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Le rappresentazioni di una vita
irraggiungibile, ma non per questo qualitativamente migliore
di quella reale, colmano il vuoto di una
quotidianità banalizzata ed erosa dal lavoro coatto, dalle
code in auto, dalla malattia.
La monotonia e l’agire alienato vengono resi sopportabili
attraverso lo spettacolo e l’addomesticamento e, laddove
questi non bastino, galera e
piombo svolgono il loro antico compito.
I rapporti più intimi fra le persone sono inquinati e
mediati da questi placebo; ogni confronto, difatti, risulta ruotare
intorno ad un qualsiasi soggetto/oggetto che
si svela essere soltanto un prodotto del tornaconto
padronale.
E’ esattamente
ciò che accade per il legame fra l’uomo e quel che
rimane del suo ambiente naturale che, vissuto nella sua artificiale ed
asettica versione
“parco-giochi”, viene ridotto a luogo mercificato
del riposo e dello svago forzato.
La Terra, depredata dall’ approvvigionamento del sistema
industriale e adattata alle esigenze della produzione - circolazione
- consumo di inutili merci avvelenate ed
insanguinate dalle logiche del profitto, conquista il tragico ruolo di
utensile al servizio dell’idiozia umana.
La ricerca e l’applicazione
tecnologica non fanno altro, nella dittatura del capitale, che
perfezionare ed accelerare questi processi di sfruttamento.
Isolando
gli individui e rendendoli privi di qualsiasi
autonomia,
coadiuvata da
un capillare controllo, la tecnocrazia
intende assoggettare totalmente i ritmi e le
attività dei viventi al suo mortifero apparato.
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I testi che
vogliamo diffondere sono semplicemente una dichiarazione di non resa di
fronte ad una estrema ed apparentemente inarrestabile degradazione
delle condizioni umane ed ambientali.
Esperienze
ed analisi indirizzate a quegl’animi inquieti che ai
responsabili dei
loro bisogni e desideri negati sono riusciti a dare un volto,
ansiosi
di fargli pagare il conto.
Testi di genuina ribellione che rimangono
carta straccia per chi ha fatto della rassegnazione una pratica di vita
- o peggio per il collezionista ed il teorico di professione - ma che
possono, in mano a chi desidera più di
ogni altra cosa smettere di
sopravvivere per iniziare finalmente a vivere, toccare quei
sentimenti
che, uniti alla riflessione e alla conseguente azione, sono la linfa
della guerra che combattiamo.
L’Aspide
è parte di quella forza che crea e si alimenta di
libertà, nemico giurato dell’ordine di morte
regnante.
Genova,
Marzo 2004
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