Incontro internazionale contro il carcere e la società carceraria
Barcellona (Spagna)
23, 24 e 25 aprile 2004

Con il proposito di rilanciare una campagna di lotta, di critica e di azione contro il carcere e la società del controllo si realizzerà un Incontro internazionale a Barcellona. Questo Incontro si propone come uno spazio aperto al confronto, allo scambio d’idee, di esperienze e di critiche, con l’obiettivo di estendere l’analisi radicale non solo del sistema carcerario ma anche della società che lo produce.
Attualmente ci troviamo in un momento storico in cui le politiche di controllo sociale e di repressione nel mondo occidentale si stanno unificando. Questa unificazione non consiste solo in un coordinamento dei governi affinché la repressione sia più efficace, ma risponde ad un’ideologia e ad una visione del mondo molto determinata che pretende creare un consenso sociale basato sulla cultura della paura e creare un bisogno di sicurezza generalizzata. La società bombardata dalla propaganda mediatica si trova in uno stato di terrore costante. Terrorizzata com’è, la società si avvicina maggiormente all’ideologia del potere e diviene molto più addomesticabile accettando più facilmente tutta una serie di politiche repressive e di misure di sicurezza, istituite apparentemente per la sicurezza dei cittadini. Così, nel nome della sicurezza di tutti noi viene limitata qualsiasi forma di libertà. Una volta interiorizzato e normalizzato questo paradigma del terrore si attiva un dispositivo di autolegittimazione del sistema dominante e allo stesso tempo di criminalizzazione di qualsiasi tipo di resistenza, rifiuto o tentativo di mettere in discussione il sistema. Ciò si riflette in maniera evidente nella definizione che è stata data dalla Commissione Europea per il reato di terrorismo (articolo 3 del progetto legislativo approvato nel 2001): “reati di terrorismo sono quelli commessi intenzionalmente da un individuo o da un gruppo contro uno o più paesi, le sue istituzioni ed i suoi cittadini, con il fine di intimidirli e di alterare gravemente o di distruggere le strutture politiche, economiche, ambientali o sociali di un paese.”
Quando parliamo di società carceraria non ci riferiamo solo alla struttura materiale delle carceri, ma a tutta una serie di meccanismi e di strutture disegnate per controllare e manipolare il comportamento degli individui in un contesto sociale attraverso la punizione e la manipolazione delle volontà, dei bisogni e delle aspettative delle persone. Si crea la necessità di consumare, di una vita stabile e sicura, pertanto il bisogno di lavorare che obbliga ad avere un ritmo di vita uniforme e controllato contribuendo al controllo del tempo e dei movimenti delle persone.
Nella società carceraria ci sono differenti livelli di reclusione: c’è un primo livello di reclusione fisica che si materializza con il carcere, i centri de accoglienza temporanei, i centri di detenzione per minori, le unità psichiatriche, ecc. C’è un altro livello di reclusione fuori dalle mura fisiche del carcere: semilibertà, libertà condizionale, braccialetti elettronici, ecc. e poi c’è il carcere inteso come “controllo”: la videosorveglianza, le microspie, il controllo del movimento delle persone ed altro ancora. Per finire, il carcere nel suo aspetto più sottile è quello che incide nella mente dell’essere umano. Ovvero nell’imposizione di una struttura specifica di pensiero che condiziona la maniera in cui viene percepito il mondo, il che rende difficile o addirittura impossibile la percezione di alternative o l’immaginazione oltre queste strutture attraverso gli strumenti di normalizzazione del paradigma dominante: scuola, lavoro, controllo del tempo e dei movimenti. Ciò è visibile nella maniera in cui il linguaggio imposto dal potere manipola la percezione della realtà della gente ed al contempo esclude la possibilità nel concepire altre realtà: come il terrorismo, la violenza, la giustizia,la solidarietà, la libertà…
Consideriamo importante che in un momento del genere ci si incontri in uno spazio in cui si possano confrontare analisi e nuove strategie di lotta contro i progetti dello Stato-Capitale e si avanzi una critica più profonda del carcere e della società che la produce, cercando al tempo stesso di consolidare complicità, comunicazione e scambio.
Questo processo ci pare necessario soprattutto in un contesto com’è quello del territorio spagnolo in cui si avverte una forte esigenza di riaffrontare, rinforzare e attualizzare le passate esperienze di lotta contro il carcere, specialmente in questo momento di paralisi e di scarsa capacità di attacco che ha portato lo Stato a rafforzare le sue pratiche di vendetta e di morte verso i ribelli in carcere, e per placare e reprimere qualsiasi tentativo di offensiva e di sovversione.

Programma

Venerdì 23 aprile
Presentazione delle giornate e del progetto di creazione di una rete internazionale di comunicazione e discussione tra le diverse realtà in lotta contro la società carceraria.
Condivisione delle esperienze recenti dei diversi gruppi e individui partecipanti.
Presentazione dei nuovi progetti e proposte da discutere.
Dibattito sulle nuove leggi europee in materia di sicurezza (EuroPol, EuroJust) con la partecipazione di ENDIKA ZULUETA

Sabato 24 aprile
Dibattito sulle nuove politiche di privatizzazione delle carceri in Europa: lo sfruttamento in prigione e il fenomeno della prigione-impresa con la partecipazione di MARK BARNSLEY (collettivo contro la schiavitù carceraria)
18h: manifestazione internazionale per la libertà dei prigionieri

Domenica 25 aprile
Discussioni
Temi proposti:
- nuove misure di sicurezza
- nuove politiche carcerarie
- come estendere la lotta anticarceraria
- l’importanza di creare una rete di comunicazione sul territorio spagnolo.