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Prigione a domicilio

Florence Raynal

Le Monde diplomatique, luglio 1998

Un braccialetto elettronico per vuotare le prigioni. Questo è il principio definitivamente adottato dal parlamento francese l'11 dicembre scorso. Potranno così essere messe sotto sorveglianza elettronica le persone condannate a un massimo di un anno di carcere oppure che non hanno più di un anno da scontare. Questa disposizione dovrebbe egualmente essere applicata come provvedimento di verifica alla concessione della libertà condizionale. Condizioni: non allontanarsi più di 45 metri dal proprio domicilio, dove un apparecchio sarà collegato a una linea telefonica. In caso di assenza, questo avvertirà il computer centrale di controllo dell'amministrazione penitenziaria.
Ma fin d'ora il braccialetto suscita polemiche. Pierre Tournier, ricercatore del Centro di studi e ricerche sociologiche sul diritto e gli istituti penali (Cesdip) afferma: "Il braccialetto può essere uno strumento efficace di lotta contro l'inflazione carceraria solo se serve a ridurre il tempo di detenzione. Potrebbe facilitare, in certi casi, la concessione di libertà condizionali o permettere di sviluppare un modello di semi-libertà a domicilio. Secondo me, il braccialetto deve essere una misura tecnica supplementare nel quadro di una gestione diversa".
Ma certi magistrati sono molto più scettici. Jean-Louis Chaux, primo giudice di esecuzione delle pene, sottolinea che "l'efficacia di questa pena sembra relativa, poiché al di fuori delle ore di controllo a domicilio, il condannato sarà libero di fare ciò che vuole". Alain Fajer, capo-servizio al comitato di verifica di Parigi, solleva un'altra questione: "Il provvedimento sarà senza dubbio bene accolto dai detenuti e permetterà di non desocializzare la gente. Ma quel che ci preoccupa è la logica di controllo. Cosa succederà se la persona esce dalla sua zona? Dovremo correrle dietro per riprenderla?".
Il sistema, destinato a far diminuire il numero dei carcerati, rappresenterà una seria economia per l'amministrazione penitenziaria. Ma già alcuni intravvedono la possibilità di un rafforzamento delle discriminazioni sociali. Christian Peyrache, membro del Sindacato della magistratura, chiede: "Chi potrà esserne interessato? Non tutti hanno una casa e un telefono funzionante. E ancor meno dopo anni di carcere! Questo provvedimento meccanico, senza nessuna logica educativa, non è per caso rivolto a un profilo molto particolare di persone che si vogliono separare dalle altre?" La questione delle generalizzazione del controllo sociale viene posta da Patrick Marest e dall'Osservatorio internazionale delle prigioni: "Temiamo che il braccialetto non si sostituisca a pene carcerarie ma venga usato a complemento di altre sanzioni, come il lavoro di interesse generale. E poi, per i carcerati a fine pena, un rientro a casa con il braccialetto rischia di non andare troppo d'accordo con un progetto di reinserimento...".