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Clandestini, rivolta in via Corelli

Corriere della Sera, 30 maggio 2004

Scontri nel centro di permanenza: feriti 3 agenti. Gli immigrati in attesa di espulsione hanno devastato tavoli e bagni. Diciannove stranieri arrestati. Il prefetto: nessun allarme. Code davanti alla questura per il rinnovo dei permessi di soggiorno. La rivolta dei clandestini nel centro di permanenza temporanea in via Corelli si chiude con 19 arresti e 3 agenti di polizia feriti. Le scene: fughe sui tetti, vetri rotti, sedie e tavolini sfasciati, rubinetti e finestre divelti. La contestazione, uno sciopero della fame proclamato da tempo e poi degenerato, è stata organizzata da un gruppo di nordafricani per dire «basta alle espulsioni facili». Mezz'ora di forte tensione, poco prima delle 20. Per 15 degli arrestati, il magistrato di turno ha chiesto la convalida dell'arresto. Le accuse: resistenza aggravata a pubblico ufficiale e danneggiamento. Gli scontri di via Corelli sono però solo la parte più evidente della situazione di forte disagio che gli immigrati vivono attualmente a Milano. Code fin dall'alba davanti ai commissariati e all' ufficio immigrazione. Stesse attese davanti agli uffici comunali in via Larga. Permessi in scadenza e impossibilità di tornare a casa in attesa del rinnovo. Commissariati e ufficio immigrazione della questura sono al collasso senza averne responsabilità, per mancanza di personale e mezzi. «La protesta ha coinvolto molte persone - dice il prefetto Bruno Ferrante - e per questo l'episodio va seguito con estrema scrupolosità. La situazione però è sotto controllo».

Tensione e scontri nel centro per i clandestini. Lo sciopero della fame contro le «espulsioni facili» è degenerato. Devastati tavoli e bagni. Code in questura per i permessi.

Una protesta annunciata. Terminata con un bilancio pesante: 19 arresti, tre agenti lievemente feriti, vetri rotti, sedie e tavolini sfasciati, reclusi in fuga sui tetti, rubinetti e finestre danneggiati. È il risultato della rivolta di alcuni nordafricani nel centro di permanenza temporanea di via
Corelli: una serata di scontri per dire «basta alle espulsioni facili». La contestazione dei nordafricani contro la legge Bossi-Fini ha tentato di coinvolgere anche gli altri ospiti in uno sciopero della fame proclamato da tempo. Ma la rivolta in via Corelli, avvenuta l'altra sera poco prima delle 20, è solo la punta di un iceberg nel panorama dell'immigrazione a Milano. Proprio in questi giorni, infatti, migliaia di extracomunitari sono costretti a ore di coda davanti ai commissariati e all'ufficio immigrazione della questura. Tutti in fila, fin dall'alba, per il rinnovo dei permessi di soggiorno. Stesso tormentone davanti al Comune, in via Larga, dove gli stranieri stanno andando numerosi per chiedere il certificato di «idoneità alloggiativa», necessario per ottenere il ricongiungimento familiare. «Nel centro di accoglienza temporanea - spiega il commissario provinciale della Croce Rossa, Alberto Bruno - è successo quello che era stato annunciato. Gli immigrati avrebbero rifiutato il cibo per protestare contro la legge Bossi-Fini. Poi, la situazione è degenerata, il nostro personale di assistenza ha lasciato i settori ed è intervenuta la forza pubblica». Oltre mezz'ora di forte tensione: in manette sono finite 19 persone, tra tunisini, egiziani, marocchini e libici. Il magistrato di turno, Claudio Gittardi, ha chiesto la convalida d'arresto per 15 di loro, accusati di resistenza aggravata a pubblico ufficiale e danneggiamento. E la libertà per gli altri quattro, contro i quali pende un decreto di espulsione. Sul fronte dei permessi di soggiorno, invece, anche quest'anno si ripetono i disagi. Per il rinnovo a Milano e provincia gli stranieri sono costretti ad aspettare fino a dieci mesi. Dopo averne attesi almeno altri tre per fare accettare la pratica agli sportelli. E per gli stranieri si prospetta così un'altra estate da «prigionieri» in Italia. Infatti i tagliandini (la ricevuta rilasciata dalla polizia per il rinnovo del permesso) non sono validi per andare all'estero, per l'accesso ai servizi pubblici e per cambiare lavoro. Tutti diritti negati dai lunghi tempi di attesa. Ma commissariati e ufficio immigrazione della questura, spiegano i funzionari, sono al collasso senza averne responsabilità: il personale assunto con contratto interinale per la regolarizzazione dopo l'ultima sanatoria è ormai già a casa mentre gli organici dei poliziotti sono insufficienti. E le code in via Larga? «Sono dovute a una novità - spiega Gabriele Messina, responsabile immigrazione dei Ds -. Per il certificato di idoneità alloggiativa, viene richiesta l'autorizzazione del padrone di casa per ospitare un parente. Ma un contratto di locazione regolare dovrebbe bastare per invitare un familiare: è la polizia che deve essere informata dell'ospitalità e non il Comune.

Via Corelli, rivolta contro la Bossi-Fini

Giorgio Salvetti

il manifesto, 31 maggio 2004

Il Cpt di Milano La rabbia degli stranieri esplode all'ora di cena: rifiutano il cibo, rovesciano tavoli, rompono vetri. Interviene la polizia. Quindici arresti e diversi feriti.

Rifiutano la cena e protestano contro la legge Bossi-Fini. Sale la tensione e la Croce Rossa che gestisce il centro milanese di detenzione per stranieri di via Corelli lascia il campo alle forze dell'ordine. Si rompono vetri, infissi e tavolini, uno straniero salito sul tetto cade, si sloga una caviglia e viene portato all'ospedale San Raffaele, tre agenti rimangono lievemente contusi e 19 immigrati vengono arrestati. Quattro sono rilasciati subito, probabilmente espulsi, gli altri vengono trasportati da via Corelli a San Vittore, uno strano percorso all'inverso perché se è consuetudine che i detenuti stranieri dal carcere vengono trasferiti nel cpt, quasi mai avviene il contrario. E' quanto sarebbe successo venerdì sera nel centro di detenzione milanese ma come sempre è difficilissimo ottenere informazioni esaustive su ciò che accade davvero dietro quei cancelli, specie in un caso come questo. Dimostrazione una volta di più che la mancanza di trasparenza è parte integrante dei metodi di repressione e di sospensione del diritto dei centri di detenzione.

I diciannove nordafricani hanno protestato contro la legge Bossi-Fini. «Una protesta annunciata - ha dichiarato il commissario provinciale della Croce Rossa, Alberto Bruno - gli immigrati avevano detto che avrebbero rifiutato il cibo. Poi la situazione è degenerata, il nostro personale di assistenza al centro ha lasciato i settori ed è intervenuta la forza pubblica». La protesta sarebbe durata mezz'ora e si sarebbe estesa dal cortile in alcune camerate con lancio di suppellettili, rotture di porte e finestre. Un bosniaco che in via Corelli condivide la stanza con altri cinque slavi, contattato al telefono, non ha molta voglia di raccontare, tiene solo a specificare che loro non c'entrano e non si fa fatica a capire che ha già abbastanza guai: «Appena ho visto il caos ci siamo chiusi in camera, ho sentito che si spaccavano dei vetri ma non siamo stati noi, poi anche nella nostra stanza è arrivata la polizia, è entrata ha controllato e se n'è andata, in quella a fianco adesso c'è un casino e non c'è più nessuno».

In via Corelli giovedì notte sono stati rinchiusi anche 19 trans dopo una retata annunciata, non hanno visto cosa è successo perché sono in un altro settore, ma la loro testimonianza fa capire che protestare là dentro contro la Bossi-Fini vuol dire anche solo rifiutarsi di mangiare cibo scadente. «Ci danno sempre una pasta schifosa». Le condizioni di vivibilità all'interno del centro infatti non sono un segreto per nessuno. Meno di un mese fa un delegazione dell'Osservatorio su via Corelli era riuscita a entrare e aveva riscontrato come sempre lo stato pessimo della struttura con poco più di un centinaio di stranieri costretti a vivere in scatoloni di cemento con piccoli balconi visitati dai topi. Molti non sanno perché sono là dentro, per loro è difficilissimo entrare in contatto con un avvocato, vivono al limite della sopportazione, piuttosto che restare due mesi in via Corelli c'è chi preferirebbe essere espulso subito ma spesso non ci sono neanche i mezzi per organizzare i viaggi coatti.

I quindici arresti di venerdì notte sono stati convalidati dal pm Claudio Glittardi e gli stranieri detenuti a San Vittore saranno interrogati domani dal gip Beatrice Secchi. Sono accusati di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, danneggiamento e lesioni per una protesta che gli inquirenti hanno definito «violenta».

Ma sarà difficile sapere com'è andata davvero. «Cercheremo di entrare e di chiedere agli stranieri - spiega Emanuele Patti dell'Osservatorio su via Corelli - chiederemo chiarimenti a questura, prefettura e Croce Rossa, poi confronteremo le diverse versioni. Un lavoro lungo tanto più che le procedure di accesso per gli operatori sono molto complicate. Almeno in carcere può entrare la stampa, in via Corelli invece l'accesso è vietato».