29 Maggio 1999
Stasera 4 gruppi al TNT occupato
Via Sedile di Porto 1
Napoli
in
concerto contro tutte le carceri.
Fuori i delinquenti dalle galere
Ogni stato per rendere più longeva la sua esistenza
ed ottenere consenso ha sempre dovuto diffondere nella società
paura, odio, diffidenza.
Paura di quello che attenta alla vita di un altro,
di colui che, con la violenza o meno, s'appropria di un bene che ritenevamo
"per sempre nostro" .
Odio e diffidenza verso una serie di soggetti
ritenuti "anormali", "devianti" , "pericolosi"
per l'incolumità delle persone.
Tali sentimenti, il più delle volte tramandati
diffusi e propagandati come segreti orribili da tenere nascosti dalla
cultura dominante (dal saggio di criminologia al romanzo giallo al serial
killer cinematografico) hanno prodotto nel corso degli anni una serie
di strutture e di apparati organizzati per il controllo e la difesa del
territorio per il controllo del corpo e della mente e il disciplinamento
di tutti coloro che si opponevano alla legge, al lavoro sottopagato alla
coscrizione militare, agli espropri e alle gabelle statali, alle regole
ed ai valori imposti da una classe su tutte le altre.
Chi
si poneva fuori alle leggi veniva punito rieducato e reinserito in quella
stessa società che prima l'aveva escluso, imprigionato, individuato
come "delinquente".
Tale percorso avviene tutt'oggi in tutti
quei luoghi che fondano la loro esistenza sulla terapia e sulla disciplina
da applicare all'individuo ritenuto "non idoneo" alla vita sociale.
Il luogo deputato alla punizione del "delinquente" è,
come si sa, il carcere che sin dalla nascita è stato un laboratorio
del controlllo sociale e una fabbrica di modelli da emulare o condannare
secondo esigenze di vario tipo che vivono e circolano nel mondo esterno.
Con il carcere ogni uomo, ogni donna, diviene oggetto di studio, protagonista
di un testo accademico, cavia di un esperimento di organizzazione sociale,
fondata sul controllo continuo ed invisibile di ogni gesto di ogni parola,
di ogni movimento, che devono essere valutati ed esaminati.
La struttura
carceraria che mira all'annientamento ed all'alienazione della personalità
di ogni donna ed uomo si autoriproduce come meccanismo impersonale nel
continuo fallimento del "reinserimento" e nel gioco di rimandi
e riflessi con la società che nel frattempo produce sempre nuovi
discorsi e definizioni di normalità e pericolosità: la società
delimita al suo interno i confini della legalità e li restringe
o amplia secondo le necessità della classe dominante; il carcere
riceve tali impulsi e li reinvia rielaborati e testati praticamente alla
società stessa.
Lo stato utilizza il carcere, la caserma, la
fabbrica, la clinica psichiatrica, la scuola ... come strumenti repressivi
ma soprattutto come sensori disseminati sul terrritorio per diffondere,
da un lato, tecniche di dominio e di sorveglianza dall'altro acquisisce
dati per informazioni statistiche, umori, sentimenti, valutazioni che
vengono incanalati ed utilizzati dalla mediazione politica e burocratica.
La rete telematica le nuove tecnologie digitali
tendono oggi a rendere obsoleto ed antieconomico il carcere. Sono alti
i costi della gestione burocratica e militare di luoghi sovraffollati
e a volte incontrollabili. Da più parti si dice che il carcere
va abolito, ma solo perché la sua logica di controllo capillare
e molecolare sia esportata all'esterno, nelle città, nei luoghi
dove il tempo "libero" sottratto alla fabbrica o al luogo di
lavoro deve essere egualmente sottratto alle attività spontanee
e non gerarchiche e allo stesso tempo, essere colonizzato da organizzazioni
di vario genere: dalle associazioni di volontariato alle comunità
teritoriali o ai circoli ricreativi di realtà virtuale e comunicazione
in rete. Il nuovo tessuto di apparati, strutture, istituzioni, associazioni
che le democrazie moderne producono costituiscono l'entità concreta,
viva e dinamica che chiamiamo stato e proiettano la sua logica poliziesco-militare
nella coscienza e nella vita collettiva.
Per chi detiene
il potere politico ed economico il "pericolo" si cela dovunque
e dovunque uno stato efficiente, sia esso democratico o dittatoriale,
deve identificare, rendere innocuo, neutralizzare, normalizzare tale pericolo.
Per lo stato ogni cittadino è di volta in volta un fedele secondino
o un potenziale criminale, un "affidabile" o un "deviante".
Noi rifiutiamo tale logica e riteniamo stati, governi, carceri, controllo
militare e culturale della società strettamente connessi: l'uno
crea l'altro, e non può farne a meno. Noi invece sì, anzi,
pensiamo che le nostre vite potrebbero essere molto migliori se cominciassimo
a distruggere qualsiasi apparato o struttura che produce logiche di dominio
e di controllo: dal carcere alle caserme. Tali istituzioni non possono
essere riformate, perché il meccanismo stesso che mettono in atto
fa in modo che la loro funzione sembri necessaria ed indispensabile per
la sicurezza ed il benessere di tutti.
La serata di oggi per noi rappresenta non solo
un primo tentativo di riflessione e di comunicazione riguardo ad un argomento
ancora "imprigionato" in schemi mentali ostili ad ogni trasformazione
reale dell'esistente, dall'altro un gesto di solidarietà concreto
verso una parte di quelli che non hanno accettato il monopolio della forza
e dalla violenza che ogni stato esercita per perpetuare la propria esistenza
e il proprio dominio. L'incasso della serata andrà infatti alla
biblioteca di solidarietà che si occupa della distribuzione in
carcere di libri, di materiale informativo indirizzi e denaro a favore
di coloro che speriamo grazie anche ad iniziative del genere possano allontanare
da sé per un momento la sfiducia, la solitudine e la paura che
ogni sovrano vorrebbe sempre scorgere negli occhi dei suoi sudditi.
Contro
la città dell'ordine
Contro ogni galera
Contro ogni governo ed ogni
stato
Fonte: ricevuto e diffuso in rete da zorrykid@hotmail.com il
29 maggio 1999 sulla lista movimento di http://www.ecn.org.