resoconto testimoniale rilasciato agli inquirenti sotto regressione ipnotica. E’ altresì estremamente arduo tracciare un netto confine che separi i ricordi reali riferiti all’esperienza di presunta abduction dalle fantasie e dai desideri del soggetto, per cui i risultati ottenuti grazie all’ipnosi regressiva costituiscono nel loro complesso solo una prova indiziaria. I presupposti perché le informazioni ricavate dalla regressione ipnotica possano essere considerate e trattate come elementi non oggettivi ma probanti con valenza circostanziale consistono nella ricorrenza, in differenti casi di presunta abduction, di determinati elementi e nella similitudine dei contesti ambientali, situazionali ed esperienziali nei quali essi sono contenuti.
Il primo caso ufficiale di presunta abduction vide protagonisti, loro malgrado, i coniugi Barney e Betty Hill, il 19 Settembre 1961, tuttavia la casistica ufologica specializzata annovera alcuni misconosciuti supposti rapimenti verificatisi negli anni precedenti, quale quello occorso all’agricoltore brasiliano Antonio Villas Boas il 15 Ottobre 1957. Dopo essere stato presumibilmente prelevato da A.L.F.s (Alien Life Form: Forma di Vita Aliena) della tipologia extraterrestre dei Grigi, l’attonito contadino dichiarò di avere vissuto un’esperienza di esogamia o incontro ravvicinato del quinto tipo (IR5) con una sensuale "ragazza", probabilmente un ibrido umano-alieno, dai lunghi capelli biondi quasi bianchi, sciolti sulle spalle e con occhi azzurri molto obliqui di taglio tipicamente orientale.
Dagli studi che abbiamo condotto sulla tematica in oggetto è emersa, purtroppo, una sola certezza e cioè che i presunti addotti, di cui sia stata verificata l’onestà testimoniale e la sanità mentale mediante la somministrazione di una determinata batteria di test psicodiagnostici, hanno indubbiamente vissuto un’esperienza fisica, quindi oggettiva, che per taluni è risultata essere estremamente traumatica tanto da comprometterne definitivamente l’equilibrio psicofisico. Tale asserzione è motivata da un elemento oggettivo probante reale e da uno "virtuale": il primo consiste nella frequente comparsa di inesplicabili cicatrici o "marchi" sul corpo di un’elevata percentuale di presunti addotti ed il secondo è costituito dai microimpianti intracorporei.
La presenza di cicatrici, apodittiche formazioni connettivo-fibrose di riparazione circoscritte, tutte estremamente simili tra loro e differenziate in tipologie morfo-strutturali ben definite, induce a ritenere che i soggetti presumibilmente prelevati vengano sottoposti ad una serie di esami biomedici e/o interventi chirurgici di significato ignoto e dalla tecnologia medica estremamente sofisticata. Uno di questi "marchi", localizzato sulla gamba sinistra subito al di sotto del ginocchio e di forma sovente triangolare, sembrerebbe essere riconducibile ad una sorta di B.OM (Biopsia Osteo-Midollare) cioè di un prelievo profondo di un campione tissutale osseo e midollare. La cicatrice più ricorrente e comune consiste comunque in una depressione circolare di ridotte dimensioni, larga quanto l’unghia di un pollice, detta "a cucchiaio" mentre una terza tipologia consiste in una lesione cutanea cicatriziale diritta, di lunghezza variabile da 2 cm a 10 cm, apparentemente riconducibile ad un’incisione estremamente precisa, simile a quelle effettuate da un laser chirurgico. Vi sono infine cicatrici che si presentano come mere contusioni tra cui ve ne sono alcune, quali quelle localizzate a livello della faccia mediale delle cosce di soggetti presunti addotti di genere femminile, che presentano delle similitudini con i segni provocati da una sorta di divaricatore ginecologico. La ricorrenza della comparsa di lesioni cutanee cicatriziali in differenti soggetti presunti addotti, i quali dichiarano fermamente di non ricordarsi con quali modalità ed in quali circostanze se le sono procurate e di non essere mai stati sottoposti ad alcun intervento chirurgico, costituisce quindi un significativo elemento oggettivo probante non solo l’oggettività ma anche la traumaticità delle presunte abductions, esperienze queste indubbiamente anomale e non convenzionali che assumono apparentemente i connotati contestuali ed operativi di un prelievo forzato ad opera di presenze non definite e che, in ragione di ciò, la grande maggioranza dei ricercatori del settore interpreta e considera come effettivi rapimenti.
L’elemento oggettivo probante "virtuale" è costituito invece dai cosiddetti microimpianti ossia C.E. (Corpi Estranei) di ridotte dimensioni, variabili da 0.5-0.7 mm a 7-10 mm e di natura metallica, ceramica o polimerica, la cui presenza viene sovente suggerita dallo stesso soggetto presunto addotto impiantato sotto regressione ipnotica e successivamente confermata da esami diagnostici radiologici quali i raggi X, la T.A.C. (Tomografia Assiale Computerizzata) e l’N.M.R (Nuclear Magnetic Resonance: risonanza magnetica nucleare). La presunta esistenza dei microimpianti intracorporei potrebbe avere una duplice funzione: localizzare in ogni istante del giorno e della notte ed ovunque il soggetto presunto addotto impiantato al fine di prelevarlo ripetutamente (i cosiddetti repeaters) ed interferire con le funzioni del S.N.C. (Sistema Nervoso Centrale) e del sistema neurovegetativo, determinando così una serie di bioeffetti inclusi in un’ampia e complessa costellazione sintomatologica nota agli addetti ai lavori come Sindrome di D.I.A.N.A. (Delirio Individuale da Aggressione Notturna Aliena), sintomatologia che caratterizza entrambe le modalità di abduction (Bedroom Invaders e Teleportation). L’apparentemente contraddittoria valenza virtuale dell’elemento oggettivo probante costituito dai microimpianti è dovuta al fatto che nessuno di noi ne ha mai realmente visto o posseduto uno e nonostante vi siano alcuni studiosi che sostengono tenacemente di averli visti o addirittura di averne disposto per un limitato periodo di tempo ed altri che li ostentano, non senza una punta di sospetto orgoglio, in occasione di convegni nazionali e di simposi internazionali, tutti i tentativi da noi effettuati fino ad ora per ottenere una conferma della loro effettiva esistenza direttamente dai suddetti ricercatori sono stati vani, ergo chiunque si poni di fronte ad un fenomeno inesplicabile, quale quello rappresentato dai microimpianti intracorporei, con la ferma intenzione di studiarlo scientificamente dovrebbe dedurre che quest’ultimi appartengono solo al fantasioso mondo dell’immaginario ufologico. L’esistenza virtuale dei microimpianti potrebbe assumere connotati di reale oggettività se si riuscisse a dimostrare, paradossalmente, che tali dispositivi di T.I.M. (Tecnologia Impiantistica Miniaturizzata), anche se non esistessero, potrebbero esistere, in quanto significherebbe che la tecnologia ingegneristica grazie alla quale essi vengono realizzati e sono funzionali è attuabile, se non nel contesto strutturale e funzionale dei microimpianti stessi, in una cornice contestuale che non obblighi l’utilizzo di elementi strutturali intracorporei.
Nello studio che sto attualmente
conducendo sulla presunta T.I.M. e di cui tra qualche mese sarà
a disposizione la prima parte a beneficio di tutti i visitatori del nostro
sito web, esplicherò in linea teorica, pur sforzandomi di mantenere
un atteggiamento di sana e prudente obiettività scientifica, in
quali termini a tutt’oggi potrebbe essere possibile realizzare una tecnologia
che determini i medesimi effetti di quelli presumibilmente attribuiti alla
T.I.M., senza tuttavia la necessità di utilizzare i microimpianti.
Note
Esogamia: uno o più rapporti sessuali completi consumati tra un soggetto umano ed uno o più A.L.F.s intelligenti e di morfologia umanoide.
Bedroom Invaders: estemporanea comparsa di presunte A.L.F.s intelligenti e di morfologia umanoide nella camera da letto di soggetti umani e successivo prelievo di quest’ultimi dal proprio letto ad opera dei primi.
Teleportation:
prelievo di soggetti umani dall’abitacolo della propria vettura in movimento
o a motore spento ad opera di presunte A.L.F.s intelligenti, soggetti che,
dopo un caratteristico "missing time" (tempo mancante o vuoto temporale)
di durata temporale variabile, si ritrovano di nuovo ed inesplicabilmente
all’interno del proprio veicolo, nello stesso luogo dal quale sono stati
prelevati o in località diverse distanti decine o addirittura centinaia
di chilometri.